23 cose che non ti hanno detto sul capitalismo – Recensione di Nanni Salio

cop 23 cose che non ti hanno detto sul capitalismoHa-Joon Chang, 23 cose che non ti hanno detto sul capitalismo, Il Saggiatore, Milano 2012, pp. 276, 15 euro

Sulla grande crisi sistemica è stato già detto di tutto, e continuano a essere pubblicati studi e libri che tentano di spiegare cosa è successo e perché. Che cosa aggiungere di nuovo che non sia già stato detto? Ha-Joon Chang, di origine coreana, è un economista eterodosso consulente i Nazioni Unite e Banca Mondiale.

Sin dalle prime pagine sostiene che “fondamentalmente, questa catastrofe è stata causata dall’ideologia del libero mercato, che dagli anni ottanta domina il mondo.” (p. 11) Precisa anche che “questo libro non è un manifesto anticapitalista” (p.13), ma è una critica serrata al capitalismo neoliberista.

L’autore ha il pregio di scrivere con chiarezza, incisività, senza inutili tecnicismi e con un pizzico di ironia, che rende più scorrevole e piacevole la lettura. Consiglia anche sette diversi modi di leggere le sue 23 critiche al capitalismo, a seconda della domanda che ci sta più a cuore e dalla quale intendiamo partire. Al primo punto egli ci dice in modo lapidario che “il libero mercato non esiste”, contrariamente a quanto sentiamo ripetere da un gran numero di politici, economisti, giornalisti che imperversano ogni giorno senza riuscire a trovare una via d’uscita dal pantano in cui ci troviamo. Non di mercato si dovrebbe parlare, ma di “mercanti”, che oggi si chiamano “speculatori finanziari”, quella classe dello 0,01% di super-ricchi he Paul Kugman ritiene costituita da “plutocrati sociopatici” (“I plutocrati si sentono perseguitati”, http://znetitaly.altervista.org/art/12486 ).

Ma poi seguono altre affermazioni “scandalose”, come: “le aziende non vanno gestite nell’interesse degli azionisti”; “la lavatrice ha cambiato la vita più di internet”; “ una buona politica economica non ha bisogno di bravi economisti” e alcune tesi che di tanto in tanto affiorano anche nel dibattito corrente: “i manager americani (e non solo, nda) sono pagati troppo” e “rendere i ricchi ancora più ricchi non rende tutti più ricchi”.

Ha-Joon Chang conclude dicendo che “l’arduo compito che dobbiamo affrontare è ricostruire completamente l’economia mondiale” e suggerisce alcune soluzioni di relativo buon senso, senza tuttavia affrontare una delle cause profonde che ha contribuito allo scatenarsi della crisi e rende quanto mai difficile uscirne: la dimensione energetica-ecologica-climatica. E’ quanto invece ci ricordano molti altri autori a partire da una critica serrata alla moda della “sosteniblablabla” (si veda tra i tanti: Jorgen Randers, 2052. Scenari globali per i prossimi quarant’anni. Rapporto al Club di Roma, Edizioni Ambiente, Milano 2013) con la quale le elite al potere tentano ancora una volta di aggirare i problemi trattando gran parte delle persone come ingenue e sprovvedute.

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