Governo senza alibi su migranti, prezzi alimentari e carceri | Tonino Perna

Emergenze negate. Abolire i Decreti sicurezza, vigilare sulle speculazioni nel campo farmaceutico e alimentare e svuotare le carceri

La pandemia ha generato nei mass media un mondo a una dimensione, per riprendere il titolo di un famoso libro di Marcuse. Certo, e chi scrive l’ha sostenuto fin dal 4 febbraio, siamo di fronte alla più pericolosa pandemia del secolo, ma questo non significa che altre emergenze debbano essere negate, sotterrate, ignorate.

La prima riguarda la condizione dei migranti resi clandestini dai Decreti (in)sicurezza. Sono oltre 400mila i migranti a cui non è stato rinnovato il permesso di soggiorno per motivi umanitari. Un esercito di “clandestini”, creato ad arte per criminalizzare gli immigrati e mantenere alta la paura.

E’ un’emergenza negata a cui il governo Conte 2, già prima dell’arrivo del virus, avrebbe dovuto dare rapidamente una risposta abolendo i decreti criminogeni.

Ora sarà costretto a farlo se non vuole che muoia l’agricoltura italiana, come chiedono a gran voce le associazioni degli imprenditori del settore. Il paradosso è che i migranti non si possono muovere dai ghetti – da Rosarno a Foggia a Fondi – perché non possono uscire dai Comuni se non hanno un contratto di lavoro, ma non possono avere un contratto di lavoro se sono irregolari.

Rimangono in questi ghetti senza assistenza medica, in pessime condizioni igieniche, col rischio di creare una bomba sanitaria anche per gli abitanti dei vari territori.

A questo punto ci aspettiamo che i sindacati, a partire dalla Flai-Cgil e dalle U.s.b. , intervengano duramente con il governo per sbloccare la situazione e vigilino sul rispetto dei contratti di lavoro in agricoltura (dove spesso vengono registrate molte ore in meno di quelle effettuate) ora che la forza-lavoro ha il coltello dalla parte del manico. Infatti, siamo passati dalla “invasione dei migranti africani” al bisogno urgente di questi giovani africani per salvare le nostre aziende agricole.

Una seconda emergenza negata, in qualche modo collegata anche alla precedente, è rappresentata dall’inflazione strisciante nei prezzi dei generi alimentari che potrebbe presto diventare galoppante. Più evidente in campo farmaceutico, dove ci sono stati episodi di vero e proprio sciacallaggio per tutti gli strumenti di protezione sanitaria e di speculazione per alcuni farmaci e integratori, anche nel settore alimentare registriamo un aumento dei prezzi in alcuni comparti. In parte per la riduzione della produzione agricola dovuta a mancanza di manodopera, in parte per il blocco/ritardo delle materie prime importate e a nuove frizioni nelle filiere agro-alimentari.

Ovviamente i più colpiti sono i ceti a basso reddito, la cui spesa alimentare arriva a rappresentare anche il 40-50 per cento della spesa mensile, contro una media nazionale del 18 per cento. Se questo fenomeno non viene contrastato per tempo colpirà pesantemente il potere d’acquisto delle fasce sociali più fragili, come è successo quando si passò dalla lira all’euro, perché il governo Berlusconi non vigilò su catene agro-alimentari e servizi di ristorazione che raddoppiarono i prezzi.

Infine, una terza emergenza negata è quella delle carceri sovraffollate. Ben altri, ben più autorevoli di chi scrive, da Luigi Manconi a papa Francesco, hanno denunciato questo massacro. Se il governo continua a nascondersi rispetto a questo dramma umano bisognerà che altri soggetti sociali e politici glielo ricordino: non svuotare adesso le carceri, utilizzando misure alternative per i reati minori (che sono la maggioranza) significa essere complici di una strage.

Presidente Conte, lei ha acquistato una credibilità e un consenso inimmaginabili fino all’arrivo della pandemia, sappia che può – senza spesa aggiuntiva – abolire i Decreti sicurezza, vigilare sulle speculazioni nel campo farmaceutico e alimentare, e svuotare le carceri. Se non lo farà, il suo governo sarà responsabile della morte di migliaia di persone.


il manifesto, EDIZIONE DELL’11.04.2020

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