Cinema | Il tuo ultimo sguardo | Recensione di Enrico Peyretti

Il tuo ultimo sguardo. Regia di Sean Penn. Un film con Javier Bardem, Charlize Theron, Adèle Exarchopoulos, Jared Harris, Jean Reno. Titolo originale: The Last Face. Genere Drammatico – USA, 2016, durata 130 minuti

L’ultimo film (“Il tuo ultimo sguardo”, Usa 2017) di Sean Penn, regista dai toni forti, è drammatico, duro. È una storia d’amore con una sua bellezza, ora dolce, ora a spigoli taglienti, dentro un quadro di atroci vicende delle guerre centro-africane recenti e in corso, rese con immagini spietate.

C’è un fondo autobiografico, sia nell’impegno personale del regista in altre emergenze umanitarie, sia nella vicenda umana tra i due. Il contrasto totale amore-guerra, vivere-uccidere, si riflette nella dialettica tra la violenza scatenata e le organizzazioni umanitarie (i due protagonisti sono entrambi “medici senza frontiere”) e istituzioni internazionali per i diritti umani, come pure tra la cura appassionata ed estrema dei singoli feriti dalla guerra – donne, bambini, corpi lacerati – e l’impotenza complessiva degli interventi umanitari. Impotenza – chiede una voce – o pace realizzata nella singola vita salvata?

Ma l’enfasi e l’esibizionismo delle crudezze fa apparire la narrazione del dramma (come dice il recensore Cerofolini) «più retorica che partecipe». È difficile raccontare la guerra, tanto più raccontarla per immagini. Il demonio, il male personificato, o lo dipingi orribile, oppure, per paura di guardarlo, ne fai una figura evanescente. Del male attivo, fatto da noi volontari, o da noi come mezzi disponibili, parliamo o poco o troppo. Guardare la Gorgone ci pietrifica, bisogna girare lo sguardo. La violenza – scrive Simone Weil – «pietrifica diversamente, ma ugualmente, le anime di quelli che la subiscono e di quelli che la usano. Tale proprietà tocca il più alto grado in mezzo alle armi». Le battaglie si decidono tra uomini «caduti al livello della materia inerte che non è che passività (…). È questo il segreto ultimo della guerra». Quale impressionante attualità, in queste parole. Quanta delicatezza critica merita chi osa guardare e far vedere la violenza mortifera.

Alla fine del film corre una domanda tra i due amanti: «Ci sarà un noi senza guerre di mezzo?». È la grande domanda, che riguarda tutti i rapporti umani. La violenza sottile non è meno mortifera di quella grossolana. Il nome del demonio è Divisore.

0 commenti

Lascia un Commento

Vuoi partecipare alla discussione?
Sentitevi liberi di contribuire!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.