Perché non possiamo aspettare | Non proprio una recensione di Cinzia Picchioni

Martin Luther King, Perché non possiamo aspettare, Piano B, Prato 2016, pp. 184, € 14,00

Il libro è una raccolta di scritti di Martin Luther King, in cui il traduttore – Antonio Tozzi – in una nota ci informa che «Nel raccontare i fatti e per riferirsi alle persone di colore, Martin Luther King usa sempre il termine inglese Negro, maiuscolo», p. 7.

I 9 racconti sono datati gennaio 1964, 1963 (tra cui la Lettera dal carcere di Birmingham, firmata «Vostro nella causa della Pace e della Fratellanza, Martin Luther King, Jr.»), ma anche 1960.

Il bellissimo titolo della raccolta è ben spiegato nella Quarta di copertina, da cui traggo queste parole:

«Forse per coloro che non hanno mai sentito i pungenti dardi della segregazione, è facile dire: “Aspetta”. Ma quando hai visto folle malvagie linciare tua madre e tuo padre e annegare le tue sorelle e i tuoi fratelli per capriccio; quando hai visto poliziotti pieni d’odio maledire, prendere a calci e perfino uccidere le tue sorelle e i tuoi fratelli di pelle nera; quando improvvisamente ti si contorce la lingua e la tua parola si fa esitante, mentre cerchi di spiegare a tua figlia di sei anni la ragione per cui lei non può andare nel parco dei pubblici divertimenti – solo allora si capisce la ragione per cui abbiamo difficoltà ad aspettare.

Arriva un momento in cui il calice della sopportazione è colmo, e gli uomini non sono più disposti ad affogare nell’abisso della disperazione. Io spero, signori, che voi possiate capire la nostra legittima e inevitabile impazienza».

Se ora anche voi siete impazienti di leggere le altre parole di Martin Luther King, il libro è disponibile presso la Biblioteca del Centro Studi Sereno Regis di Torino.

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