La Permacultura come “manuale di resilienza” per soddisfare i bisogni di base durante la pandemia | Marina Martinez

Da quando è cominciata l’emergenza sanitaria che da mesi sta mettendo a dura prova il mondo intero, è incredibilmente aumentato il ricorso alle tecniche e ai principi della Permacultura, un approccio sostenibile e consapevole alla conservazione etica di tutti gli ecosistemi produttivi che hanno la diversità, la stabilità e la flessibilità degli ecosistemi naturali.

Flickr – Local Food Initiative

Oltre al grave impatto che il virus sta avendo sui sistemi sanitari internazionali, la società globale si trova a dover affrontare quotidianamente molti altri problemi, dall’accesso limitato a cibo, acqua e servizi igienici, alla persistenza di un sistema economico che comporta brutali conseguenze sulla biodiversità e sul clima.

Oggi, più che mai, è fondamentale ripensare al modo in cui viviamo e agiamo. La Permacultura, o “cultura permanente”, elaborata dallo scienziato australiano Bill Mollison, fornisce una serie di principi etici e DIY (do it yourself) per affrontare quelle tematiche.

 I problemi si fanno via via più complessi, ma le soluzioni restano semplici.

La Permacultura, unendo sorprendentemente alcune tecniche antiche con le più moderne tecnologie, offre a tutti la possibilità di provvedere alla propria sussistenza, in modo autonomo e in armonia con la natura. I principi cardine di questo stile di vita, infatti, sono la Cura del Pianeta, la Cura delle Persone e la Condivisione Etica. Inoltre, costituisce uno strumento di cui tutti possono usufruire per intraprendere un percorso di resilienza e risolvere le sfide più critiche e pericolose dei nostri tempi.

Elaborato alla fine degli anni ’70, il concetto di permacultura si è diffuso in tutto il mondo e, oggi, i suoi insegnamenti sono praticati da migliaia di persone, a livello individuale, comunitario, nazionale e internazionale.

Dall’incapacità di agire al cambiamento positivo

La Permacultura mi ha regalato l’entusiasmo per intervenire attivamente nel mondo. Nel momento in cui acquisiamo questa consapevolezza, modifichiamo radicalmente la nostra percezione rispetto alle capacità dell’uomo  di cambiare le cose: dall’incapacità di agire all’entusiasmo di cambiare.

Aranya Austin

 Aranya Austin in azione! (Learn Permaculture)

Riutilizzare l’acqua piovana, evitare gli sprechi di acqua, cibo ed energia, contribuire allo sviluppo di un’economia equa e rispettosa dei diritti umani…

I Permaculture Design Courses, vere e proprie lezioni per imparare l’arte pratica della permacultura, consentono a tutti di cimentarsi in un processo sostenibile per ripristinare l’equilibrio di quei sistemi che sono alla base della vita. Apprendere per poi diffondere, dando vita al ciclo virtuoso della gestione etica e creativa della Terra.

Aranya Austin, educatore di permacultura nel Regno Unito, ha tenuto più di 90 PDC e oggi offre il suo contributo a chi ha voglia di sfruttare la quarantena in modo costruttivo e innovativo, regalando preziosi consigli online.

La Permacultura offre la possibilità di acquisire competenze utili nella vita di tutti i giorni, che la scuola in primis dovrebbe trasmettere ai bambini. Prima fra tutte, la capacità di osservare. Osservare tutto ciò che la società, nella sua continua corsa contro il tempo, ha lasciato indietro.

Negli Stati Uniti, un’organizzazione culturale chiamata Permaculture Rising ha lanciato un’iniziativa online per aiutare le persone a imparare a soddisfare le loro esigenze in termini di cibo, acqua, energia e altri elementi essenziali in modo resiliente e sostenibile per l’ambiente. Gli educatori, Andrew Millison e Marisha Auerbach, hanno insegnato oltre 100 PDC attraverso la bioregione Cascadia e all’estero. Attualmente insegnano permacultura alla Oregon State University e al Portland Community College, anche attraverso corsi online e materiali di approfondimento gratuiti. (In questo talk su SoundCloud, Millison e il suo ospite discutono su come la Permacultura può rispondere all’emergenza coronavirus).

«Speriamo di essere una fonte di ispirazione e conoscenza per tutti coloro che vogliano ridurre il loro impatto ambientale, impegnandosi a livello locale e comunitario», ha affermato Marisha Auerbach, co-fondatrice della Permaculture Rising e membro della Permaculture Institute of North America.

Raccontando un po’ di sé,  la Auerbach ha suggerito alcune idee per inserire gradualmente (e in modo sorprendentemente semplice) gli insegnamenti della cultura permanente nella propria vita quotidiana.
Dal come prendersi cura dell’orto, trasformando gli scarti organici in fertilizzante naturale e utilizzando l’acqua piovana per innaffiare le piante, al limitare il più possibile gli sprechi energetici, installando un pannello solare sul tetto e attivando un biodigestore che consenta di cucinare pranzo e cena in modo ecosostenibile.

Trasformare i problemi in soluzioni

Il pianeta si trova costantemente di fronte ad allarmanti sfide e angoscianti problemi. Grazie a uno stile di vita più consapevole e “permanente”, noi possiamo decidere di essere parte attiva della soluzione.

La Permacultura, infatti, parte dal presupposto che tutti hanno il potere di trasformare i problemi in soluzioni.

 La terra di Luwayo Biswick ospita più di 300 tipi di colture diverse. Una splendida testimonianza degli effetti positivi della Permacultura (Permaculture Paradise Institute / Never Ending Food)

In Malawi, le politiche agricole hanno avuto effetti devastanti sulla popolazione. Il governo, infatti, ha incentivato la produzione e il consumo di mais, un cereale con valori nutrizionali piuttosto bassi originario dell’America centrale, trascurando invece le coltivazioni locali, ben più ricche di nutrienti. In questo modo, non solo ha inasprito lo stato di povertà già diffuso nel paese, ma ha anche determinato un drammatico aumento dei casi di malnutrizione.

Per affrontare il problema, due designer di permalcultura, in collaborazione con la comunità, hanno ideato il progetto “Never Ending Food”, finalizzato a rilanciare le colture tradizionali, così da migliorare non solo le condizioni fisiche, ma anche quelle economiche, aiutando i piccoli agricoltori a diversificare  i propri terreni, senza dover dipendere dall’importazione.

Il progetto ha avuto un gran successo, tanto da spingere le scuole del Malawi a introdurre nel programma di studio anche lezioni di Permacultura.

Di fronte al rischio di un’insufficienza globale di beni di prima necessità – sempre più tragicamente concreto a seguito delle misure adottate per contrastare il coronavirus, e dell’impatto del cambiamento climatico sull’ambiente – tutti potremmo potenzialmente trarre vantaggio dalle tecniche della permacultura, quanto basta almeno per produrre in autonomia il cibo che portiamo sulle nostre tavole.

Robin Clayfield, ha vissuto per più di 30 anni in un ecovillaggio, il Crystal Waters Permaculture Ecovillage, in Australia, dove il cambiamento climatico sta avendo conseguenze sconvolgenti sull’ambiente, a causa dei continui incendi innescati dalle temperature eccessivamente calde.

Clayfield ha spiegato che nelle regioni subtropicali sono due i periodi dell’anno in cui è particolarmente difficile coltivare: durante la stagione più umida, perché le piante tendono a marcire a causa dell’eccessiva umidità, e durante la stagione più secca quando, al contrario, il terreno è troppo asciutto e poco fertile.

L’obiettivo perseguito dal Crystal Waters è proprio quello di aiutare la comunità ad adattarsi al cambiamento climatico utilizzando le tecniche che la permacultura offre per migliorare l’ecosistema e controllare con maggiore consapevolezza l’uso dell’acqua durante i periodi di alluvioni e siccità.

Molti residenti del villaggio costruiscono dei piccoli orti nel giardino, raccolgono l’acqua piovana in delle taniche sistemate sui tetti e irrigano le terre ricorrendo all’antica pratica delle fosse.

La comunità della Crystal Waters, nel sud-est del Queensland, in Australia, conta più di 200 persone, provenienti da almeno 16 Paesi. (Facebook/ Crystal Waters Eco Village)

Nel descrivere l’atteggiamento cooperativo che la vita di comunità inevitabilmente insegna, Clayfield ha sottolineato l’importanza del lavoro di squadra per poter essere realmente auto-sufficienti.

 In un ecovillaggio ciascun individuo svolge un compito utile alla comunità.

La Crystal Waters adotta diverse strategie per rendersi autonoma, incentivando la produzione e il consumo di prodotti locali. Ogni mese, infatti, gli abitanti organizzano un grande mercato all’interno del villaggio, dove l’apertura di panifici e caffetterie si è rivelata una componente imprescindibile al fine di strutturare con un approccio “sociocratico”  interazioni sociali più solide e in armonia con l’ambiente.

Il percorso verso un futuro migliore per tutti

Scienziati, medici e biologi hanno affermato che, anche questa volta, il virus ha avuto origine nel mondo naturale ed è stato trasmesso all’uomo tramite il contatto con un pipistrello.

Dai numerosi studi condotti sulle più recenti epidemie, come la Malaria, l’Ebola, la SARS e molte altre ancora, infatti, è emerso che queste sono state determinate dal gravoso impatto dell’uomo sull’ambiente, a dimostrazione del fatto che il miglior modo per prevenirle è preservando la biodiversità.

Ovviamente, per proteggere la natura è essenziale cambiare radicalmente il sistema di produzione-consumo delle società odierne. E la Permacultura  può aiutare in questo processo, a partire dal prendersi cura del proprio orto, fino a utilizzare la carta igienica in modo alternativo e divertente.

Usi alternativi della carta igienica. (Facebook/Brenna Quinlan)

La permacultura sta gradualmente proiettando l’umanità in processo di fondamentale transizione dalla condizione di consumatori passivi  e dipendenti da sistemi socioeconomici strutturalmente sbagliati, ingiusti e non sostenibili, a quella di cittadini attivi e volenterosi di cooperare per una risoluzione creativa dei problemi.

Quello che la cultura permanente offre a chiunque voglia lasciarsi ispirare è un vero e proprio “manuale di resilienza”, per non perdere mai  l’entusiasmo e la volontà di provare la novità per attuare il cambiamento.


Marina Martinez

Marina Martinez è una biologa brasiliana, scienziata ambientale e scrittrice freelance. I suoi scritti riguardano questioni relative alla salute, allo sviluppo sostenibile, all’economia politica e alla trasformazione socioculturale. Scrive su Medium @MarinaTMartinez


Fonte: Waging Nonviolence

Traduzione di Benedetta Pisani per il Centro Studi Sereno Regis

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