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Alberto Mario Banti racconta Wonderland con immagini e parole

martedì 19 dicembre | ore 18.00

| Ingresso libero

Presentazione del libro Wonderland. La cultura di massa da Walt Disney ai Pink Floyd di e con Alberto Mario Banti, Collana Cultura storica. Laterza, Roma-Bari 2017. Prezzo € 29,00, ISBN 9788858129210, pagine 624

Memphis, Tennessee. Centro-sud degli USA. Fine estate del 1953. Un giovane diciottenne si presenta negli uffici della Sun Records, una piccola etichetta discografica indipendente. Il ragazzo, presentandosi alla segretaria, chiede se per caso qualcuno ha bisogno di un cantante. «A chi somigli?». «A nessuno», replica lui. Dopo un po’ di attesa, il giovanotto registra i suoi pezzi. Il direttore della Sun Records non ne resta impressionato, ma la segretaria prende egualmente nota del suo nome: Elvis Presley.

L’opera

C’era una volta Wonderland, una terra di racconti meravigliosi, narrati con i più potenti mezzi di comunicazione a un pubblico sempre più numeroso e sempre desideroso di ascoltarli: le parole dei romanzi e delle trasmissioni radio, le figure dei fumetti, le immagini del cinema o della televisione, i suoni delle hit del momento offrivano divertimento, brivido, sollievo, consolazione, proiettando il pubblico nel passato, nel futuro, nel mito o in selezionate declinazioni della contemporaneità. Questo mondo si è sviluppato in tutta la sua potenza negli Stati Uniti del XX secolo, trasformando l’industria culturale in uno dei più efficaci strumenti del soft power americano, capace di costruire una vera e propria ideologia.

La prima parte del libro compie una vasta ricognizione sulla cultura di massa e sul suo ricchissimo immaginario simbolico e politico dagli anni Trenta fino a oggi: il cinema (da Via col vento a Il mago di Oz, da Gli uomini preferiscono le bionde sino a Il laureato, Easy Rider e Inception); i fumetti (da Tarzan e Dick Tracy ai supereroi di vecchia e nuova generazione); la popular music (da Frank Sinatra a Elvis Presley, passando per Bob Dylan, i Beatles, i Rolling Stones, i Pink Floyd, sino a Madonna); la cultura visiva (da Jackson Pollock ad Andy Warhol); la radio e la televisione (dalle soap opera alle sitcom, fino alle più recenti serie tv come Il Trono di Spade); il teatro musicale e il musical (da Fred Astaire e Ginger Rogers a HairThe Rocky Horror Picture Show).

Ma c’è anche chi non si accontenta delle consolazioni etico-narrative dell’area mainstream della popular culture e vuole forme espressive che diano voce alla propria profonda inquietudine: gli afroamericani, per esempio, i ragazzi e le ragazze alle prese con le difficoltà del diventare grandi e quelli delle subculture giovanili, i militanti per i diritti civili, gli attivisti dei movimenti studenteschi. Tutti costoro vogliono altro. Tra la metà degli anni Cinquanta e la metà degli anni Settanta nasce così una vera e propria cultura alternativa, al centro della quale campeggia la musica rock. Per le dimensioni del fenomeno è la controcultura di massa, che imprime un segno fondamentale alle storie e alle sensibilità che la abitano. Bisogna capire questa storia, se se ne vogliono comprendere le eredità che tutt’oggi solcano l’immaginario dell’Occidente contemporaneo. A essa è dedicata la seconda parte del libro.

Il brano

«Il plot essenziale che domina nella cultura mainstream non è un’invenzione dei produttori, degli sceneggiatori o dei registi di Hollywood, ma costituisce una delle modalità narrative più a lungo presenti nella tradizione letteraria dell’Occidente: un giovane vuole una ragazza (o viceversa), ma il compimento del loro desiderio è impedito da un ostacolo (l’opposizione di un familiare, un equivoco, una incomprensione tra i due che nasconde in realtà una forte attrazione), finché alla fine, l’impedimento viene superato, gli antagonisti sbaragliati, l’equivoco dissipato e i due cuori innamorati possono finalmente “vivere per sempre felici e contenti”. Walt Disney dà un contributo determinante al consolidamento dello schema, con un lavoro fondamentale come Snow White and the Seven Dwarfs (Biancaneve e i sette nani, 1937) che trasferisce la storia di una contrastata felicità affettiva nel mondo al tempo stesso profondo e infantile delle favole animate. Le commedie romantiche in senso proprio, o i cartoni animati e i musical che raccontano storie di innamoramento, hanno un andamento tra i più formalmente standardizzati in tutto l’universo della cultura mainstream: l’amore romantico è l’ingrediente assolutamente necessario; inoltre, l’obiettivo dell’innamoramento è uno e uno solo: la fondazione di un nucleo matrimoniale ordinato e felice, giacché il nucleo familiare (la ‘home’ come famiglia) è considerato il nucleo essenziale dell’intera comunità (la ‘home’ come patria).»


Alberto Mario Banti insegna Storia contemporanea all’Università di Pisa. Tra le sue pubblicazioni più rilevanti, La nazione del Risorgimento (Torino 2000) e L’onore della nazione (Torino 2005). Per Laterza, tra l’altro: Il Risorgimento italiano (2004); L’età contemporanea. Dalle rivoluzioni settecentesche all’imperialismo (2009); L’età contemporanea. Dalla Grande Guerra a oggi (2009); Le questioni dell’età contemporanea (2010); Nel nome dell’Italia. Il Risorgimento nelle testimonianze, nei documenti e nelle immagini (a cura di, 2010); Sublime madre nostra. La nazione italiana dal Risorgimento al fascismo (2011); Atlante culturale del Risorgimento (a cura di, con A. Chiavistelli, L. Mannori e M. Meriggi, 2011); Eros e virtù. Aristocratiche e borghesi da Watteau a Manet (2016).

Dettagli

Data:
martedì 19 dicembre
Ora:
18.00
Prezzo:
Ingresso libero
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