Cinema – Pinocchio, di Matteo Garrone | Recensione di Enrico Peyretti

Pinocchio. Regia di Matteo Garrone. Con Federico Ielapi, Roberto Benigni, Gigi Proietti, Rocco Papaleo, Massimo Ceccherini. Genere Fantastico – Italia, Gran Bretagna, Francia, 2019, durata 125 minuti. Uscita cinema giovedì 19 dicembre 2019, distribuito da 01 Distribution. 

L’idea gli viene incontro: trova un legno animato, dentro cui batte un cuore. È Geppetto che gli sveglia l’anima silenziosa, e ottiene di farsi chiamare: Babbo! È Geppetto che lo riconosce: «Mi è nato un figliolo!», grida in tutto il paese.

Il protagonista è Geppetto. Il tempo di scena di Pinocchio è più lungo, ma tutta la sua avventura parte e ritorna a Geppetto. E’ bravissimo il bambino, ma Geppetto è il centro della storia. Geppetto è povero in canna, ma ha il dono dell’idea: fare un burattino, il più bello di tutti i burattini che ha visto, che divertono la gente.

Dopo la prima disavventura, implorato, gli rifà i piedi, e quello scappa via per il mondo. «L’ho perso, ma lo ritrovo!». La storia è fedele a quella che conosciamo, ed è l’etica realistica, onesta, della bontà umana (la fatina) senza bisogno di religione, è una pedagogia (che sa irridere e criticare seccamente anche la scuola, quasi a giustificare Lucignolo) collocata nella società campagnola dell’ottocento; un’etica che viene da una cultura laica, emancipata senza rancore dalla tutela clericale, e pure un’etica che smaschera il potere ottuso della legge, raffigurata da uno scimmione sordo, che ragiona a casaccio. Rispetto del legno, che è la natura vegetale, e rispetto degli animali, i somarelli ingannati e venduti, usati e soppressi, come pelle per tamburo, come tonno sott’olio. Infine, nella pancia del pescecane, Geppetto si è rassegnato, ma ora è Pinocchio che decide: «Io ce la farò». Sa che si può sorprendere il mostro, quando dorme. Tutto è simbolo potente, quasi biblico. Ha dato il coraggio anche al vecchio tonno, Pinocchio, e lo commuove baciandolo. 

Tra le pecore innocenti, Pinocchio si sveglia bambino, perché ha imparato a lavorare, e questa volta la corsa nell’immenso prato è tutta verso Geppetto. Benigni ci dà l’antica storia di sempre sui giovani, in balia dei balocchi e degli assassini, eppure illuminati dal desiderio, e salvati da una presenza materna, sempre magica, generati e attesi dall’antica buona sapienza dei poveri, dei padri. Benigni crede nella bontà-bellezza. 

Ci commuove nel condurci per mano, legnosi, smarriti, desiderosi, come siamo oggi, vecchi e giovani, forse gli stessi che ci ritroviamo insieme, di nuovo, nelle piazze della vita comune.

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