Un ricordo di Domenico Sereno Regis

domenico-sereno-regisUn ricordo di Domenico Sereno Regis, nella prospettiva capitiniana nonviolenta della compresenza dei morti e dei viventi
venerdì 22 gennaio 2010 –  ore 17,30
Sala Gandhi – Centro Studi Sereno Regis – via Garibaldi, 13 – Torino

Ci ritroveremo con amici e amiche del Centro Sereno Regis per riflettere sulla continuità del nostro impegno per costruire una cultura e una società nonviolente.

“Ho sofferto acutamente nel vedere, proprio al centro della mia attenzione, che c’è chi è colpito dalla realtà com’è ora: l’ammalato, l’esaurito, lo stolto, il morto, e mi sono messo in rapporto – attraverso il tu a quell’infelice – con una realtà che non lo escluda e lo tenga unito con altri esseri che sono nati (realtà di tutti), e lo renda uguale e lo compensi sviluppandosi anche lui infinitamente nella cooperazione ai valori, come chi è sano, vigoroso, vivente (Compresenza).

Questa apertura alla compresenza si può chiamare religiosa, se “religione” è vivere un rapporto (che sia fondamentale nel proprio svolgersi) con “altri”. E l’apertura religiosa è pratica, perchè la realtà della compresenza non la posso conoscere scientificamente come le parti della realtà attuale, ma la posso vivere mediante impegni in atto nel tu-tutti che le rivolgo”. (Aldo Capitini)

La compresenza l’ha spiegata bene Aldo Capitini. E’ un’idea che nel mondo rurale ho riconosciuto in molte forme. Un esempio: un anziano priore mi aveva raccontato che nell’oratorio di Borgo Fornari, alle spalle di Genova, il 2 novembre alle due del mattino, si faceva l’appello completo dei confratelli, prima i vivi e poi i morti, a partire dalla fondazione dell’oratorio avvenuta nei primi anni del 1500. Chi era chiamato diceva “presente” e qualcuno prestava la sua voce a chi non ce l’aveva più . L’appello poteva durare alcune ore e ogni anno, dalla fondazione dell’oratorio fino a quell’anno, erano sempre stati tutti “presenti”. Così è stato fino agli anni ’40.

(Massimo Angelini, AAM Terra Nuova, novembre 2009.)

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