Contro il nuovo razzismo

Enrico Peyretti

Le pietre non ebbero bisogno di gridare, quando la folla esultante gridava pace, osanna e lode – col disappunto dei farisei – al profeta umile che veniva su un asinello (Luca 19, 37-40; cfr. Zaccaria 9,9). Quando poi la folla mutevole ha gridato «crucifige!» e il Giusto è stato inchiodato al patibolo e trafitto, la terra intera ha tremato e le rocce si sono squarciate.

Ora Alex Zanotelli chiede che gli amanti sinceri della giustizia gridino, contro il nuovo razzismo, e grida lui stesso, prima che la terra gridi, come già gridò nel bere il sangue di Abele.

L’appello è rivolto a credenti e laici. L’invasione l’abbiamo fatta noi colonialisti, nei paesi da cui ora vengono i profughi. «Le chiese devono diventare luoghi di rifugio»[1], e avrebbero dovuto smarcarsi prima dal razzismo della Lega. Zanotelli parla soprattutto dell’Africa, che conosce bene, per lunga esperienza, e come sempre fornisce dati e numeri precisi. Mentre la beneficenza per il nero lontano ci faceva sentire buoni, il «nero a km zero» manifesta il nostro razzismo latente, che i molti cinesi o altri bianchi tra noi non fanno reagire. Col governo giallo-nero il razzismo verbale è stato sdoganato. Alla politica razzista va opposta obiezione di coscienza, disobbedienza civile. Zanotelli non teme l’accusa di fare politica, con questo appello. Papa Francesco a Lesbo ha parlato di «bancarotta dell’umanità».

L’Autore elenca 25 fatti di cronaca italiana a carattere razzista, anche violento, e una decina di simili comportamenti istituzionali, per cui parla di «un razzismo diffuso avallato da un razzismo di Stato». La disumanizzazione dell’Europa si è dimostrata negli accordi anti-migranti con Turchia, Libia, in Italia col Migrant compact di Renzi, su cui non si è neppure sentito il Parlamento. «Salvini ha solo portato a compimento il lavoro iniziato da Minniti» (p. 39). L’Europa ha concepito solo crescita economica illimitata e monetaria, né una Costituzione né una politica umana. Diseguaglianze enormi, globalizzazione senza regole né scopi umani, generano confusione e rabbia nei popoli, usate dai demagoghi, in un pericoloso clima da anni Trenta.

La Chiesa in Italia qualcosa ha fatto, ma poteva fare ben di più. In Europa orientale è prevalso un cattolicesimo medievale, nazionalista, chiuso in una religione rituale: il rosario come un muro  sui confini polacchi, e cose simili.

«Nessuno fermerà i poveri», dimostra con dati attuali e storici Zanotelli. O inclusione o rifiuto: ma con quali effetti? L’informazione volgare semina paura e disprezzo. Nel rione Sanità di Napoli, dove Zanotelli vive, tutte le case sono sintonizzate sulle tv Mediaset. La scuola non educa a ragionare con la propria testa, ma si riduce, anche con la politica della sinistra, a diploma per una mansione: funzionale, non formativa.

Certamente, l’accoglienza insincera diventa anche un affare, e sfruttamento dei migranti nelle campagne, vero schiavismo, e nella prostituzione. La crisi è di umanità e di civiltà.

Concludendo la prima parte del libro, l’Autore osserva che «l’opinione pubblica è infastidita da chi rappresenta un’autorità, di qualsiasi tipo». La caduta dell’autorità dipende, secondo lui, sia dal popolo – il principio democratico degenerato in saccenteria universale e populismo volgare, alimentato dai demagoghi – sia da chi incarna l’autorità, senza essere all’altezza della vocazione e della responsabilità: politici, intellettuali, docenti, anche preti. «La colpa è anche nostra».

«Una lunga storia di sopraffazione», che nessuno ricorda, è quella del colonialismo europeo sull’Africa, preceduto dallo schiavismo – che ha instillato negli africani «un  profondo rifiuto di se stessi» – e seguito dal neocolonialismo. «Noi italiani ed europei non capiamo quanto è stata devastante per le popolazioni africane la nostra presenza».

L’accumulazione originaria del capitale, all’inizio dell’era industriale in Inghilterra, viene dalla tratta degli schiavi africani, dal 1500 al 1800. E per decine di pagine Zanotelli riassume questa lunga storia fino all’Africa di oggi: la Ue, con l’accaparramento di terre (land grabbing) e l’imposizione di accordi di partenariato (Ape), strangola e affama l’Africa, che vive al 70% di agricoltura. Sempre più africani impoveriti verranno sulle nostre coste. Italia ed Europa portano via ricchezza dall’Africa, non l’aiutano. E passa in rassegna molti paesi: Repubblica Centrafricana, Ciad e Mali, Congo, Niger, Nigeria, Etiopia ed Eritrea, Somalia, Libia, Sudan e Sud Sudan.

Per ogni Paese un quadro drammatico: guerre, povertà, terrorismo «religioso», malattie, crisi ambientali, sfruttamento del lavoro anche minorile per 3-4 dollari al giorno, ricchezze minerarie uniche al mondo prelevate da «signori della guerra» e dalle multinazionali, depauperamento conseguente, speranza di vita sui 50 anni. I governi locali non sono sempre innocenti di queste iniquità. «L’uranio del Niger illumina una lampadina su tre in Francia, mentre in Niger l’80% della popolazione non ha accesso alla corrente elettrica».

Buona notizia la pace tra Etiopia ed Eritrea nel luglio 2018, ma si vedano i seri problemi interni nei due Paesi, con interferenze gravi italiane di parte berlusconiana e leghista. La Somalia è in testa all’indice di corruzione: si legga come vi influì la cooperazione italiana negli anni di Craxi: «Che fine hanno fatto i 1500 miliardi della cooperazione in Somalia?» è scritto su un quaderno di Ilaria Alpi, ivi uccisa nel 1994. In Libia, la Francia per proteggere la Total e l’Italia per l’Eni, hanno ridotto il Paese allo sfascio, in mano ai clan violenti.

Dei 65 milioni di rifugiati nel mondo, l’86% è ospitato nei paesi poveri. Solo il 14% nell’Occidente ricco e sviluppato. L’Europa «civile» oppone paura, ostilità, discriminazione. Il 16 agosto 1893, a Aigues-Mortes, in Francia, in un clima di xenofobia – ci tolgono lavoro, portano malattie, sono accoltellatori, minacciano l’identità francese – ci fu un massacro,  causato da false notizie, di immigrati italiani, operai nella salina?: ufficialmente ?8 morti, probabilmente 17. L’abbé Mauger, et la boulangère Adelaïde nascosero i migranti, gli italiani, e li difesero dalla furia della folla. C’è sempre qualcuno che dice no: occorre anche oggi, qui da noi. 


[1] A p. 53 credo giusta una correzione: a quanto ci risulta la parrocchia di Clavière ha “ospitato” profughi fin quando lo spazio è stato sgomberato dalle forze dell’ordine su richiesta del parroco e i rifugiati sono stati accolti da un istituto salesiano.

Riflessioni a partire dal libro di Alex Zanotelli, Prima che gridino le pietre. Manifesto contro il nuovo razzismo, Chiarelettere, 2018, pp. 150, € 15,00

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