Non è colpa dei bambini | Recensione di Angela Dogliotti

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Daniele Novara, Non è colpa dei bambini. Perché la scuola sta rinunciando a educare i nostri figli e come dobbiamo rimediare. Subito, BUR, Milano 2017, pp. 208, € 14,00

«Curare con l’educazione» potrebbe anche essere il titolo di questo libro di Daniele Novara, pubblicato tempo fa (2017), ma tuttora attuale. Il libro, infatti, mette in discussione il «modello diagnostico», come potrebbe essere definito l’approccio che, attraverso lo screening a tappeto, punta ad affrontare ogni problema relazionale o di apprendimento con la medicalizzazione del bambino.

Ciò ha portato a delegare a specialisti (logopedisti, neuropsichiatri, terapeuti…) la soluzione di problemi che in molti casi potrebbero essere affrontati in modo efficace da famiglia e scuola attraverso un chiaro e adeguato impegno educativo.

È necessario dunque valorizzare, da un lato, il ruolo di genitori e insegnanti, sostenendoli nelle loro competenze e ridando loro fiducia nelle proprie capacità educative e, dall’altro, nelle infinite risorse dell’infanzia e nelle potenzialità di adattamento, di recupero e di crescita sana di cui essa è dotata.

Nei primi capitoli del testo l’autore si sofferma perciò soprattutto sulla descrizione della situazione attuale, documentando l’esplosione dei servizi di certificazione pubblici e privati, mentre nella seconda parte propone buone pratiche educative nei diversi contesti familiari e scolastici.

Dal consolidato lavoro di consulenza con i genitori, egli ricava sei principi fondamentali dei basilari educativi:

  1. mantenere la giusta distanza educativa in relazione all’età dei figli;
  2. la facilitazione delle autonomie;
  3. la coesione genitoriale;
  4. le regole educative;
  5. i blocchi educativi a carattere emotivo;
  6. i blocchi educativi a carattere genealogico

alternando la presentazione e l’argomentazione con il racconto di casi ed esperienze esemplificative.

Un capitolo è dedicato alla riflessione sulla scuola italiana oggi, nella quale ravvisa tre limiti: il sistema di reclutamento dei docenti, che non valuta le competenze tecniche necessarie per gestire l’apprendimento; una didattica arretrata e poco aggiornata rispetto alle acquisizioni scientifiche sull’apprendimento; un sistema valutativo inadeguato, basato sulla logica della risposta esatta anziché su una valutazione evolutiva centrata sul percorso di apprendimento.

Il testo si chiude con un epilogo che è «un omaggio alla straordinaria irriducibilità infantile, alla magia di un’età che, nella sua peculiarità rispetto a ogni altra, getta le basi perché quella adulta possa sviluppare tutte le sue risorse. E un invito ai miei lettori perché mantengano sempre uno sguardo benevolo e riconoscente verso tutti i nostri bambini e ragazzi».