Costruire alleanze intersezionali di resistenza durante il Covid-19 | Andie Markowitz

Sebbene il coronavirus stia ponendo drammatiche sfide a livello globale, gli attivisti possono utilizzare questo momento per rafforzare il sentimento di solidarietà tra i vari movimenti.

Una dimostrazione della BQIC (Black Queer & Intersectional Collective) per la pari dignità dei trans neri, per le strade di Colombus, la capitale dello Stato dello Ohio. (Instagram/Ben Willis @lowrcaseb)

La pandemia ha reso ancora più urgente la necessità di adottare, nella resistenza, un approccio intersezionale.

Le comunità nere risultano essere molto più vulnerabili e suscettibili rispetto al coronavirus, e, spesso e volentieri, le comunità “non documentate”, ignorate, non ricevono alcun tipo di assistenza da parte dal governo. I membri delle comunità LGBQ+ e TGNC rischiano di vedersi voltare le spalle da un medico che non riconosce e, quindi, non rispetta, la loro identità. Chi sta attualmente vivendo senza fissa dimora sa cosa significa non avere un posto in cui potersi riparare… ma, nel frattempo, migliaia di alberghi rimangono completamente vuoti. I detenuti continuano a essere sfruttati per il loro lavoro senza ricevere alcun tipo di protezione, sebbene le carceri siano tra i luoghi maggiormente sovrappopolati.

È innegabile che chi ci governa, chi ha il potere, ha interesse a proteggere principalmente se stesso e i suoi profitti. Anche durante un’epidemia globale, i ricchi rimangono al sicuro, mentre le esigenze di chi non ha risorse né autorità continuano a essere tragicamente sottovalutate.

Sebbene le generazioni del passato abbiano lottato duramente per far sentire le proprie voci, è solo in momenti come questo, in cui i difetti e le incrinature della società sono stati messi completamente a nudo, che quelle voci vengono realmente ascoltate. E comunque, il nostro sforzo non può limitarsi ad ascoltare.

Ogni giorno viviamo qualcosa di inaspettato e senza precedenti, e non abbiamo idea di come apparirà il mondo alla fine di tutto questo. Sotto certi aspetti, il non sapere è insopportabilmente spaventoso, ma allo stesso tempo può anche essere visto come un’opportunità per attuare il vero cambiamento. Al fine di non replicare i regimi opprimenti del passato, causa delle disuguaglianza del presente, dobbiamo agire in maniera consapevole e collaborativa. Dobbiamo intervenire come una collettività, essere disposti a imparare e a crescere, continuando ad ascoltare quelle voci, troppo spesso messe da parte. Abbiamo bisogno di alleanze intersezionali di resistenza. Ma che significa? Come possiamo fare in modo che tutto questo accada veramente? Prima di tutto, analizziamo questa parola.

L’intersezionalità è un termine proposto nel 1989 da Kimberlé Crenshaw per definire le sovrapposizione di identità sociali e i modi in cui queste possono essere soggette a particolare discriminazioni da parte dei sistemi autoritari e opprimenti. La Crenshaw ha usato questo concetto per descrivere la battaglia delle donne nere nella sfera legale, e le minacce e le vulnerabilità a cui sono continuamente esposte.

Ma l’idea di “intersezionalità” risale al discorso di Sojourner Truth del 1850, Ain’t I A Woman?, sulla sua lotta, in quando donna nera, al fianco del movimento delle suffragette. Ritroviamo questo concetto anche nello statuto del Combahee River Collective (n.d.r. un collettivo di femministe nere, attivo a Boston dal 1974 al 1980), in cui vengono sviscerati tutti quei sistemi intrecciati e interbloccati, che pongono un importante ostacolo al reale compimento del processo di liberazione. Utilizzare una lente intersezionale nella nostra quotidianità deve essere la priorità per poter comprendere e, quindi, soddisfare, i bisogni di ciascun componente della comunità. Senza questa lente, continueranno a essere solo i privilegiati a trarre vantaggio dai movimenti attivisti.

Evento di inaugurazione della Columbus Community Pride nel 2018, in onore del Black 4 Pride, un gruppo che partecipò al Columbus Pride Parade, in Ohio (Instagram/Ben Willis @lowrcaseb)

La resistenza è la battaglia di chi vuole sopravvivere, combattere ed eradicare i sistemi di oppressione e violenza che continuano a minacciare le comunità emarginate, soprattutto quelle costitute da una moltitudine di identità particolarmente vulnerabili. La resistenza è essenziale per costruire quel mondo libero e giusto che abbiamo tanto sognato. Dobbiamo resistere alle strutture e ai sistemi oppressivi, che provano con tutte le loro forze a mantenere il controllo su di noi. Ma la resistenza deve essere condotta attraverso una lente intersezionale, se vogliamo la vera liberazione. Questo significa che quando decidiamo di dar vita ad alleanze, coalizioni e movimenti, dobbiamo sempre e comunque tener conto delle comunità coinvolte e del modo in cui queste possono eventualmente risentirne.

Come è possibile creare questo tipo di coalizioni? In Columbia, Ohio, il collettivo Black Queer & Intersectional è un chiaro esempio di approccio intersezionale alla resistenza.
La loro missione è fondata sulla consapevolezza che le libertà di ciascuno di noi sono fortemente interconnesse tra loro, e così le loro azioni acquisiscono maggiore valore proprio perché coinvolgono più comunità diverse.

Un report della Black Alliance for Just Immigration fornisce vari esempi del modo in cui le organizzazioni hanno incorporato questa lente intersezionale nel loro approccio, costruendo relazioni all’interno di più comunità e tra le stesse. Online è possibile raccogliere facilmente una serie di indicazioni e consigli, riassumibili in tre punti – connessione, partecipazione e educazione. Sebbene a causa del distanziamento sociale il processo possa aver subito delle variazioni, è comunque possibile utilizzarlo nella missione di oggi.

Costruire la solidarietà

Il primo passo per sviluppare queste alleanze è creare un legame. È fondamentale che tutte le identità presenti  nel movimento e i loro punti di vista siano ascoltati e rispettati. Questo implica fare uno sforzo per sensibilizzare e rafforzare la consapevolezza rispetto al modo in cui i sistemi oppressivi, come il capitalismo, il patriarcato e il razzismo, influenzino negativamente le vite di ciascun membro della comunità. Questi legami creano qualcosa di più profondo di una semplice alleanza con un’altra collettività o movimento. Creano quel sentimento di solidarietà necessario per potersi supportare a vicenda e lavorare insieme. Al fine di assicurare una partecipazione equa, è essenziale condurre un’analisi dei potere e dei privilegi per se stessi e per coloro con i quali si creerà tale legame.

Un manifestante nonviolento arrestato dalla polizia alla Columbia durante la dimostrazione Free Masonique del 2019, organizzata dalla Columbus Freedom Coalition (Instagram/Ben Willis @lowrcaseb)

Per creare un legame con un movimento diverso da quello di cui si è parte, è fondamentale instaurare una forma di dialogo aperto, finalizzato alla comprensione reciproca e alla condivisione di esigenze ed esperienze individuali. Tuttavia, ciascuna comunità agisce diversamente in base alla sua posizione e alle risorse disponibili, soprattutto in momenti di crisi come questo che viviamo oggi a causa del Covid-19. È importante essere consapevoli che non tutti sono interessati a raggiungere gli stessi obiettivi, ma lasciare la porta aperta a chiunque voglia stabilire delle connessioni è vitale per mantenere l’integrità di questo tipo di relazioni.

Questa solidarietà può emergere in un rent-strike (n.d.r. sciopero degli inquilini, i quali rifiutano di pagare l’affitto) organizzato per proteggere chi non può pagare l’affitto, al quale partecipa anche chi invece ha la disponibilità economica per farlo. Il potere di uno sciopero del genere deriva dalla scelta da parte degli affittuari di essere solidali l’un con l’altro, di creare un fronte compatto. Ma quando questo accade, emerge un tipo di solidarietà più ampia di quella prettamente “condominiale”: a protestare è un movimento nazionale, indignato per le ingiustizie e le disuguaglianze legate alla emergenza abitativa, alla disoccupazione e alla lotta di classe.

Prendersi cura della comunità come forma di resistenza

Una volta costruita la solidarietà, bisogna trasformare le idee in azione. Nel farlo, la lente intersezionale può essere un valido strumento per assicurare che le voci più vulnerabili siano ascoltate e incoraggiate. L’emergenza coronavirus ha enfatizzato e aggravato una serie di problematiche già presenti nelle nostre società, lasciando molte comunità “scoperte”, senza protezione. E, in assenza di aiuti statali, il prendersi cura di queste comunità è uno dei modi migliori per prestare assistenza e supporto agli individui.

La redistribuzione della ricchezza e delle risorse tra le comunità che sono state storicamente e sistematicamente ignorate e messe a tacere è un atto di resistenza. I nostri governi non sono interessati ad ascoltare queste voci, quindi è nostro dovere creare un ambiente sicuro e solidale.

Riconoscere l’esistenza di una molteplicità di comunità e movimenti, e utilizzare la loro prossimità al potere e alle risorse, può aiutare a organizzare la redistribuzione in modo efficace ed equo.  A tale scopo, sono state avviate numerose reti di soccorso reciproco in tutto il mondo – assicurando supporto e organizzando gli obiettivi diversi, ma tutti finalizzati a proteggere le comunità più vulnerabili.

Manifestazione per la pari dignità dei trans neri, organizzata dalla BQIC (Black Queer & Intesectional Collective) in Columbia, Ohio.

Costruire legami non solo per le comunità di oggi ma, in particolare, per quelle di domani: questo deve essere il fine ultimo. È importante ribadirlo soprattutto nel pieno di un’emergenza sanitaria globale, durante la quale è semplice scivolare verso mobilitazioni “da panico”, di breve durata e prive di strategia.  Proprio ora, l’urgenza ricade sui bisogni e le paure delle comunità più suscettibili e fragili. E noi dobbiamo agire in modo programmato, consapevole e flessibile.

In Emergent Strategy, Adrienne Maree Brown descrive l’”adattamento intenzionale” come la capacità di perseguire fino in fondo gli obiettivi di un movimento e orientare il suo operato attraverso una serie di cambiamenti e trasformazioni che sono considerate inevitabili e costanti. Questo non significa adattarsi meccanicamente alle disfunzioni dei sistemi sociali odierni, quanto piuttosto pianificare come venire agli obiettivi fondamentali del movimento, sulla base delle scelte effettuate dagli attori principali del processo decisionale.

E se ci prendessimo un momento di pausa per definire questi obiettivi e valutare le priorità post-pandemia? Cosa potrebbe accadere se resistessimo alle aspettative capitaliste di irrefrenabile produzione, e decidessimo di essere lungimiranti e consapevoli?

Pillole di resistenza

Nel processo di costruzione di questo tipo di alleanze, la componente educativa è rappresentata dalle strategie utilizzate per far crescere il movimento e diffondere le informazioni. Una volta instaurato un sentimento di solidarietà tra le comunità, come si procede?  Qual è la forza aggregante in grado di mantenere il legame e favorire la crescita di un movimento così articolato e poliedrico?

Teoricamente, un’analisi condivisa di potere, repressione e posizione della comunità, agisce da collante, mantenendo i vari movimenti connessi tra loro. Nonostante le difficoltà derivanti dai differenti background di ciascun individuo, c’è sempre un obiettivo comune che consente di portare avanti il lavoro insieme. Nel momento in cui componenti della comunità crescono di numero e imparano ad adattarsi ai cambiamenti, un’analisi del genere può fungere da guida nel processo decisionale e nella valutazione delle priorità. È in questo modo che si apre la possibilità di attuare una reale trasformazione.

Una comunità fortemente connessa è in grado di assicurare maggiore sostegno e assistenza ai suoi membri. Come consiglia Brown in Emergent Strategy: fatti vedere, sbaglia, accetta le tue più interne poliedricità e chiedi – e ricevi – quello di cui hai bisogno. Sii  presente nella tua comunità e mostrati per quello che sei. Concedi a te stesso lo spazio per sbagliare, perché è in quello spazio che si impara e si cresce. Accetta le tue complessità e accogli i tuoi conflitti interiori, e sappi che questi conflitti sono prova della tua abilità di abbracciare un moltitudine di verità e di stabilire in maniera critica la prossima decisione. Chiedi ciò di cui hai bisogno – può essere frustrante, ma anche molto liberatorio.

Questo lavoro non può essere fatto in solitudine, e le alleanze intersezionali per la resistenza sono intese proprio per unire le persone, i gruppi e i movimenti, cosicché il nostro potere collettivo possa essere usato al meglio per supportarci a vicenda e combattere con vigore per la nostra libertà. Quando i governi non possono – o non vogliono – soddisfare i bisogni dei popoli, noi, i popoli, non possiamo voltarci le spalle. Dobbiamo esserci e cercare forza e protezione l’uno nell’altro.


Andie Markowitz

Andie Markowitz si è recentemente laureata presso la Silberman School of Social Work presso il Hunter College con specializzazione nell’organizzazione, pianificazione e sviluppo di comunità. Attualmente lavora presso un’agenzia di salute mentale a Brooklyn, New York, fornendo cure terapeutiche per adulti con gravi malattie mentali. Ha anche un background nella facilitazione di giovani e adulti, il sostegno e l’impegno della comunità e la prevenzione della violenza contro l’odio.


Fonte: Waging Nonviolence

Traduzione di Benedetta Pisani per il Centro Studi Sereno Regis

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.