Crisi può significare pericolo e opportunità | John Scales Avery

9 giugno 2020 – In cinese scritto, la parola “crisi” è rappresentata da due ideogrammi. Uno di questi, preso da solo, significa “pericolo”, l’altro “opportunità”. Una crisi porta quasi sempre a grandi cambiamenti. C’è il pericolo di cambiamenti in peggio. Ma c’è anche l’opportunità di cambiare la società in meglio, di riformarla e migliorarla. Entrambe le strade sono presenti in una crisi come l’attuale. Dobbiamo impegnarci con tutte le nostre forze per far sì che la società prenda la strada giusta.

La crisi attuale

Nel mezzo della pandemia di COVID-19, che è una crisi di per sé, in molte città americane sono scoppiate imponenti proteste per l’uccisione insensata, da parte della polizia, di un altro uomo di colore: George Floyd. Il paese è profondamente diviso. In tutto il mondo ci sono state proteste anti-razziste, in parte in sintonia con i manifestanti statunitensi e in parte perché il razzismo esiste in molti paesi.

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Donald Trump, che è stato eletto in base a una piattaforma apertamente razzista, e che durante il suo mandato è stato razzista in parole e azioni, ha reagito minacciando di usare l’esercito contro i cittadini del suo paese, definendo i manifestanti “delinquenti e perdenti” e dicendo ai governatori: “Se non dominate, state sprecando il vostro tempo”.

Dopo essersi nascosto in un bunker della Casa Bianca, Donald Trump ha ordinato agli ufficiali di fargli strada in modo che potesse essere fotografato con una Bibbia in mano davanti alla chiesa episcopale di San Giovanni. Le forze armate hanno usato gas lacrimogeni e bombe accecanti contro manifestanti pacifici in Lafayette Square.

Le minacce di Trump di usare le truppe federali sono state eccessive anche per il Segretario alla Difesa, Mark Esper, che ha insistito sul fatto che il personale militare “deve essere usato come ultima risorsa, e solo nelle situazioni più urgenti e gravi”.

Un altro rimprovero è venuto dall’ex segretario alla Difesa di Trump, James Mattis, che ha detto: «Donald Trump è il primo presidente nella mia vita che non cerca di unire il popolo americano. Sappiamo che siamo migliori dell’abuso di autorità a cui abbiamo assistito in Lafayette Square. Dobbiamo rifiutare e ritenere responsabili coloro che, occupando una carica, si facessero beffe della nostra costituzione».

Che cosa succederebbe se Trump perdesse le elezioni del 2020, ma rifiutasse di rinunciare alla Casa Bianca, sostenendo che i voti non sono stati conteggiati correttamente? L’esercito lo sosterrebbe? Questo pericolo deve essere considerato. Dobbiamo ricordare la testimonianza di fronte al congresso dell’ex socio di Trump, Michael Cohen, che disse: “Temo che, se perderà le elezioni nel 2020, non ci sarà mai una transizione del potere pacifica”.

La grande depressione portò Hitler al potere

L’attuale pandemia di COVID-19 ha avuto un impatto enorme sull’economia. Gli economisti temono che produrrà una depressione paragonabile alla Grande Depressione degli anni ’30. È interessante confrontare ciò che accadde allora con quanto potrebbe accadere oggi.

La Grande Depressione portò Hitler al potere. Prima della depressione economica, i nazisti erano un partito piccolo, che aveva ottenuto solo il 3% dei voti alle elezioni del Reichstag nel 1924. Ma nelle elezioni del 1932, i nazisti ottennero il 33% dei voti, più di qualsiasi altro partito. Nel 1933 Hitler fu nominato cancelliere e capo del governo tedesco.

In Danimarca, la grande depressione portò alla riforma sociale

In netto contrasto con quanto accadde in Germania, la crisi della Grande Depressione portò la Danimarca alle riforme sociali che resero il paese prospero e felice come lo è oggi.

Il 30 gennaio 1933, rappresentanti dei sindacati e degli imprenditori si incontrarono nell’appartamento del primo ministro danese Thorvald Stauning. Per tutto il giorno, e fino a notte fonda, discussero possibili soluzioni alla crisi economica, ma non si accordarono. Alla fine, dopo mezzanotte, Stauning offrì del whisky ai suoi ospiti sfiniti, per farli rilassare un po’. Come per magia, il whisky sembrò dissolvere le differenze che separavano i delegati e fu raggiunto un accordo storico, che si rivelò il modello dello stato sociale danese.

La Danimarca ha tasse molto alte, ma in cambio  i suoi cittadini ricevono molti servizi sociali, come l’assistenza sanitaria gratuita. Le tasse sono nettamente progressive, quindi i ricchi pagano molto e i meno ricchi molto poco. Pertanto, in Danimarca il contrasto tra ricchi e poveri è molto ridotto. Questa è una forma di socialismo, ma, allo stesso tempo, la Danimarca ha un’economia di mercato.

Se gli studenti sono ammessi all’istruzione universitaria, le tasse scolastiche sono gratuite ed essi ricevono un’indennità per le loro spese di soggiorno. Le madri, o in alternativa i padri, possono prendere un congedo retribuito fino a 52 settimane dopo la nascita di un bambino. Successivamente, è sempre disponibile un asilo nido, in modo che le madri possano tornare al  lavoro. Quando il bambino è troppo grande per l’asilo nido, sono sempre disponibili centri diurni.

Per i bambini in età scolare c’è il doposcuola, dove possono praticare arti e mestieri o altre attività sotto sorveglianza fino a quando i genitori tornano a casa dal lavoro.

Nel 2017, la Danimarca si è classificata seconda al mondo (dopo la Norvegia) nel World Happiness Report (Rapporto sulla felicità nel mondo). In molti altri anni, la Danimarca si era classificata al primo posto. Nell’elaborare il rapporto, i ricercatori chiedono alle persone dei vari paesi se sono felici e registrano quante dicono “sì”. È interessante notare che in Danimarca le donne sono le più felici di tutte.

La Danimarca è stata all’avanguardia anche nell’affrontare l’emergenza climatica, dimostrando così che l’ampiamente discussa strategia del Green New Deal può effettivamente essere messa in pratica.

Che strada prenderemo?

La crisi attuale porterà senza dubbio a grandi cambiamenti, ma si tratterà dell’ascesa al potere di leader neofascisti come Trump? O i cambiamenti saranno riforme sociali, come quelle avviate in Danimarca da Stauning? Il Green New Deal farà parte della ripresa dall’attuale crisi economica? Siamo in un punto critico della storia. Ognuno di noi ha il dovere di impegnarsi con tutte le sue forze per convincere le nostre società a fare la scelta giusta.


John Scales Avery

John Scales Avery, Ph.D., fece parte di un gruppo che condivise il Premio Nobel per la Pace del 1995 per l’organizzazione delle Pugwash Conferences on Science and World Affairs (Conferenze di Pugwash su scienza e affari mondiali). È membro della TRANSCEND Network e professore associato emerito allo H.C. Ørsted Institute, Università di Copenaghen, Danimarca. È presidente del Danish National Pugwash Group e della Danish Peace Academy. Ha studiato fisica teorica e chimica teorica presso il M.I.T., l’Università di Chicago e l’Università di Londra. È autore di numerosi libri e articoli sia su argomenti scientifici sia su questioni sociali più ampie. I suoi libri più recenti sono “Information Theory and Evolution” (Teoria ed evoluzione dell’informazione) e Civilization’s Crisis in the 21st Century(Crisi della civiltà nel 21° secolo) (pdf).


TRANSCEND MEMBERS, 15 Jun 2020 | John Scales Avery – TRANSCEND Media Service

Traduzione di Franco Malpeli per il Centro Studi Sereno Regis

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