Dove posiamo lo sguardo | Gianni D’Elia

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In questo tempo si impone a noi l’evidenza e l’importanza del volto, dello sguardo.

Volti spesso celati dalle mascherine, anche quando non necessarie o addirittura dannose. Per paura, per obbligo, per protezione di sé o degli altri, per avvio di una moda.

Chissà quante persone che indossano con convinzione, con determinazione e quasi con orgoglio la mascherina magari fino a tre mesi fa, criticavano le donne che per loro cultura, mostrano solo gli occhi.

Lungo i marciapiedi, nei negozi, in coda, di corsa o in bicicletta, emergono gli occhi e gli sguardi al di sopra delle mascherine. Occhi e sguardi intensi, sfuggenti, malinconici, bassi, altezzosi, impauriti, seri, allegri, caldi, freddi o tiepidi. Sguardi pieni di speranza o di pessimismo, a volte indifferenti o carichi di partecipazione umana.

Alcuni giorni fa, chi ha alzato lo sguardo alle frecce tricolori che sfrecciavano su Torino e sull’Italia, e tra qualche giorno sfrecceranno ancora, cosa ha guardato?

Quando lo sguardo si posa su uno spettacolo del genere, cosa si vuole vedere o cosa si mostra a noi?

Dove abbiamo bisogno di posare i nostri sguardi, con o senza mascherina?

In fondo, sta sempre a noi decidere di rivolgere il nostro sguardo alla forza, alla velocità, all’inaudito sperpero, alla manipolazione in nome dell’unità nazionale o di una “missione di pace”.

Oppure, se posare lo sguardo compassionevole o benevolo all’altro che ci passa a fianco, chiunque sia. Per rivolgere sguardi che restituiscano fiducia, coraggio, comprensione, apertura.

Almeno sui nostri sguardi e dove decidiamo di posarli, chi ha potere non lo ha fino in fondo. Sta a noi girare il volto e i nostri occhi in basso, in alto o in orizzontale.

E se proprio alziamo lo sguardo sia per il cielo e le nuvole che corrono. Sia per la luna, le stelle, il gabbiano o il mistero della vita.

Si, sta a noi decidere dove posare i nostri occhi perché si riempiano di più luce, di più gioia, di più comprensione delle cose, di noi stessi, degli altri.

Bruno Chenu in Tracce del volto scrive: «…se certi sguardi oggettivizzano, altri destano e vivificano…»; il poeta René Char aggiunge: «…solo gli occhi sono ancora capaci di emettere un grido…».

C’è in questa esplorazione del visibile un magnetismo irresistibile verso l’invisibile.Ogni sguardo è un itinerario verso la profondità nascosta: quando io guardo colui che mi guarda, non ci guardiamo semplicemente gli occhi, ci guardiamo negli occhi. Maurice Merleau Ponty lo esprimeva in altri termini: «…il visibile ha esso stesso una membrana d’invisibile…». Ogni sguardo è alla ricerca della luce piena. Ogni essere umano ha l’anima nell’occhio.

29 maggio 2020

3 risposte a “Dove posiamo lo sguardo | Gianni D’Elia”

  1. poesia….profezia….desiderio…..forse ancora una volta sarà un'altra maschera che copre quelle che gìà mettiamo ?! Lo sguardo ! quello ancora, non sappiamo nasconderlo! quello ancora dice …la verità.

    grazie

    mb

  2. Grazie, come scrive MD sei anche un poeta, il nostro occhio sia capace di raggiungere il cuore delle persone che incontriamo. Angelo Ciprari Rete Radie' Resch Roma ed ora a Torino.

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