“Chi ha fatto salire l’asino sul minareto, lo faccia scendere ” – Marinella Correggia

Siria. Intervista a padre George Abu Khazen, vicario apostolico di Aleppo: «Come si combatte l’Isis?»

Padre George Abu Khazen, libanese, è vicario aposto­lico dall’anno scorso di Aleppo, la straor­di­na­ria e sto­rica città per le sue vesti­gia cul­tu­rali, ora deva­stata dalla guerra civile in corso. Il vica­rio vive nella città siriana dal 2004. Lo abbiamo incon­trato a Roma.

Il pre­si­dente degli Stati uniti Barack Obama ha costruito un’«alleanza con­tro il calif­fato» che com­prende oltre a vari paesi della Nato, le petro­mo­nar­chie arabe. L’idea è bom­bar­dare anche la Siria…cosa ne pensa?
Nei paesi arabi c’è un pro­ver­bio: «Chi è riu­scito a far salire l’asino sul mina­reto, saprà anche come farlo scen­dere». Ebbene, chi lo ha fatto salire? In fondo lo ha detto la stessa Hil­lary Clin­ton: «Adesso com­bat­tiamo quel che abbiamo creato».

Per fer­mare l’Isis e gli altri ter­ro­ri­sti, biso­gna prima di tutto imporre ad Ara­bia Sau­dita, Qatar, Tur­chia e anche Usa di tagliare qua­lun­que rifor­ni­mento o finan­zia­mento agli assas­sini, anche quelli per vie tra­verse come è suc­cesso in Siria con il soste­gno alle varie bande armate. E poi chi com­pra a buon mer­cato il petro­lio ven­duto da que­sti taglia­gole? Io sono con il Santo padre, che ha detto di fer­marli, non di bom­bar­dare paesi. Abbiamo visto che gli inter­venti di guerra degli ame­ri­cani e dei loro alleati non sono mai andati a buon fine, in pas­sato, pro­vo­cando solo distru­zione e morte…Pensiamo all’Iraq, e alla Libia.

La con­vi­venza in Siria è finita?
In Siria con­vi­vono da secoli tanti gruppi reli­giosi. E tanti popoli: que­sto paese, ora ber­sa­gliato dalla guerra e dalle san­zioni eco­no­mi­che, in pas­sato ha accolto cen­ti­naia di migliaia di ira­cheni, pale­sti­nesi, liba­nesi, suda­nesi. E, sot­to­li­neo, non ha mai creato dei campi pro­fu­ghi fatti di tende, come adesso nei paesi cir­co­stanti, nei quali sono fug­giti tanti siriani. L’Isis, ma anche al Nusra e altri gruppi minac­ciano o ucci­dono chi non accetta il loro set­ta­ri­smo. Noi lo diciamo da anni ma non ci hanno ascol­tati; adesso tutto il Medio Oriente è a rischio, soprat­tutto se crol­lasse l’istituzione sta­tale in Siria.

Com’è la situa­zione ad Aleppo?
È tra­gica. Come in tutto il paese. Dopo que­sti anni di guerra, adesso l’avanzata dell’Isis in Iraq e anche verso Aleppo ter­ro­rizza ulte­rior­mente la popo­la­zione. Il 60% dei cri­stiani della città (erano circa 200mila) è andato via, se pos­si­bile all’estero. Sono rima­sti i poveri…Nei quar­tieri abi­tati in pre­va­lenza da cri­stiani ci si sente asse­diati, anche se un po’ più al sicuro per­ché sono con­trol­lati dall’esercito nazio­nale. A lungo i gruppi armati anti­go­ver­na­tivi – ai quali si mesco­lano anche delin­quenti comuni — hanno cir­con­dato buona parte di Aleppo.

Man­cava tutto, pane, frutta, acqua, com­bu­sti­bile. Adesso c’è un pas­sag­gio per far entrare l’essenziale. Ma la vita è molto dif­fi­cile. Anche tutte le fab­bri­che sono distrutte, sac­cheg­giate. Non si lavora…solo chi è nella pub­blica ammi­ni­stra­zione o i pen­sio­nati hanno ancora una fonte di red­dito. Quanto agli ospe­dali, fun­zio­nano ma ai minimi ter­mini, e tanti medici sono andati via. Chi è rima­sto fa un ser­vi­zio enorme.

Cosa fanno i reli­giosi cri­stiani ad Aleppo?
Innan­zi­tutto va detto che per­fino fra i reli­giosi stra­nieri – donne e uomini — non se ne è andato nes­suno; abbiamo sul posto afri­cani, lati­noa­me­ri­cani, europei…Siamo attivi nell’assistenza uma­ni­ta­ria e nel con­forto. Cer­chiamo anche di ripri­sti­nare i ser­vizi; quando hanno fatto sal­tare l’acquedotto ho fatto sca­vare un pozzo, l’acqua era a 152 metri…un po’ tor­bida, ma che gioia.

Le mense delle suore di madre Teresa, delle fran­ce­scane, dei fra­telli mari­sti, dei gesuiti funzionano per tutti, cri­stiani e musul­mani. Un’organizzazione cari­ta­te­vole musul­mana che dà allog­gio ad anziani e disa­bili si è tro­vata ad un certo momento in piena zona di bat­ta­glia; si sono spo­stati da noi, nella casa chia­mata «Gesù ope­raio». È così in tanti posti. Que­sto aiu­terà la ricon­ci­lia­zione, se e quando la guerra finirà. Se dall’esterno smet­te­ranno di sostenerla.

12.9.2014, il manifesto

http://ilmanifesto.info/chi-ha-fatto-salire-lasino-sul-minareto-lo-faccia-scendere/

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