Non c’è più tempo | Recensione di Cinzia Picchioni

Luca Mercalli, Non c’è più tempo, Collana Vivere sostenibile, I Saggi del «Corriere della Sera», Milano 2020, pp. 336, € 7,90+il prezzo del quotidiano.

Fra le prossime uscite (in edicola): Vandana Shiva, La vita ha i suoi diritti; Leonardo Caffo, Vegan; Serge Latouche, La scommessa della decrescita, e altri. I volumi saranno  20 in totale.

«La ragione è pessimista, la volontà, nonostante tutto, ancora ottimista. Per ora non vedo attorno a me i segnali sufficienti a credere in una svolta risolutiva della gigantesca crisi ambientale e sociale nella quale stiamo scivolando.

Manca consapevolezza della dimensione complessa dei problemi, che necessitano di uno sforzo concettuale per essere compresi e accettati e di un imponente sforzo materiale per tentare di essere risolti. […]

Abbiamo fatto partire il cambiamento climatico per errore […]

Saremo ora abbastanza intelligenti per porvi rimedio e fare le giuste scelte per garantirci ancora molti millenni di sopravvivenza? Questa è la domanda cardine che ogni giorno dovremmo rivolgere a noi stessi, alla politica, agli intellettuali, alla scienza e alla filosofia. Eppure, continuiamo a mettere la testa sotto la sabbia!». (pp. 321-323)

Ecco fatto, ho cominciato quasi dalla fine così abbiamo subito capito di che pasta è fatto (dovremmo dire «scritto») il libro presentato questa settimana. A proposito di chi l’ha scritto invece:

Un autore «di parte»

Tutta la prima parte è una Introduzione, cui segue la seconda parteUna lettera dal pianeta Terra –, un’utile raccolta di articoli pubblicati nell’arco di 11 anni 2007-2018 in vari periodici, tutti citati nelle Fonti, da p. 327.

La terza parte è tutta dedicata all’Ecologia domestica, tema molto caro a Mercalli, che da sempre cerca di mettere in pratica le teorie che va divulgando, senza limitarsi al lavoro di climatologo/intellettuale, ma coltivando – in senso letterale – il proprio orto. Questo ne fa uno dei più ascoltati (anche se non tanto dai canali tradizionali dell’informazione) studiosi del fenomeno.

La quarta parte tratta – come si evince dal titolo Ci manca la terra sotto i piedi – del consumo di suolo.

In tutta la quinta parte è il Mercalli climatologo che parla: primavere, estati, clima, poesie che ci fanno rimpiangere le stagioni, dati sulla neve artificiale (spaventosi! Per una sciata…: innevare una pista lunga 1 km e larga 100 metri richiede 10.000 tonnellate di neve, l’equivalente di 10.000 litri di benzina); poi racconti di tragedie varie, tutte non causate dalla Natura matrigna, ma dall’incuria umana (e un’altra parola che comincia anch’essa con la lettera i, ma che non scriverò, fidandomi dell’intuito di chi legge).

La sesta parte riporta, commentandoli, tutti i tentativi, gli infiniti Summit, le Relazioni, le Ricerche, i dati pubblicati-confutati-e-ripubblicati, gli avvisi e gli allarmismi di scienziati e ricercatori che si sono succeduti fin dai tempi del Club di Roma (e Aurelio Peccei). Qui un piccolo elenco, grazie a Mercalli:

  • 1972 Club di Roma
  • 1992 Unfccc a Rio de Janeiro
  • 1997 Cop3 di Kyoto
  • 2003 Cop9 di Milano
  • 2009 Cop15 di Copenaghen
  • 2009 Forum di Tällberg
  • 2010 Cop16 di Cancùn
  • 2011 Cop Durban (17a  conferenza)
  • 2013 Quinto Rapporto dell’Ipcc (Intergovernmental Panel on Climate Change, organo delle Nazioni Unite fondato nel 1988)
  • 2015 Cop21 di Parigi

a.C-d.C (avanti Covid-dopo Covid)

Non so… mi è sembrato di leggere un libro profetico (scritto e pubblicato 2 anni fa e proprio nel periodo del Covi19 disponibile in edicola con il quotidiano… che non sia un caso? Di certo non lo è stato per me! Leggendolo è stato come trovare riflessioni e soluzioni alle impossibilità e ai divieti che hanno caratterizzato il confinamento. Sì, confinamento, così Treccani suggerisce di chiamare il lockdown. Così lo capiscono tutti, da 0 a 100 anni e oltre.

Qualche esempio?

Telelavoro (da p. 107)

«[…] Ma è sempre indispensabile muoversi così freneticamente? Oggi l’informatica ci mette a disposizione tutto quanto serve per il telelavoro […] Da tempo mi oppongo con determinazione ai viaggi inutili, tronco sul nascere riunioni e incontri che possono essere risolti con una telefonata […] Vivo meglio, spendo meno, ho più tempo per me e la casa e non inquino».

Spreco di cibo

Quando non potevamo uscire, quando sarebbe stato opportuno fare la spesa (intelligente) solo una volta alla settimana e solo una persona per famiglia abbiamo rivisto i nostri consumi? Ci siamo accorti che mangiamo troppo, quasi sempre? Se non lo abbiamo fatto, Mercalli ha un suggerimento, che gli è scaturito ricordando le volte in cui, al ristorante, assiste allo spreco di cibo: «[…] Un insulto a chi ogni giorno fa fatica a procurarsi le calorie minime di sopravvivenza. E un vergognoso spreco di risorse di primissima qualità, che i nostri nonni si sognavano per l’intera vita senza mai poterci metter mano sopra. […] Vorrei chiedere al cameriere di portare a me quei salatissimi avanzi, ma mi sembra sconveniente. Eppure chi è che si deve vergognare? Penso che insieme al menuna copia di Se questo è un uomo, dove Primo Levi racconta cosa è stata la fame» (pp. 109-110).

Povertà turistica

«Ben venga un po’ più di sobrietà nei viaggi a lunga gittata, aerei intercontinentali presi con la leggerezza di una metropolitana e pacchetti vacanza esotici fino a ieri considerati normali. In Italia ci sono un sacco di opportunità per far brevi vacanze economicamente e ambientalmente sostenibili dietro l’angolo»; le parole, a p. 110, non le ha scritte il ministro del turismo l’altro ieri! L’articolo è del 2014, e vi si suggerisce di introdurre una tassa del carbonio per l’aviazione, di volare di meno, e di pagare di più (altro che low cost!) per compensare il danno ambientale.

Scontrini

Da quando c’è stato il confinamento sono uscita 3 volte in quasi 3 mesi, e improvvisamente non c’erano più scontrini da eliminare (e non si possono nemmeno riciclare, ma bisogna proprio buttarli nell’indifferenziata). Che bello – ho pensato – fosse stato anche solo quello, ma grazie a Mercalli ho saputo una cosa in più per giustificare il mio fastidio per gli innumerevoli scontrini che ogni giorno, ogni mese, ogni anno, ognuno di noi genera a milioni per la durata di 2 secondi. Personalmente cerco – grazie alla semplicità volontaria – di comprare il meno possibile in generale, ma ora so anche che la sostanza che sulla carta «termica» degli scontrini li colora è tossica per l’uomo. Si tratta del Bisfenolo A (Bpa) ed è un interferente endocrino presente anche in cosmetici, plastiche, imballaggi. Come al solito il governo francese lo ha vietato in tutte le plastiche destinate all’infanzia, mentre l’Efsa (autorità europea per la sicurezza alimentare) sta ancora studiando (!). «Nel dubbio» scrive Mercalli «io gli scontrini li piego in due e li tocco solo da lato esterno e soprattutto non li faccio toccare ai bambini», p. 120. «Comprare è l’ultimo gesto», recita una delle «leggi» della semplicità volontaria, da tempi non sospetti, e anche al tempo del Covid19 era facile e sarebbe stata un’occasione da cogliere per verificare quante volte compriamo cose inutili (e anche troppo cibo). Ora abbiamo anche un motivo «egoistico» che riguarda la salute nostra e dei nostri figli/nipoti/pronipoti.

Ancora la Francia

Dalla fine di luglio 2015 i nostri cugini hanno trasformato in reato l’obsolescenza programmata; produrre oggetti che si rompano in 2 anni è punibile con 2 anni di carcere e 300.000 euro di multa. «Speriamo diventi presto una normativa almeno europea, e che nascano tanti nuovi artigiani riparatori», p. 125.

Ancora «stare a casa»

Non avete approfittato del fatto di dover uscire il meno possibile per imparare a bere l’acqua del rubinetto invece di fare estenuanti code alle porte del mega-supermercato-multinazionele? No? Peccato, perché avreste evitato anche altre «code», quelle dei camion che da nord a sud percorrono mediamente 400 chilometri per giungere sulle nostre tavole, accanto a un rubinetto da cui sgorga acqua (migliore, ormai si sa…) a un prezzo infinitamente più basso e sostenibile: «[…] una bottiglia di acqua in plastica da 1,5 litri emette complessivamente 163 grammi di COfossile, derivanti in massima parte dal polietilene del contenitore (per il 37 per cento) e dal trasporto (per il 39 per cento) […] Per visualizzare queste emissioni è come se in ogni bottiglia vedeste galleggiare sull’acqua 50 grammi di petrolio!», orribile vero? Dite che l’acqua del rubinetto sa di cloro?

Modi di dire aggiornati trovati qua e là

Non ci sono più le mezze stagioni, ma nemmeno quelle «intere»!

L’autunno caldo (ma non per le vertenze sindacali).

Chi dice donna dice danno (perché i tornadi e gli uragani hanno in genere nomi femminili???).

Victor Hugo, molti anni fa, ma è attuale ancora oggi scrisse: «È triste che la natura parla e il genere umano non ascolta».

Pollice verso! Trump Down! Da p. 315 scopriamo perché occorre fermare il presidente degli Stati Uniti, perché occorre sperare che le prossime elezioni non lo riconfermino, perché occorre votare (chi è là, oltreoceano) per un altro candidato, ad ogni costo, perché qualsiasi cosa è meglio dello strano albino…

Gli inverni di una volta non esistono più… … e nemmeno – ricordate? – il colore rosso-corallo. I coralli impallidiscono per il troppo caldo, che tristezza!

E i profughi? Ne esiste una nuova categoria, lo sapevate? I profughi climatici. Quindi abbiamo poco da lamentarci – ancora una volta – noi qui, nell’Occidente ricco (e anche nell’Oriente ricco per la verità) compiamo scelte che in altri Paesi obbligano gli abitanti a fuggire. Dobbiamo accoglierli e aiutarli non a casa loro, perché la loro casa l’abbiamo distrutta e resa inabitabile proprio noi!

Quasi alla fine, una proposta

S’intitola Se fossi presidente del Consiglio e Luca Mercalli ci illustra il suo personale Programma, fatto di FIL (Felicità Interna Lorda) al posto del PIL, di materie obbligatorie a scuola come Istruzioni per l’uso del pianeta Terra, di blocco totale della cementificazione, di ecodesign, di abbandono delle grandi opere e altro ancora, nemmeno tanto impossibile!

Il paragrafo (3 pagine) termina con una «sgridata» (ancora troppo gentile, secondo me) rivolta a chi legge: «Tranquilli, niente paura, riprendete la festa. Non sono mica il presidente del Consiglio» (p. 254).

Peccato (dico io), ma almeno leggiamola e pensiamoci su.


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