RIVELAZIONE: Israele ha “squassato” Beirut | Richard Silverstein

(4 agosto 2020:) Israele ha fatto saltare un deposito munizioni di Hezbollah nel porto di Beirut, ma senza sapere che un magazzino attiguo conteneva un’enorme quantità di nitrato d’ammonio. Il governo, sopraffatto dalla scala del massacro e della distruzione, si è affrettato a negare un coinvolgimento israeliano – addirittura prima che chiunque in Libano accusasse Israele.

Una fonte confidenziale israeliana altamente informata mi ha detto che è Israele ad aver causato la possente esplosione al porto di Beirut d’oggi che ha ucciso oltre 100 persone e ferito migliaia. L’esplosione ha anche virtualmente spianato il porto stesso e causato danni massicci in tutta la città. La mia fonte ha ricevuto questa informazione da un funzionario israeliano con conoscenza specifica in materia.

Israele ha preso di mira un deposito d’armi di Hezbollah al porto e programmato di distruggerlo con un dispositivo esplosivo. Tragicamente, l’intelligence israeliana non si è curata con la dovuta diligenza del proprio bersaglio, non venendo quindi a sapere (o sapendolo, senza badarci) che c’erano 2.700 tonnellate di nitrato d’ammonio stipate in un magazzino attiguo. L’esplosione al deposito d’armi ha innescato la reazione del fertilizzante, causando la catastrofe risultatane.

Ovviamente è da incoscienti che gli agenti israeliani non abbiano determinate ogni cosa riguardante il bersaglio, compreso quanto ci fosse nelle immediate vicinanze. La tragedia provocata da Israele è un crimine di guerra d’immensa portata.

La Corte Penale Internazionale sta già indagando Israele per i crimini di guerra a Gaza fin dalla sua Operazione Protective Edge del 2014. Adesso, immagino, ne espanderà la portata per includervi l’odierno massacro criminalmente negligente.

Benché Israele abbia regolarmente attaccato Hezbollah e depositi e convogli d’armi iraniane in Siria, intraprende di rado attacchi così sfrontati entro il Libano. Quest’attacco alla capitale del paese segna un’escalation ancor maggiore. La stessa mancanza di scrupoli di quest’operazione è stupefacente. Ma non sorprendente, però.

Un piano di questo genere si può solo contemplare in mezzo a una non funzionalità politica interna. Bibi [Netanyahu] è alle corde disperatamente in cerca di cambiare argomento. Quando i suoi funzionari d’intelligence gli hanno portato il piano si è probabilmente fregato le mani dalla contentezza rispondendo: «Dai, procedete!» L’intelligence israeliana era naturalmente intenta a compiacere il capo ricorrendo probabilmente a qualche scorciatoia pur di realizzare l’attacco. Quando nessuno è al timone dicendo «Ferma!» la barca urta un iceberg e affonda. Il che è forse proprio quanto accaduto qui.

L’esplosione israeliana riporta alla mente attacchi bombaroli analoghi orchestrate dai suoi agenti a Beirut nel period prima e dopo la sua invasione del 1982. Il libro di Ronen Bergman sugli assassinii del Mossad e Remy Brulin hanno documentato attentati multipli israeliani in tale periodo che arrecarono morte e distruzione diffusa alla popolazione civile della città.

In questo caso, il danno fatto è stato accidentale. Cosa peraltro di ben poca consolazione alle migliaia di abitanti di Beirut le cui vite sono diventate un inferno vivente come risultato del crimine israeliano.

Un extra a proposito: l’ex-parlamentare del Likud Moshe Feiglin ha tweetato una citazione della Mishnah “a celebrazione” del disastro: “Non ci sono mai state giornate grandiose in Israele come il 15 di Av [giorno dell’attentato] e lo Yom Kippur.”

Ovviamente mi duole ammettere che il presidente Trump aveva ragione nella sua pronta dichiarazione nel riferirsi all’esplosione come a un “terribile attacco”, e che l’informazione gli era stata trasmessa dai “suoi generali.” In questo caso erano nel giusto lui e loro:

Il capo del personale della Casa Bianca Mark Meadows mercoledì 5 [il giorno successivo] ha difeso la descrizione del presidente Trump dell’immane esplosione del giorno prima nella capitale del Libano come un «attacco»…

Trump martedì disse ai reporter di essere stato informato dai generali che ritenevano l’esplosione a un porto importante come Beirut un «attacco» e «qualche tipo di bomba».

«Posso dirvi che il rapporto iniziale era esattamente quanto il presidente ha condiviso con tutti voi. So per certo com’è stato informato in merito. Inizialmente si propendeva per un’esplosione [d’innesco], che non abbiamo ancora del tutto esclusa». Continuando: «Senza accedere a nulla di classificato ho potuto vedere parecchio di quanto è successo lì. Continueremo a valutarlo. Ovviamente, non c’è nessuno che l’abbia rivendicato, ma quanto il presidente ha condiviso con gli americani è quanto gli è stato riferito».

Ciò sarebbe informazione molto riservata, il che vorrebbe dire che Trump di nuovo ha reso pubblici segreti e metodi dell’intelligence USA, cosa che nessun presidente dovrebbe fare. Ripete episodi precedenti in cui mise a parte funzionari russi di informazioni molto sensibili. Motivo tra l’altro per cui i funzionari dell’intelligence USA fan di tutto per tenere le informazioni alla larga da lui.

Potrebbero (e dovrebbero) esserci ripercussioni politiche interne israeliane per questo disastro. Avendo Netanyahu approvato l’attacco, è responsabile lui delle conseguenze. Nel 1982, una commissione d’inchiesta trovò Ariel Sharon colpevole dell’invasione del Libano e del massacro a Sabra e Shatila e fu mandato in esilio politico per un decennio. Proprio al minimo, ciò dovrebbe squalificare Bibi dalla guida del paese. Sarebbe questo il risultato in qualsiasi nazione democratica in cui il capo sarebbe tenuto responsabile per i suoi fallimenti.

Ma purtroppo Israele non è una tale nazione, e Bibi sembra sempre sgusciare dall’assunzione di responsabilità per i suoi grossolani errori. Qui la differenza è che il leader israeliano è già sotto pressione causa la disastrosa risposta al Covid19 del suo governo e l’incombente processo per corruzione con ben tre imputazioni. Ciò potrebbe essere il punto di ribaltamento.

Normalmente, gli israeliani non batterebbero ciglio per un tale massacro: sono diventati avvezzi alle sofferenze che infliggono ai loro vicini arabi. Ma data la popolarità in crollo di Netanyahu, ciò potrebbe affrettarne la fine.

Israele non potrebbe aver scelto un memento peggiore per infliggere una tale sofferenza al Libano. Il paese è in una profonda crisi economica. Le aziende falliscono, la gente non ha da mangiare, i politici litigano e accusano senza far nulla. Il Libano è un caso disperato. C’è sofferenza ovunque. C’è poca voglia dei confratelli arabi come l’Arabia Saudita di accorrere in soccorso. Se c’era un paese che non aveva bisogno di questa tragedia aggiuntiva, è il Libano.

Ma è così che va; Israele non sembra avere alcun senso di vergogna o scrupolo restrittivo quando si tratta d’infliggere dolore ai vicini. E fa così interminabilmente in Libano: dagli attentati esplosivi nell’approssimarsi dell’invasione del 1982, l’occupazione ventennale del Libano meridionale, e due guerre in questo secolo: Tutto ciò ha inflitto danni immani e continui al paese. Questi interventi hanno esacerbato le divisioni etniche e religiose esistenti nel paese (peraltro questo è il modus operandi d’Israele verso i propri vicini arabi), e amplificato ulteriormente la sofferenza.

Ovviamente ci sarà chi dubita. Chi non crede alla mia fonte. Ma a loro faccio notare due elementi di prova circostanziale rivelatori. Normalmente, se Israele ha intrapreso un attacco terroristico riuscito (come quelli contro l’Iran) o rifiuterà di commentare o un’autorevole figura militare o politica dirà qualcosa del tipo: Ci rifiutiamo di commentare, ma chiunque l’abbia fatto, ha fatto un favore al mondo. In questo caso, Israele ha immediatamente negato alcuna responsabilità. Perfino Hezbollah pare aver detto che non fosse stato Israele a causare i danni (probabilmente proteggendo sé stesso dalle inevitabili accuse che subirà per aver immagazzinato armi vicino a un edificio pieno di materiale esplosivo). Il secondo segno spia è che Israele non offre mai aiuto umanitario ai suoi vicini arabi. Durante la guerra civile siriana, l’unico gruppo cui Israele offrì assistenza umanitaria furono i suoi alleati islamisti anti-Assad. Comunque Israele non ha mai offerto tali aiuti al Libano, fino ad oggi; in Israele è considerato ufficialmente uno stato nemico. Sicché è anche straordinario che la bandiera libanese “sventoli” sul municipio di Tel Aviv.

Bandiera del Libano sulla facciata del municipio di Tel Aviv

Ma il cinico che c’è in me dice che è un insulto che gli israeliani tutto d’un colpo abbiano sviluppato questa compassione per i libanesi dopo che i propri leader hanno causato questa tragedia, seguita a decenni di morte e distruzione piovuta sul paese da Israele. Fingere adesso empatia è il colmo della faccia tosta.

Con sarcastica serietà, Gideon Levy di Haaretz ha espresso shock e indignazione per la prospettiva che Israele possa aver avuto alcunché a che fare con la tragedia. Inoltre nel suo articolo si collega a questo blog e nota specificamente che io ho attribuito l’esplosione di Beirut a Israele:

Lo “stato ebraico” non ha mai causato tali disastri, né il suo cuore ha mai esultato alla caduta dei propri nemici. Così pure l’IDF, l’esercito degli ebrei, non ha mai causato tale devastazione [come quella di Beirut], certamente mai in Libano, tanto meno a Beirut! Perché mai le IDF distruggerebbero una tale infrastruttura? E perché un loro attentato esplosivo al porto di Beirut? Perché mai l’esercito più morale del mondo distruggerebbe un tale centro popolato? Ecco perché i dirigenti della nazione si sono lanciati a offrire soccorso alla Terra dei Cedri colpita in un tributo così tipicamente umano, nobile e colmo di lacrime sincere.

[Ma] non è stato il ministro della difesa [Benny Gantz] che giusto la settimana scorsa minacciava quello stesso Libano di distruzione di infrastrutture? E il primo ministro non ha minacciato anche lui il Libano? E in Libano che aspetto ha una distruzione d’infrastrutture? Proprio come quella vista in Libano martedì. Il rombo di tuono ha scosso la città, volute di fumo nero si sono levate su di essa, distruzione e devastazione, sangue civile versato, 4.000 feriti alle porte degli ospedali…

Metà d’Israele e tutto quanto lo stato maggiore delle IDF sanno come recitare l’acclamata Dottrina Dahiya. Un politico su due ha minacciato di attuarla… E che cos’è questa sofisticata dottrina? È l’uso di forza sproporzionata, sbrigliata, contro le infrastrutture, seminare distruzione e versare sangue per quanto possibile. “Spianare” – impartire al nemico una lezione “una volta per tutte”. Le IDF ci si sono cimentate più di una volta in passato, in Libano e a Gaza, ed è stato un successo da capogiro. Pare proprio come quel che s’è visto a Beirut martedì.

…Accettereste aiuto umanitario da un paese così? C’è un’esibizione d’ipocrisia più nauseabonda?


Richard Silverstein

Richard Silverstein: scrivo Tikun Olam, un blog dedicato alla risoluzione del conflitto israelo-arabo, e ho anche contribuito alla collezione di saggi Independent Jewish VoicesA Time to Speak Out [Ora di dirla tutta]. Attualmente contribuisco regularmente a Middle East Eye. Recentemente sono stati pubblicati articoli su The Nation e Jacobin Magazine. In passato ho scritto articoli per Truthout, Alternet, Haaretz, Jewish Forward, Los Angeles Times, Comment Is Free, Al Jazeera English, the Seattle Times, e Tikkun Magazine. Il NY Times ha pubblicato in prima pagina il mio resoconto sui nastri del FBI su Shamai Leibowitz. Ho ottenuto una laurea in lettere e HL al Jewish Theological Seminary e alla Columbia University, un diploma magistrale in Comparative Literature all’Univ.Calif.-LosAngeles, e studiato per una laurea un filosofia all’Università di Berkeley. Ho trascorso un anno da laureando in letteratura ebraica all’Università Ebraica.


NEWS, 10 Aug 2020 | Richard Silverstein | Tikun Olam ????? ???? – TRANSCEND Media Service

Traduzione di Miki Lanza per il Centro Studi Sereno Regis

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