Guardate pure il vostro cielo e la vostra terra, perché non sono più vostri

“Per me l’intera Jordan Valley è una zona militare delimitata”, Netenyahu 2001


foto 2 report

 

Arriviamo al villaggio dopo qualche ora, nel bel mezzo di una zona desolata. Siamo a Makhul, nel cuore della Jordan Valley.

Una volta scesi, ci chiedono: “Che cosa vedete?”.

La domanda ci è apparsa all’inizio un po’ strana, visto che di fronte a noi c’era solo una piccola baracca con annesso per gli animali. Ci guardiamo meglio attorno: sulle colline intorno a noi 3 insediamenti israeliani, 3 basi militari (di cui una sopra le nostre teste), un traliccio dell’elettricità e delle tubature d’acqua.

Questa zona che noi vediamo è circondata, e per questo oggetto continuo di violenze ed espropri a noi inimmaginabili: solo nel 2014 l’autorità israeliana ha distrutto il villaggio per ben 3 volte, e solo 3 giorni fa ha ricevuto l’ordine di esproprio.

Il tentativo di far valere la loro grave condizione affidandosi al diritto non ha ottenuto nessun risultato: il caso portato di fronte all’Alta Corte di Gerusalemme è caduto in prescrizione. Mentre i villaggi stanno lottando per ripresentare una nuova causa, l’attuale ostruzionismo della Corte fa sì che i militari possano attuare il loro piano di repressione.

Una condizione talmente grave che ha portato alla migrazione di molte delle famiglie che vi abitavano, riducendo il villaggio a sole 5 famiglie che resistono contro l’espropriazione con le poche risorse rimaste.

La violenza vissuta quotidianamente da questa popolazione ricade tristemente anche sulla vita e sul futuro dei bambini: la scuola limitrofa ai vari villaggi è stata distrutta e l’unica possibilità di studiare è quella di raggiungere la scuola che dista 25 km. Questo vuol dire che per garantire il diritto all’istruzione dei bambini la comunità è costretta a spendere 300.000 skl all’anno solo di trasporti.

E vi ricordate quel traliccio dell’elettricità e le tubature dell’acqua?

Ebbene, nel villaggio non c’è né acqua né elettricità. Eppure passano proprio sotto i loro occhi. La situazione è talmente paradossale che tali risorse vitali vanno direttamente alla base militare situata sopra le loro teste, senza che loro ne possano beneficiare, mentre per avere l’acqua sono costretti ad acquistarla a 25 skl a mq3, a cui si aggiungono le spese del trasporto.

Questa piccola comunità, dunque, diventa specchio della condizione di occupazione che l’intera Jordan Valley vive. Un luogo in cui il 95% del territorio è interdetto ai palestinesi, il 50% è occupato dagli insediamenti illegali e il 45% è stato destinato alla costruzione di basi militari, zone militarizzate e riserve naturali. Sono, infatti, più di 20 le basi militari sparse in tutta la Valle, ma in realtà tutta la zona è un enorme campo di addestramento. Gli effetti sono visibili e sotto gli occhi di tutti: distruzione delle coltivazioni palestinesi, esproprio delle risorse naturali, emigrazioni delle famiglie e un numero sempre maggiore di agricoltori e pastori feriti durante gli addestramenti, fino a un non precisato numero di mine e munizioni inesplose che rendono la terra un tempo destinata alle coltivazioni, un immenso campo di esercitazione a cielo aperto.


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