8. Per il mondo, e per noi | Cinzia Picchioni

Cappello

2020, o anche vénti-vènti di novità, con una nuova Serie.

No! Che avete capito? Non l’ennesima Serie televisiva, ma una sequela di articoli-riflessioni sui temi ultimamente tanto di moda: clima, riscaldamento globale, fridays for future, scioglimento dei ghiacci…

Faccio l’insegnante di yoga dal 1987, e studiando i testi ho scoperto da tempo che i Maestri dell’antica disciplina hanno parlato, scritto, vissuto da oltre duemila anni i temi di cui oggi si urla nelle piazze. Criteri per uno stile di vita più «lieve» e sostenibile per il Pianeta racchiusi in 8 «passi» – tra i quali, ovviamente, ci sono anche le posizioni e le tecniche dello yoga, ma al terzo posto; i primi 2 riguardano proprio il modo di vivere, e contengono 10 indicazioni, anche molto pratiche, su come comportarsi, su quanto accontentarsi, su perché occorra praticare anche la giustizia (oltreché la posizione del loto, altrimenti non servirà!!!).

Articolo dopo articolo le stiamo conoscendo.

C’era una volta…
… e Greta Thunberg non era nemmeno nata
di Cinzia Picchioni

8. Per il mondo, e per noi

Siamo nel mondo dei niyama, che riguardano noi personalmente e sono regole universali: pulirsi, accontentarsi, disciplinarsi, studiare e pensare in maniera cosmica; tali azioni «[…] riguardano la nostra interiorità e implicano una riorganizzazione della vita personale, per non sprecare energia», p. 25.

Tapas: il conto è in rosso

Per i niyama, quello che più si attaglia alle lotte contro i cambiamenti climatici e alle battaglie per trasmettere che «non c’è un pianeta B» è tapas.

Tapas è collegato a tutti gli altri niyama che ne derivano, così come ahimsa lo è per gli yama.

«Praticare tapas significa cercare di vivere un po’ “al di sotto” delle proprie possibilità; con un po’ meno mezzi, con un po’ meno comodità», p. 46.

Invece stiamo vivendo – da anni, da decenni, direi dal boom economico in poi (non ci siamo accorti che è finito?*) – al di sopra delle nostre possibilità, costantemente in rosso nel conto energetico, usando anche mezzi, spazi, beni, terre, materie, di Altri.

Abbiamo prodotto scriteriatamente troppi rifiuti? Niente paura: li portiamo altrove, lontano da noi. Ma sapete? Il mondo è un sistema chiuso, e persino dalla discarica di Korogocho in Africa, dove i rifiuti si bruciano a cielo aperto, l’aria – e la diossina – arriverà anche, prima o poi, nel nostro naso, proprio quello che abbiamo sotto gli occhi, vicinissimo!

«Ci si potrebbe chiedere perché dovremmo cercare di seguire tali difficilissime “regole”. Una possibile risposta è questa: le azioni scorrette ci allontanano dalla possibilità di comprendere la vera natura delle cose […]. Yama e niyama sono attivati consciamente per impedire che i conflitti possano intaccare l’inconscio e si potrebbero definire come attitudini psicologiche da seguire come farebbe un atleta», p. 36.

«Occorre assolutamente considerare con attenzione yama e niyama e cercare di spogliarli dei loro significati “ostici”: per esempio a volte li troviamo descritti come “virtù” morali e molte persone, non appena sentono parlare di “morale” hanno come una reazione di rifiuto, soprattutto se hanno subìto forzatamente i dettami dell’educazione cattolica o i dieci comandamenti o il concetto di “peccato”. Ma esiste una grande differenza tra i valori cosiddetti morali e sociali e yama e niyama. Gli yama formano e/o modificano la nostra personalità e riguardano non tanto le azioni, quanto il modo, l’attitudine e la motivazione con cui agiamo. Dunque non sono regole sociali, ma regole per lo sviluppo personale; non sono imposte, ma autoimposte. Rappresentano cioè un’autodisciplina», pp. 35-36.

È autodisciplina o virtù morale quella di Greta Thunberg che decide di non prendere l’aereo e naviga a vela per ore e giorni (molti più di quelli che avrebbe impiegato con un aereo!)? È un senso di colpa di matrice cattolica quello che la spinge ad agire in modo coerente con quello che dichiara o un’autoimposta regola di comportamento perché si è accorta guardandosi intorno che non si può più fare così?

E noi, che cosa siamo disposti a fare? Anzi – meglio – che cosa siamo disposti a non fare più, ora che sappiamo di non poter più fare come abbiamo fatto fino ad ora?

* proprio in tempi di boom (1966) uscì questa canzone, ecologista antelitteram, scritta da uno che non era poi tanto d’accordo con le conseguenze di quel nuovo benessere, anzi ne prevedeva i disastri futuri: Adriano Celentano, Il ragazzo della via Gluck (che è una via di Milano).

Questa è la storia
di uno di noi,
anche lui nato per caso in via Gluck,
in una casa, fuori città,
gente tranquilla, che lavorava.
Là dove c’era l’erba ora c’è
una città,
e quella casa
in mezzo al verde ormai,
dove sarà?
 
Questo ragazzo della via Gluck,
si divertiva a giocare con me,
ma un giorno disse,
vado in città,
e lo diceva mentre piangeva,
io gli domando amico,
non sei contento?
Vai finalmente a stare in città.
La’ troverai le cose che non hai avuto qui,
potrai lavarti in casa senza andar
giù nel cortile!
 
Mio caro amico, disse,
qui sono nato,
in questa strada
ora lascio il mio cuore.
Ma come fai a non capire,
È una fortuna, per voi che restate
a piedi nudi a giocare nei prati,
mentre là in centro respiro il cemento.
Ma verrà un giorno che ritornerò
ancora qui
e sentirò l’amico treno
che fischia così: ”
waa waa“!
 
Passano gli anni,
ma otto son lunghi,
però quel ragazzo ne ha fatta di strada,
ma non si scorda la sua prima casa,
ora coi soldi lui può comperarla
torna e non trova gli amici che aveva,
solo case su case,
catrame e cemento.
 
Là dove c’era l’erba ora c’è
una città,
e quella casa in mezzo al verde ormai
dove sarà.
 
Ehi, Ehi,
 
La la la… la la la la la…
 
Eh no,
non so, non so perché,
perché continuano
a costruire, le case
e non lasciano l’erba
non lasciano l’erba
non lasciano l’erba
non lasciano l’erba
 
Eh no,
se andiamo avanti così, chissà
come si farà,
chissà…

Una replica a “8. Per il mondo, e per noi | Cinzia Picchioni”

  1. canzone veramente profetica che allora in alcuni aveva suscitato perplessità. Ora con la febbre delle grandi opere a tutti i costi dovremmo tornare a cantarla "a squarciagola"

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