Gli studenti antifascisti e la società civile pretendono risposte e una chiara presa di posizione all’Università di Torino | Andrea Zenoni

Ieri pomeriggio un gruppo di studenti e studentesse si è riunito nel cortile del Rettorato dell’Università degli Studi di Torino per chiedere un incontro chiarificatore al Rettore Stefano Geuna su diverse questioni.

In primo luogo, il presidio – organizzato da diversi rappresentanti degli studenti e gruppi studenteschi, sulla scia di molti altri presidi e manifestazioni degli scorsi mesi – nasce in risposta ai fatti del 13 febbraio scorso e le conseguenti ripercussioni giudiziarie che hanno riguardato alcuni student* coinvolti negli scontri avvenuti in Università.

A febbraio, infatti, si è svolto presso il Campus Luigi Einaudi un convegno dal titolo “Fascismo, Colonialismo, Foibe” organizzato dalle sezioni A.N.P.I. “68 Martiri” Grugliasco, Anpi Nizza Lingotto, V Riunite Torino insieme al Comitato Mamme in piazza per la libertà di dissenso, con l’adesione anche delle sezioni ANPI di Bussoleno, Chivasso, Nichelino, Trofarello, Venaria.

A tale convegno erano stati invitati Moni Ovadia e il giornalista Stojan Spetic a parlare di verità storica e memoria rispetto ai tragici fatti avvenuti sul confine italo-jugoslavo durante il conflitto mondiale, e delle contraddizioni emerse invece in seguito all’introduzione della Giornata del Ricordo nel giorno (10 febbraio) riconosciuto a livello internazionale per il Trattato di pace, simbolo della sconfitta del nazifascismo.

Si è trattato di un convegno fortemente voluto anche in seguito alle contestazioni che hanno riguardato lo storico Eric Gobetti, studioso del fascismo e dei crimini di guerra italiani in territorio jugoslavo, che nelle settimane precedenti era stato invitato sempre a Torino per parlare degli stessi argomenti (eastjournal.net/archives/102691).

Durante la giornata del 13 febbraio alcuni studenti del FUAN (organizzazione giovanile dichiaratamente neofascista, legata al partito Fratelli d’Italia) si sono presentati al Campus per volantinare contro il convegno in corso, accompagnati da un gruppo delle forze dell’ordine in assetto antisommossa.

Per questa ragione, molti studenti antifascisti presenti in Università si sono organizzati per contestare la presenza del FUAN, allontanare il gruppo militante dai luoghi universitari, e permettere al convegno dell’A.N.P.I. di svolgersi serenamente e senza interruzioni.

Molti altri studenti presenti al Campus quel giorno si sono uniti alle contestazioni in modo spontaneo, per il semplice fatto di opporsi a tale volantinaggio e all’occupazione della polizia.

Le conseguenze purtroppo hanno portato ad una certa tensione tra studenti e forze dell’ordine, che la polizia e la stampa di quei giorni hanno descritto come cariche e attacchi violenti.

In seguito a tali “scontri”, tre studenti presenti al presidio antifascista sono stati fermati e arrestati, tradotti nel carcere delle Vallette con l’accusa di violenza, minaccia, resistenza e oltraggio al pubblico ufficiale.

Nei giorni successivi le manifestazioni di contestazione sono continuate, sia in Rettorato sia nei luoghi universitari assegnati formalmente al FUAN da anni, per chiedere la liberazione degli studenti arrestati e una presa di posizione chiara da parte dei vertici universitari rispetto ai fatti avvenuti: la presenza del FUAN in Università e della polizia durante la giornata del convegno.

La risposta del Rettore però non è arrivata, né rispetto agli arresti né rispetto alla presenza del FUAN e della polizia.

Addirittura, nei giorni successivi, si è parlato di revocare le borse di studio Edisu, ente per il diritto allo studio, agli studenti definiti “violenti”.

L’A.N.P.I. si è schierata immediatamente a sostegno degli studenti arrestati, con un comunicato stampa. Le richieste di verità da parte degli studenti sono continuate.

Dopo alcuni mesi senza alcuna risposta istituzionale, però, nella giornata del 23 luglio un’operazione della procura di Torino ha portato all’emissione di 19 misure cautelari (3 arresti domiciliari, 7 divieti di dimora, 9 obblighi di firma) a carico di alcuni studenti e studentesse presenti alle contestazioni del 13 febbraio, fermati dalla Digos. Le accuse hanno riguardato anche una presunta premeditazione da parte degli antifascisti, rispetto agli scontri avvenuti.

Durante gli stessi giorni, inoltre, la questura ha applicato anche i sigilli per il sequestro dell’aula C1, aula studio occupata da anni dalle studentesse e gli studenti del Campus, un luogo e uno spazio da sempre a disposizione per organizzare riunioni ed eventi pubblici.

L’A.N.P.I. è nuovamente intervenuta, nei giorni di luglio, per sostenere gli studenti coinvolti nelle misure cautelari ed esprimere loro solidarietà, dichiarandosi fortemente preoccupata per la situazione contingente e per la posizione più in generale degli organi universitari:

“Siamo molto preoccupati per questo clima di ribaltamento dei valori di riferimento da parte delle istituzioni, che a parole si richiamano alla Costituzione nata dalla Resistenza, ma nei fatti criminalizzano l’Antifascismo e riabilitano il fascismo, trasformando anche mediaticamente in “violenti aggressori” coloro che nella realtà dei fatti hanno difeso l’Università e la sua identità democratica e antifascista.

Ci chiediamo davvero da che parte stanno le istituzioni universitarie e cittadine, inclusi gli organi accademici che dovrebbero garantire il diritto allo studio e il rispetto della Costituzione repubblicana a partire dai suoi valori fondanti, come l’Antifascismo: tra fascismo e antifascismo non vi può essere alcun dubbio in quanto non possono essere mai posti sullo stesso piano.”

Lo scorso venerdì 4 settembre è stato organizzato un presidio antifascista davanti al Tribunale di Torino, da parte del comitato Mamme in piazza per la libertà e il dissenso, a cui l’A.N.P.I ha aderito, per chiedere di ridurre le misure cautelari inflitte a luglio agli studenti indagati.

Moltissimi tra comitati e collettivi studenteschi ed universitari hanno partecipato, in un clima di dibattito e confronto sulle vicende di febbraio e più in generale sull’impegno politico e il diritto allo studio.

La richiesta da parte degli studenti è ora quella di una chiara presa di posizione da parte dell’Università di Torino, rispetto a tali vicende.

Non solo infatti è stato concesso ad un’organizzazione dichiaratamente fascista di volantinare in Università, ma si è anche lasciato che uno schieramento di polizia la difendesse durante la contestazione ad un Convegno universitario.

Inoltre, il fatto che uno spazio universitario del Campus fosse concesso da anni ad uso di un’associazione neofascista, deve essere criticamente discusso.

Per tutti gli studenti si tratta di una presa di posizione necessaria, che il Rettore deve attuare nel rispetto degli ideali antifascisti che incarna come Istituzione.

Nella giornata di ieri, 10 settembre, gli studenti riuniti in Rettorato hanno ribadito tali richieste chiedendo di parlare direttamente con Stefano Geuna.

Non essendo stato possibile, si è attuato un confronto con alcuni tecnici amministrativi che hanno ribadito la disponibilità al dialogo. Dopo mesi di richieste – purtroppo senza riposte concrete – gli studenti continuano la protesta.

Oggi alle ore 11 in Rettorato ci sarà un incontro in cui sarà presente anche il Rettore. I rappresentanti e i collettivi studenteschi ribadiscono la necessità di presenziare e chiedere ancora una volta chiarimenti e risposte.

Di seguito le istanze portate avanti dagli studenti e ribadite nell’incontro di ieri, 10 settembre.

RETTORE, ADESSO VOGLIAMO RISPOSTE!
L’ANTIFASCISMO NON È REATO

Per i fatti del 13 febbraio scorso, quando centinaia di studenti si opposero a un volantinaggio provocatorio e revisionista di un gruppo di fascisti all’interno dell’università, 20 persone sono ancora private a vario titolo della propria libertà individuale. Alcuni di loro non possono uscire di casa, altri non possono recarsi nella città dove vivono e studiano, altri ancora devono presentarsi tutti i giorni al commissariato di polizia.
Nei loro confronti non è mancata una vicinanza e un affetto trasversali: tutti noi avremmo fatto lo stesso se ci fossimo trovati al loro posto. L’antifascismo è uno dei valori più importanti con cui siamo cresciuti ed è importante fare tutto il possibile perché una delle ideologie più aberranti della storia non riprenda spazio.
Chi non si è mai espresso su quelle giornate è l’Università di Torino, permettendo non solo che un’organizzazione dichiaratamente fascista volantinasse in università, ma anche che un ingente schieramento di polizia la difendesse, e restando in silenzio davanti all’arresto di tre studenti antifascisti ha sconfessato in una sola giornata tutti i valori che dichiara di condividere.

Questo silenzio è troppo assordante per tutti gli studenti antifascisti che studiano all’interno di questa istituzione. Continuare a frequentare un luogo dove si propaganda nell’indifferenza odio razziale e falsità storiche non è accettabile.

A queste responsabilità dell’Università si aggiungono tutte quelle accumulate durante questi mesi di pandemia globale: nonostante le gravissime difficoltà economiche e sociali in cui si trovano moltissimi studenti e studentesse, nessuna reale misura per tutelare il diritto allo studio è stata messa in campo, né dal Rettore, né dall’ente regionale Edisu.

Pretendiamo che il rettore prenda pubblicamente una posizione:

– sulla gravità assoluta di questa vicenda, poichè è già incredibile che ciò non sia avvenuto spontaneamente: stiamo parlando di privazione della libertà di studenti e studentesse antifascisti avvenuta in seguito a una contestazione perfettamente legittima, dove venivano difesi valori che l’università dichiara di condividere (salvo poi lasciare che un gruppo neofascista volantini protetto dalla polizia). Geuna, infatti, quel giono ha autorizzato l’evento “Fascismo, Colonialismo, Foibe” e allo stesso tempo ha autorizzato il volantinaggio del FUAN,nonché la presenza di digos e celere per “contenere” eventuali tensioni.
Quello che sta risultando sempre più chiaro è che si sta seriamente compromettendo il diritto allo studio su diversi piani: tra le misure cautelari assegnate troviamo alcuni domiciliari e divieti di dimora, che chiaramente limitano le possibilità di movimento all’interno dell’università dei soggetti coinvolti; dall’altra parte abbiamo le dichiarazioni di Sciretti, presidente Edisu, che da mesi ormai continua a sbandierare la sua richiesta di revocare le borse di studio alle studentesse e agli studenti presenti in quelle giornate;

– sull’Aula C1 Autogestita: in quelle stesse giornate è stata mesa sotto sequestro l’Aula C1, spazio di socialità reale e sapere critico che all’interno del Campus Einaudi rappresenta un punto di riferimento e un luogo piacevole dove poter studiare e partecipare a dibattiti ed iniziative. Vogliamo che il rettore faccia una richiesta formale per l’eliminazione dei sigilli dalle porte dell’aula, così da restituire all’università tutta una realtà preziosa con la garanzia, dall’altra parte, che l’amministrazione di Unito non speri di rendere quello spazio una stanza sterile secondo qualche losco e inutile piano di ristrutturazione;

– sulla presenza dell’organizzazione FUAN all’interno dell’università: chiediamo che ogni organizzazione ispirata a valori chiaramente fascisti, razzisti e sessisti venga esclusa dall’albo delle organizzazioni riconosciute dall’università di Torino. Chiediamo, inoltre, che non siano concessi alle suddette organizzazioni spazi universitari in gestione ma che questi possano essere utilizzati dagli/dalle studenti liberamente;

– sulla scadente proposta di servizi che Unito propone da febbraio a questa parte: sembra assurdo che da quando l’emergenza Covid ha avuto inizio l’università sia stata menzionata raramente, anche dagli organi accademici stessi. Siamo costretti e costrette a convivere da mesi con questo silenzio, questa incertezza costante. La sessione di settembre è iniziata e si sa poco, quasi niente, di come ci si potrà rapportare allo spazio fisico-università in questo periodo, non sappiamo come rientreremo dentro alle nostre aule e via dicendo. Nonostante sia stato chiaro fin da subito che la didattica online sia fallita impedendo agli studenti e alle studentesse di prepararsi e di conseguire adeguatamente gli esami, le tasse di questo e del prossimo anno scolastico non sono state abolite, i posti in residenza Edisu si sono ridotti ulteriormente, né è stato assegnato a tutte e tutti gli studenti iscritti durante l’emergenza sanitaria un semestre aggiuntivo per frenare l’impennata dei fuori corso.

Pretendiamo il ritorno in Università in sicurezza e in presenza per tutti e tutte, compresi i nostri compagni di corso colpiti dalla repressione e delle misure concrete per il diritto allo studio che non facciano pagare a noi studenti questa crisi.”

Aula C1 Autogestita – Campus Invaders
Collettivo Universitario Autonomo – Torino
Collettivo Ujamaa
Progetto Palestina
Collettivo Studi Sociali
Noi Restiamo Torino

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.