6. Per il mondo, e per noi | Cinzia Picchioni

2020, o anche vénti-vènti di novità, con una nuova Serie.

No! Che avete capito? Non l’ennesima Serie televisiva, ma una sequela di articoli-riflessioni sui temi ultimamente tanto di moda: clima, riscaldamento globale, fridays for future, scioglimento dei ghiacci…

Faccio l’insegnante di yoga dal 1987, e studiando i testi ho scoperto da tempo che i Maestri dell’antica disciplina hanno parlato, scritto, vissuto da oltre duemila anni i temi di cui oggi si urla nelle piazze. Criteri per uno stile di vita più «lieve» e sostenibile per il Pianeta racchiusi in 8 «passi» – tra i quali, ovviamente, ci sono anche le posizioni e le tecniche dello yoga, ma al terzo posto; i primi 2 riguardano proprio il modo di vivere, e contengono 10 indicazioni, anche molto pratiche, su come comportarsi, su quanto accontentarsi, su perché occorra praticare anche la giustizia (oltreché la posizione del loto, altrimenti non servirà!!!).

Articolo dopo articolo avevamo cominciato a conoscerle, poi c’è stato l’isolamento e ora riprendiamo; dopo i 5 yama (a.C., avanti Covid) ora (d.C. dopo Covid) affrontiamo i 5 niyama.

C’era una volta…
…e Greta Thunberg non era nemmeno nata
di Cinzia Picchioni

Fin qui, dicevamo, abbiamo affrontato i 5 yama, le 5 attitudini, rivolte verso il mondo esterno, che rendono felici le relazioni, che riguardano la vita sociale. Sono decisioni molto ferme che qualcuno prende volontariamente, su comportamenti nei confronti del mondo.

Perciò ho voluto condividerne da queste «pagine» lo studio e l’elenco: perché millenni fa qualcuno ha ritenuto di dover suggerire dei comportamenti verso il mondo, come se si trattasse di una persona e non di un ammasso di pietre e acque da sfruttare, perforare, bruciare, utilizzare fino allo stremo.

Millenni dopo qualcun altro – che non a caso ha 17 anni, non è assuefatta, non è disillusa, lo fa in prima persona – lo dice (lo ripete, in realtà, perché è già stato detto, e molte volte) con slogan tipo (toh!?!) «Non esiste un pianeta B».


Per il mondo, e per noi

Ora veniamo agli altri 5, i niyama, che riguardano noi personalmente e sono regole universali (come d’altra parte anche gli yama, gli altri 5 descritti fin qui). I cinque yama trattati fin qui sono le cose da non fare; i cinque niyama sono le cose da fare. Che cosa dobbiamo fare, dunque, per applicare i 5 niyama alla nostra vita: pulirci, accontentarci, disciplinarci, studiare e pensare in maniera cosmica; tali azioni  «[…] riguardano la nostra interiorità e implicano una riorganizzazione della vita personale, per non sprecare energia», p. 25.

I nyama «[…] non sono regole sociali,
ma regole per lo sviluppo personale,
non sono imposte, ma autoimposte.
Rappresentano cioè un’autodisciplina», p. 36.

I cinque niyama sono virtù e comportamenti positivi legati allo stile di vita del singolo individuo, da coltivare per migliorare se stessi:

  • Purificazione (saucha),
  • Accontentarsi (santosha),
  • Austerità (tapas),
  • Studio e conoscenza di sé (svadhyaya),
  • Abbandono alla volontà divina (ishvarapranidhana).

I niyama rappresentano un po’ la qualità della relazione che intratteniamo con noi stessi.

Per approfondire: http://www.leviedeldharma.it/yama-e-niyama/

Saucha

Per il primo (come anche per tutti gli altri) ho trovato molte traduzioni, sui testi in italiano, perché il concetto non è univoco (come quasi nulla, in India): pulizia, pulizia esterna e interna, purificazione interna ed esterna, purificazione, pulizia mentale. A proposito di quest’ultima visione urge precisare che alcool, fumo, immagini possono essere considerati «cibo», e che bisognerebbe evitare i primi due, selezionando anche tutto ciò che passa per i nostri occhi e arriva – a volte inquinandola – la nostra mente (persino la musica no? Persino la qualità delle parole che utilizziamo… un linguaggio «pulito», di pace e non di odio. Il famoso hate-speech altrimenti che senso ha?)

Un fondamentale insegnante di yoga, André Van Lysebeth (allievo di Shivananda e autore di Imparo lo yoga, Perfeziono lo yoga, e, con la moglie, I miei esercizi di yoga) ci dà questo consiglio per iniziare a riflettere sui due importantissimi elementi dello yoga tradizionale:

“[Per praticare yama e niyama] La cosa più semplice è seguire la propria morale, in funzione della filosofia e delle credenze che ci fanno da guida. Non abbiamo dovuto attendere Patanjali per dotarci di una morale e la morale ordinaria è sufficiente per metterci in linea con Yama e Niyama. È il grado minimo per poterci introdurre nello yoga e trarne buoni frutti: una moralità trascendente è però necessaria per raggiungere livelli superiori”.

Un’altra insegnante, molto meno famosa e meno autorevole – io stessa – si è divertita a polemizzare invece così: «Un niyama abbastanza facile da mettere in pratica è poi shaucha, la purificazione. […] anche se il significato letterale è “pulizia” e sui libri di yoga si legge proprio, letteralmente, di “lavarsi, pulirsi con argilla e acqua” eccetera. Dunque parliamo della pulizia del corpo, degli abiti, del letto dove dormiamo. Ma a me piace etendere questo concetto di pulizia anche all’interno del nostro corpo e così trovo inutile farsiuna doccia al giorno se la sera prima siamo stati in un locale fumoso e chiuso a bere magari dei superalcolici o in un cinema a vedere un film violento o un incontro di boxe! Non ci sarà doccia che potrà “lavarci”!», p. 42.

Eccoci arrivati all’affinità con i temi degli FFF (Friday For Future). Non sprechiamo l’acqua potabile – nemmeno quella, poca, necessaria per una doccia – se ogni mattina ci laviamo ma poi durante ogni giorno e ogni sera ci intossichiamo… occorre tenersi puliti dentro oltreché fuori. Stesso discorso per i deodoranti: inutile usare costosi prodotti – chimicacci per giunta; testati sugli animali (?) – se poi fumiamo come camini. L’odore del corpo è direttamente proporzionale a ciò che mangiamo, beviamo, inaliamo… ricorderò per sempre il detto che noi ragazze usavamo alle medie: «Baciare uno che fuma è come leccare un posacenere». Erano gli anni Settanta, a Milano, avevo 13 anni, ma tutto il resto è uguale. Oggi i copywrighter di una famosa agenzia pubblicitaria hanno persino coniato uno slogan per pubblicizzare un’acqua, ricordate? «Puliti dentro, belli fuori», ecco la saggezza dell’antica saucha racchiusa in 4 parole.


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