TAV: La Comunicazione di TELT tra autocelebrazione e Greenwashing

TELT, il Promotore pubblico della Torino-Lione, è una società franco-italiana nata a seguito degli accordi tra l’Italia e la Francia del 2012 e del 2105, e i suoi responsabili devono rispettare la Costituzione francese (art. 6.5 dell’Accordo di Roma 30.1.2012).

I suoi obiettivi sono semplici: realizzare il tunnel di base Torino-Lione e gestire la nuova linea ferroviaria e la “linea storica del Fréjus” (art. 6 dell’Accordo di Roma 30.1.2012).

TELT, promotore pubblico (stazione appaltante nel linguaggio amministrativo corrente), non opera come un soggetto economico pubblico nel mercato internazionale concorrenziale. La sua sopravvivenza come impresa deriva unicamente dalla volontà politica dei due Stati e della UE di fare la Lione-Torino, non solo a parole o attraverso gli accordi.

In astratto TELT non dovrebbe quindi promuovere se stessa ma solo comunicare con fedeltà le attività che svolge per consentire al pubblico (e alla Corte dei Conti italiana ed europea) di giudicare come opera, seguendo le istruzioni che i Governi francese e italiano le trasmettono attraverso la Commissione InterGovernativa.

Ma questa missione pare non essere sufficiente ai suoi massimi dirigenti (Presidente Hubert du Mesnil, Bayonne 1950 e Direttore Generale Mario Virano, Torino 1944) che hanno l’ambizione di fare la storia per poi essere ricordati sulle lapidi ai due ingressi del tunnel come “gli artefici del più lungo tunnel ferroviario del mondo”: 57,5 km di fronte ai 57,1 km del tunnel ferroviario svizzero del Gottardo inaugurato nel 2016.

La loro Hybris è smisurata e, grazie alla decorazione napoleonica di Cavalieri della Legione d’Onore che hanno entrambi ricevuto dalla Francia, resistono nelle trincee in mezzo alle Alpi Cozie nonostante la loro non più giovane età.

Ma le difficoltà e le incertezze della realizzazione della Torino-Lione, che il Movimento No TAV ha definito un Crimine Climaticoha spinto i due dirigenti TELT a orientare la comunicazione di impresa verso un’autorappresentazione “verde” più consona ai tempi e soprattutto alle politiche del Cambio Climatico scelte dal massimo finanziatore della Torino-Lione, l’Unione Europea, alle quali paiono essersi associati anche i due stati.

La narrazione del suo sito lo dimostra: costruire attorno al suo operato un’aurea di impresa modello per consolidare il potere autonomo capace di istruire le politiche nazionali ed europee.

TELT ha dunque fatto il passo di moltissime altre imprese globali e concorrenziali: ha scelto il Greenwashing, che la giornalista Valentina Furlanetto, ha definito «una forma di appropriazione indebita di virtù e di qualità ecosensibili per conquistare il favore dei consumatori o, peggio, per far dimenticare la propria cattiva reputazione di azienda le cui attività compromettono l’ambiente».

La comunicazione di TELT, che non è tutta pubblicata sul suo sito, ha l’obiettivo di fare di TELT un soggetto affidabile soprattutto nei confronti dei soggetti che i suoi dirigenti intendono associare alla loro impresa: le imprese di costruzione, attraverso i suoi bandi, i media attraverso la sua narrazione (cfr. Press Kit TELT), utilizzando anche posizioni professionali specifiche e la politica attraverso i tradizionali canali di lobby utilizzati da tutte le imprese private e pubbliche.

Due sono gli strumenti di autorappresentazione di cui TELT si è dotata:

– un magazine, nel quale TELT deposita le sue verità,

– e un sito Ecologico Tuteliamo il Territorio un vero strumento del Greenwashing, per accreditare il valore verde della Torino-Lione.

In conclusione, consigliamo la lettura di questo post: LA TORINO-LIONE E’ UN CRIMINE CLIMATICO – THE LYON TURIN PROJECT IS A CLIMATE CRIME (riportato di seguito)

L’Accordo della COP del 2015 di Parigi ha stabilito che per ottenere il contenimento dell’aumento di temperatura globale della Terra entro 2°C al 2100 i Paesi firmatari si impegnano a ridurre le emissioni globali a partire dal 2020.

Qualsiasi strategia che si proponga di ottenere una riduzione immediata dei consumi energetici (come ad esempio la riqualificazione energetica degli edifici e l’installazione di impianti per produrre energie rinnovabili) è da preferirsi rispetto alle Grandi Opere come la Torino-Lione che già durante la fase di cantiere emettono gigantesche quantità di CO2.

Non è sempre e a priori vero che una ferrovia dia luogo ad una minore emissione di CO2 di una strada: dipende dalle emissioni durante tutto il suo ciclo di vita, quindi in fase di realizzazione, dai tempi di ritorno e dalle condizioni di esercizio, di manutenzione e del suo eventuale smantellamento.

Per il tunnel ferroviario di base della Torino-Lione – lungo 115 km e composto da due canne di 57,5 km cadauna – non è stato rilasciato dai proponenti alcun studio certificato di bilancio di carbonio che dimostri che l’opera possa ridurre effettivamente le emissioni climalteranti derivanti dal trasporto delle merci su tale nuova tratta come essi affermano.

La dimensione del cantiere del tunnel di base (scavo totale di 42 milioni di m3 di materiali), l’elevata potenza dei treni, nonché i consumi energetici per il raffreddamento e la ventilazione del tunnel di base tra Italia e Francia in fase di esercizio (circa 190 GWh/anno, pari alla domanda di circa 70.000 famiglie) vanificherebbero ogni eventuale futuro risparmio di emissioni serra.

Tale obiettivo è peraltro già raggiungibile oggi utilizzando la linea esistente a doppio binario via tunnel del Fréjus.


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