Poco meno degli angeli. Lettere sull’eguaglianza dei sessi | Recensione di Enrico Peyretti


cop_poco-meno-degli-angeli_copertinaSarah M. Grimké, Poco meno degli angeli. Lettere sull’eguaglianza dei sessi, (a cura di Thomas Casadei), Castelvecchi, Bologna 2016, pp. 128, € 14,50

Alle origini del femminismo cristiano moderno

Una bella documentazione sul primo femminismo cristiano nell’Ottocento si trova in questa raccolta di lettere di Sarah M. Grimké (Carolina del Sud,1792-Boston,1873), impegnata per l’abolizione della schiavitù (anche come scelta personale fin dall’infanzia), per i diritti politici e la parola in pubblico delle donne, sia nelle chiese sia nelle riunioni politiche. Sarah e la sorella Angelina scrissero, viaggiarono (parlarono in città e villaggi a pubblici «promiscui», fino a 40mila persone!), animarono questi movimenti. Il titolo della raccolta è un verso del Salmo 8, riferito ugualmente all’uomo come alla donna. Nel 1820 Sarah aderì alla Società degli Amici, i quaccheri, ma poi polemizzò con Joseph John Gurney, contrario al diritto di parola in pubblico delle donne, e stette col gruppo dissidente di Elias Hicks, favorevole all’eguaglianza anche nelle istanze decisionali 1.

Le lettere qui raccolte e curate da allievi di Pier Cesare Bori, che promosse questa ricerca, riguardano l’eguaglianza originaria della donna nella creazione (dimostrazione teologica dell’eguaglianza tra i sessi), la relazione sociale tra i sessi (la dignità della donna è distrutta dal fatto che essa è avvicinata dall’uomo in quanto femmina), l’intelligenza della donna, l’abbigliamento delle donne, l’incapacità giuridica delle donne, la relazione tra marito e moglie («La parola “marito” nella maggior parte dei paesi è sinonimo di “tiranno”»), il ministero delle donne («Se è dovere dell’uomo predicare le insondabili ricchezze di Cristo, è anche dovere della donna»), l’eguale colpa dell’uomo e della donna nella Caduta.

L’Autrice si impegna seriamente (pur senza conoscere l’ebraico e il greco), acutamente, e anche vivacemente, sui testi biblici più critici e più abusati contro le donne, con una ermeneutica alternativa a quella più diffusa. Raccoglie le obiezioni usuali e replica con forza. Discute decisamente i costumi sociali del suo tempo, discriminanti verso le donne: esse potevano vedere il loro nome su una pubblicazione solo due volte nella vita, il giorno del matrimonio e il giorno del funerale.

«Mi rallegro che [nelle chiese] noi siamo state le oppresse, piuttosto che gli oppressori» (p. 87). Cita Adam Clarke quando ricorda con esecrazione che rabbi Eliezer diceva: «Possano le parole della legge essere bruciate, piuttosto che siano pronunciate dalle donne». Sarah cita, tra tanti testi, la profezia di Gioele: «I vostri figli e le vostre figlie profeteranno []», che sarebbe vana se le donne non avessero il dono e il dovere di edificare, esortare, consolare.


1Si vede in internet che la figura di Sarah Grimké è nota, ma in lingua italiana non esistono monografie su di lei, salvo una parziale traduzione delle lettere in A. Rossi-Doria (a cura di), La libertà delle donne, Rosenberg & Sellier, Torino 1990.


Sarah M. Grimké

(Charleston, 1792 – Hyde Park, 1873) Cresciuta nelle piantagioni della Carolina del Sud, di proprietà del padre, sviluppò fin dalla tenera età un sentimento di radicale avversione a ogni forma di schiavitù e discriminazione. Nel 1829, si unì alla comunità quacchera di Philadelphia, in seguito raggiunta dall’amata sorella Angelina. Nel corso degli anni, Sarah si rese protagonista della battaglia per l’abolizione della schiavitù e l’eguaglianza dei sessi, impegnandosi anche nell’insegnamento scolastico. Sul finire della Guerra Civile, si schierò con la causa unionista, che le permise di vedere realizzato il sogno abolizionista.

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