Azioni giudiziarie contro le vendite di armi | Elena Camino

Granelli di sabbia negli ingranaggi del potere

In occasione della seconda edizione del Festival della Nonviolenza e della Resistenza Civile, iniziata il 3 ottobre scorso presso il Centro Studi Sereno Regis, è stata portata la testimonianza di una lunga e impegnativa serie di iniziative nonviolente che da tempo vedono coinvolto il Collettivo Autonomo dei Portuali di Genova. Il loro portavoce, José Nivoi, ha illustrato con chiarezza ed efficacia l’impegno che ha animato questo gruppo a opporsi al traffico marittimo di armi destinate ad alimentare la guerra in Yemen, che da cinque anni  continua a fare tante vittime civili, a causare fame e disperazione.

E’ incoraggiante quindi sapere che anche in altre città portuali avvengono analoghe proteste, e che tali  manifestazioni possono formare reti e coinvolgere le istituzioni, come sta avvenendo in Belgio. Il 14 settembre alcune organizzazioni belghe per la pace e per i diritti umani hanno avviato una procedura presso il Consiglio di Stato chiedendo la sospensione di tutti i permessi che attualmente consentono alle compagnie di esportare armi all’Arabia Saudita. Queste organizzazioni (CoordinationNationale d’Action pour la Paixet laDémocratie (CNAPD), la LiguedesDroitsHumains (LDH) e l’associazione Vredesactie affiliata alla WRI) sono sostenute dalla sede belga di Amnesty International.

In agosto 2020 questa coalizione aveva ottenuto una sospensione temporanea di alcune commesse riguardanti in particolare la vendita di armi alla Guardia Nazionale dell’Arabia Saudita. Altre licenze di vendita erano state invece autorizzate in quanto il Consiglio di Stato aveva ritenuto che le armi in questione (per armi vendute da FN Herstal e CMI Defense, inclusi veicoli blindati e torrette) fossero destinate alla Guardia Reale, e non sarebbero state usate nella guerra in Yemen.

Tuttavia ricerche svolte di recente dall’associazione Vredesactieraccontano una storia diversa: la Guardia Reale Saudita sarebbe implicata in uccisioni extragiudiziali, in rapimenti e torture, sia in Arabia Saudita che altrove, e sarebbero coinvolte nel terribile assassinio del giornalista Khashoggi.

I membri di Vredesactie hanno anche sottolineato che è poco credibile che il gran numero di carri armati che fanno parte della vendita siano tutti destinati alla Guardia Reale: è molto probabile che si tratti solo di un trucco per far arrivare questi armamenti ad altre unità militari, verosimilmente impegnate nella guerra in Yemen.

Secondo Al Jazeera l’Arabia Saudita è intervenuta nella guerra civile che da cinque anni sta devastando lo Yemen, e dove decine di migliaia di civili sono morti.  L’Arabia Saudita è uno dei maggiori acquirenti di armi, e spende miliardi comprando soprattutto da USA e Regno Unito. Riyadh dipende di meno dalle armi belghe, ma è comunque il maggior acquirente della Wallonia, con un budget di 225 milioni di euro su un bilancio complessivo (nel 2018) di 950 milioni di euro. FN Herstal, che fabbrica fucili e cannoni, e John Cockerill (CMI),  specializzato in torrette armate  per veicoli blindati, danno impiego a circa 4.400 Belgi.

Demilitarizzare la società

La lotta nonviolenta contro il traffico di armi deve sempre più coinvolgere tutte le componenti della società civile, per avviare processi di riconversione economica, sociale, culturale.  Disinvestire, smilitarizzare e disarmare i nostri territori e le nostre menti. Una tappa importante di questo processo riguarda la sensibilizzazione e la formazione dei giovani. Dal 9 al 15 novembre si svolgerà – in tutto il mondo – la Settimana Internazionale di Azione  Contro la Militarizzazione dei Giovani, promossa grazie allo sforzo coordinato di molte realtà antimilitariste e coordinata dalla War Resisters’ International,  per far crescere  la consapevolezza sui  modi con cui sempre più i giovani vengono ‘catturati’ dalle istituzioni  militari, che grazie alla complicità – purtroppo – di tante istituzioni educative propongono nelle scuole le carriere militari come scelte prestigiose, senza lasciare spazio alle proposte alternative di impegno nella difesa civile, non armata e nonviolenta.


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