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80 ANNI FA LE LEGGI RAZZIALI. Voci di oppressi e oppressori

sabato 20 ottobre | ore 17.00 - 19.00

| Ingresso libero

In occasione dell’ottantesimo anniversario della promulgazione delle leggi razziali un percorso di letture e immagini che mette a confronto le impietose disposizioni dei testi legislativi e le testimonianze di donne e uomini ebrei che patirono quella persecuzione negli anni tra il 1938 e il 1945.

Le letture saranno interpretate da alcuni componenti del gruppo di lettura Leggistorie (Walter Cassani, Anisia Gallo, Roberta La Monica, Mirco Tosches, Sabrina Verderone).

Per informazioni. Tel.: 011532824, mail: [email protected]


L’incontro fa parte del programma di eventi del progetto integrato del Polo del ‘900 “1938-2018. A 80 anni dalle leggi razziali” coordinato dal Museo Diffuso della Resistenza

     


Come noto, il 27 gennaio è la data che è stata scelta per la ricorrenza internazionale del Giorno della Memoria, a ricordo del 27 gennaio 1945, quando le truppe sovietiche varcarono i cancelli del lager di Auschwitz. Nello specifico contesto delle responsabilità italiane però la memoria nazionale della persecuzione antiebraica e il dovere di conservarla dovrebbero legarsi innanzitutto agli avvenimenti del 1938, anno nel quale videro la luce le leggi razziali e l’insorgere di un clima di ostilità nei confronti degli ebrei, in gran parte fomentato dalla propaganda antisemita dei mezzi di informazione.

Il documento noto come Manifesto della razza, scritto da Guido Landra su appunti di Mussolini e sottoscritto da dieci docenti universitari,rappresenta forse il momento più significativo ed emblematico di questa lugubre temperie culturale che andava formandosi; apparso per la prima volta il 14 luglio su «Il Giornale d’Italia» venne ripreso nei giorni seguenti da altri giornali e riviste.

I primi provvedimenti legislativi veri e propri apparvero all’inizio di settembre. Il decreto legge del 5 settembre, Provvedimenti per la difesa della razza nella scuola italiana, impedì ai ragazzi ebrei la frequentazione della scuola pubblica, quello del 7 dello stesso mese, Provvedimenti nei confronti degli ebrei stranieri, sancì per questi ultimi l’impossibilità di prendere dimora in Italia e tolse la cittadinanza a quanti l’avevano ottenuta negli anni successivi al 1919. A ottobre la Dichiarazione sulla razzadel Gran Consiglio del Fascismo portò altri provvedimenti discriminatori nei confronti della popolazione ebraica.

Il 17 novembre del 1938 un decreto legge intitolato Provvedimenti per la difesa della razza italiana diede una prima sistematizzazione alle disposizioni del Gran Consiglio e ai decreti legge apparsi nei mesi precedenti.

Così ebbe inizio la prima fase della persecuzione razziale, quella che portò alla perdita dei diritti civili della popolazione ebraica, con restrizioni minori per una parte di ebrei che agli occhi del regime possedevano particolari benemerenze (nuclei familiari con un componente caduto in guerra o iscritto al Pnf prima del 1923 o nel secondo semestre del 1924, ecc.). Uno degli effetti indotti da questo «regime di segregazione», come lo definì Primo Levi, fu l’emigrazione di migliaia di ebrei italiani (circa 6.000) negli anni tra il 1938 e il 1941. Lo scoppio della guerra arrestò questo processo migratorio, ma inasprì ulteriormente le loro condizioni di vita sotto il regime, perché divennero un facile capro espiatorio per gli esiti deludenti del conflitto, ne seguì l’accusa di disfattismo e un aggravarsi degli episodi di violenza nei loro confronti.

L’armistizio dell’8 settembre 1943 segnò il passaggio alla seconda fase della persecuzione razziale, quella che trascinò l’Italia nelle devastazioni della Shoah e portò alla morte migliaia di ebrei italiani, braccati, catturati e deportati nei lager nazisti. Il rastrellamento del ghetto di Roma, il 16 ottobre del 1943, fu la prima grande retata compiuta dai nazifascisti sul territorio italiano, a questa numerose altre, di diverse dimensioni, fecero seguito durante i mesi successivi. Le conseguenze furono la morte, secondo la stima più attendibile, di circa 7.000 ebrei (italiani o stranieri presenti sul territorio italiano).

Nel reading preparato dal Centro Sereno Regis si cercherà di ripercorrere nel modo più essenziale e diretto possibile la memoria di questi funesti eventi che hanno segnato la recente storia d’Italia, vale a dire alternando le voci degli oppressori a quelle degli oppressi, ascoltando il «punto di vista» dei perseguitati posti di fronte alle azioni dei persecutori. Alla lettura del Manifesto della razzae di alcuni brani dei testi legislativi nei quali vennero formulate le disposizioni discriminatorie faranno da contraltare le testimonianze, tratte da lettere e diari, delle vittime colpite in un primo tempo dalla segregazione politico-civile e poi dalla minaccia di morte. Le letture proveranno dunque ad illustrare alcuni degli snodi cruciali della persecuzione razziale subita dagli ebrei italiani durante gli anni tra il 1938 e il 1945, dalle iniziali avvisaglie di un clima antisemita che stava montando nel Paese, al progressivo carico di sofferenze portato dalle leggi razziali, sino ai rastrellamenti finalizzati alla deportazione eseguiti dai nazisti con l’attiva e determinante collaborazione dei fascisti italiani; lo storico Enzo Collotti nel suo libro Il fascismo e gli ebrei scrive infatti: «senza la collaborazione delle autorità politiche e di polizia della Rsi la deportazione degli ebrei dall’Italia verso i campi di sterminio non sarebbe stata assolutamente possibile».

 

Dettagli

Data:
sabato 20 ottobre
Ora:
17.00 - 19.00
Prezzo:
Ingresso libero
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Organizzatore

Centro Studi Sereno Regis
Telefono:
+39011532824
Email:
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Sito web:
serenoregis.org

Luogo

sala Poli
via Garibaldi, 13
Torino, 10122
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