Primo Mazzolari, Della tolleranza; La Via Crucis del povero | Recensione di Cinzia Picchioni


cop_mazzolari_tolleranzaPrimo Mazzolari, Della tolleranza, EDB, Bologna 2013, pp. 142, € 11,00
Id., La Via Crucis del povero, EDB, Bologna 2012, pp. 196, € 15,00

«Non si nasce tolleranti, ma lo si diventa, per scelta.
Per sforzo interiore […].
La regola di riferimento […] è la regola d’oro:
Non fate agli altri ciò che non volete sia fatto a voi;
fate agli altri ciò che volete si fatto a voi», p. 13

Questa è una recensione «affiancata», di due libri del medesimo autore perché fanno parte di una specie di «collana»: gli scritti di don Primo Mazzolari (1890-1959), cappellano militare ai tempi della prima guerra mondiale e poi parroco in piccoli paesi della campagna mantovana. «I suoi scritti e le sue predicazioni lo imposto all’attenzione pubblica, ma attirarono su di lui anche molte misure disciplinari della gerarchia. Don Primo si sforzò di vivere e di proporre il vangelo nella sua integralità, anticipando molte acquisizioni del concilio Vaticano II» (dalla IV di copertina di entrambi i libri).

Traggo dalle pp. 5 e 7 dell’Introduzione a Della tolleranza alcune righe significative:

«Mentre i carboni della guerra sono ancora incandescenti, don Primo Mazzolari scive di getto queste pagine sulla tolleranza. Il libro è concluso nel marzo 1945. È frutto dei mesi di clandestinità, consumatisi dall’agosto 1944 all’aprile 1945 […]. Don Primo soffre l’impotenza nella parola e nell’azione […]. Costretto in esilio, si rifugia nella forza del pensiero. Scrive, Prega. Medita e riempie fogli. […] I quaderni manoscritti sulla tolleranza sono già pronti il 1° aprile 1945. Eppure non conoscono la luce della pubblicazione fino al 1960 […]. Perché 15 anni di attesa sotto le ceneri? […] Certamente, col passare degli anni, i problemi per Mazzolari, più che diradarsi, si andavano intensificandosi. Con la fondazione di Adesso (1949)* e il succedersi delle incomprensioni con la gerarchia ecclesiastica non c’erano le condizioni adatte perché fosse accettato un testo sulla tolleranza. Sarebbe stato, con ogni probabilità, preso di mira e dichiarato inopportuno. […] Un copione già visto nell’esistenza di don Primo. […]A noi il dono di riprendere in mano, dopo oltre mezzo secolo, pagine dense, ricolme di vangelo e di vita»

Queste invece sono parole prese «qua e là» nell’Introduzione al volume La Via crucis del povero, la cui prima edizione risale al 1939:

«[…] chi le rilegge oggi rimane stupito che la pure occhiuta censura fascista – che in quegli stessi anni aveva decretato l’ostracismo a non poche opere mazzolariane – abbia lasciato passare senza batter ciglio queste pagine […] forse non comprese nel loro significato di critica radicale a ogni “ordine costituito”, e ancor più al presunto “ordine” fascista […]. Commentando l’VIII stazione, Mazzolari stigmatizzava la manipolazione di un popolo “intruppato, costretto a marciare e a gridare” […] che a volte si accontenta […] di “una citazione, un distintivo, un bracciale, un’uniforme”. […] Come non intravedere, sullo sfondo di queste pagine, il volto del fascismo?» «La Via crucis del povero è a un tempo un esame di coscienza personale e sociale […] un testo […] che interpella la vita pubblica e insieme la vita privata: alla fine di questa lettura, nulla può essere come prima […] il Cristo povero rappresenta una ineludibile sollecitazione a interrogarsi sullo scandalo della povertà e sulla responsabilità che ciascuno ha, ne abbia o meno consapevolezza, in questa tragica continuazione del dramma del Calvario per altre vie e con altri volti».

E a questo proposito non perdiamoci la lettura, da p. 55, del paragrafo Il di più è dei poveri, con le parole dirette di don Primo, come queste: «Chi spreca per non dare è un criminale furbo».

* la rivista è presente, catalogata e rilegata (1949-1959) presso l’emeroteca del Centro Studi Sereno Regis, via Garibaldi 13, 10122 Torino, tel. 011 532824

Orario: lun., merc.,ven. 10-16; mar, giov. 12,30-18,30

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