Il sessantotto sequestrato. Cecoslovacchia, Polonia, Jugoslavia e dintorni | Segnalazione redazionale

Guido Crainz, Il sessantotto sequestrato. Cecoslovacchia, Polonia, Jugoslavia e dintorni, Donzelli, Roma 2018, pp. 200, € 19,50

Il sottotitolo suggerisce che questo libro non tratta tutto il ’68 (scritto così nel risguardo, invece nel titolo è «per esteso»). E ancor più la fascetta rossa che racchiude la copertina riporta una frase esplicativa del «carattere» del libro: «Dopo cinquant’anni, le lotte e i fermenti d’oltre cortina che non avevamo capito».

All’interno si trova una raccolta di saggi, scritti da Anna Bravo, Wlodek Goldkorn, Nicole Janigro e Pavel Kolá?, oltre naturalmente all’autore, Guido Crainz.

Poi troviamo anche documenti di chi c’era: intellettuali e studenti «di allora, con le successive testimonianze di personalità come Ji?í Pelikán, Adam Michnik, Zygmunt Bauman».

Proprio di quest’ultimo è il contributo Contestazione a Varsavia (p. 114), in cui spicca un’evocativa frase tratta da un volantino studentesco: «Capitolazione non significa sconfitta. Un uomo nuovo nasce in ogni momento»; e Bauman (1925-2017) conclude: «Malgrado gli sforzi della censura e i manganelli della polizia […] il lungo lavaggio del cervello e [le] calunnie, non è mancato […] il contributo del popolo polacco agli sforzi […] per portare la civiltà a un più alto grado di sviluppo. Bisogna per questo rendere onore ai giovani, coraggiosi protagonisti delle lotte studentesche in Polonia».

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