Aldo Sacchetti: uno scienziato dal volto umano | Enzo Ferrara

Aldo Sacchetti

Aldo Sacchetti: uno scienziato dal volto umano

Apprendiamo della scomparsa avvenuta a inizio marzo a Bologna di Aldo Sacchetti, nato a Teramo nel 1925, medico igienista a Bologna, fra i primissimi a occuparsi di ecologia in Italia e dei rischi profondi derivanti dall’uso sconsiderato delle risorse naturali. Un impegno testimoniato, fra gli altri suoi scritti, dalla pubblicazione di uno “Studio globale sull’inquinamento del territorio regionale, Regione Emilia Romagna” datato 1974 – la prima analisi più completa, a livello europeo, per dati e ampiezza del territorio preso in esame – e del libro “L’Uomo antibiologico. Riconciliare società e natura” (Feltrinelli 1985).

Riprendiamo qui il ricordo di Aldo Sacchetti raccolto in una lettera indirizzata al sito “Quotidiano Sanità” da Aldo Di Benedetto, dirigente medico presso il Ministero della Salute. Ringraziamo il dottor Di Benedetto e “Quotidiano Sanità” per aver concesso la ripubblicazione della lettera.

Ringraziamo anche la famiglia di Aldo Sacchetti che ha curato e reso disponibile a tutti un sito con una raccolta dii suoi preziosi scritti, lezioni e interventi video https://aldosacchetti.wordpress.com/

Enzo Ferrara

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Gentile Direttore,

Aldo Sacchetti, illustre scienziato dal volto umano e medico di sanità pubblica si è spento serenamente in Bologna, alla veneranda età di 95 anni. Una figura schiva, dal grande rigore scientifico, antesignano di una cultura che stenta ancora a emergere, fondata sull’eco-biologia, malgrado le gravi minacce alla salute del pianeta e alla salute umana. Laureato con lode in medicina nell’Università di Bologna, scelse di specializzarsi in Igiene nel solco d’un grande parente Giovanni Petragnani direttore generale della Sanità pubblica dal 1935 al 1943, quando non esisteva ancora un ministero della sanità o della salute.
 
Medico provinciale a Lucca poi a Siena, negli anni che seguirono il trasferimento delle funzioni amministrative alle regioni, previsto dalla Legge 281/1970, prima dell’istituzione del Servizio Sanitario Nazionale, Aldo assunse l’incarico di responsabile e coordinatore del Servizio di Igiene Pubblica della Regione Emilia Romagna. 
 
Qui, egli sperimentò la propria vasta responsabilità tecnica oltre la sfera burocratica, occupandosi dei rischi derivanti dall’inquinamento e degli impatti sulla salute umana cagionati da uno sviluppo industriale pervasivo e insostenibile. Il che lo indusse a scrivere “Sviluppo o salute. La vera alternativa” (1981), volume documentatissimo e vivace nei contenuti, arricchito dalla sua speciale esperienza di sanita pubblica, insignito nel 1981 del Premio Speciale Firenze Ecologia. L’opera metteva a fuoco la gravità della subdola e sfuggente aggressione alla fisiologia cellulare degli organismi viventi di un gran numero di nuove molecole xenobiotiche, immesse nell’ambiente dalle attività antropiche, del tutto estranee ai processi vitali e ai tradizionali adattamenti evolutivi di organismi e sistemi biologici.

 
Una sfida questa senza precedenti alle radici della vita, cui reagire con una presa di coscienza igienistico-ecologica. Al riguardo, riporto un passaggio significativo del libro che rispecchia le problematiche e le attenzioni di quell’epoca: “La tutela igienica della vita non sembra davvero riguardare seriamente i grandi partiti politici, il cui tessuto culturale, tutto centrato sulla cardinalità degli interessi economici e dello sviluppo produttivo, è intrinsecamente inadatto a valorizzare e salvaguardare esigenze biologiche incomprimibili quanto ardue a conciliare con siffatti interessi.
 
L’argomento viene accuratamente evitato, preferendosi parlare piuttosto di ecologia che di salute, e quando proprio è ineludibile affrontarlo lo si fa in termini di rasserenante sicurezza, vantando indirizzi programmatici, ma astenendosi poi dal farli valere nel concreto delle trattative che periodicamente si susseguono per la formazione dei programmi di governo e degli instabili equilibri di potere ad essi sottesi. Né mai è accaduto che un partito ponesse i problemi di igiene pubblica quale discriminante della propria posizione. Più sconcertante ancora è che perfino quanti sono politicamente preposti all’amministrazione sanitaria spesso non abbiano, o fingano di non avere, chiara consapevolezza delle insidie drammatiche cui oggi – era il 1981 – è sottoposta la salute collettiva”.
 
Calorosi furono gli inviti dei movimenti ecologisti a impegnarsi politicamente ma egli, schivo quanto eticamente determinato, ha sempre legato la sua missione scientifica e di sanità pubblica alla difesa della biosfera e della salute come normatività da trasmettere. Afflato deontologico conforme alla propria gelosa indipendenza e dignità di cui può trovarsi eloquente traccia in un manoscritto, ove egli declina la proposta della editrice Feltrinelli di presentare il suo libro più noto al pubblico “L’uomo antibiologico. Riconciliare società e natura” al Premio Glaxo 1985 per la divulgazione scientifica.
 
Rispondendo all’invito ringraziò sentitamente e chiarì di non ritenere opportuno, né coerente con lo spirito del libro, partecipare a un concorso indetto da una casa farmaceutica. In effetti nel volume si documentavano le drammatiche ripercussioni sulla salute umana dovute al macroscopico inquinamento del pianeta, causato da uno sviluppo insostenibile, con il degrado della biodiversità e degli ecosistemi e alimentato da una subcultura consumista. Ma Sacchetti si occupò anche delle emergenti malattie infettive, a suo parere innescate dal degrado antropico degli ecosistemi – come nel caso dell’attuale epidemia Covid-19 – per la scarsa attenzione alle complesse interazioni e alle dinamiche delle malattie nelle comunità floristiche e faunistiche. Gli ecosistemi intatti, in effetti, svolgono un ruolo importante nella regolazione delle malattie riducendo la probabilità di contatto e trasmissione di agenti patogeni tra esseri umani, animali domestici e selvatici.
 
Al riguardo, nel capitolo del volume dal titolo “La Rivoluzione Infettiva”, Sacchetti lanciò un monito di grande attualità al mondo della ricerca e alla politica affermando che “La grande industria, acquisito il dominio di ogni lavorazione della materia inerte, emarginando l’artigianato, è passata alla sottomissione dell’agricoltura e della zootecnia per sfruttarle come ulteriore immenso mercato ( … ) con l’obiettivo di sostituirsi alla natura nell’alimentazione delle piante e degli animali, anzi nella guida dell’evoluzione biologica ( … ) Conta solo ottenere celermente raccolti agricoli più abbondanti per unità di superficie e maggior profitto per ogni chilogrammo di carne ( … ) Le grandi zoopoli sorte in questi ultimi lustri – era il 1985 – stanno già imponendo all’uomo il proprio corteo parassitario ( … ) L’espansione continua delle zoonosi (da listerie, micobatteri, leptospire, toxoplasmi e altri protozoi, miceti e virus) lascia intravvedere che queste connoteranno sempre più nel futuro la patologia umana. E non può essere diversamente se è vero che l’epidemiologia infettiva è sempre stata sensibile alle grandi modificazioni antropologico-culturali”.
 
In “Scienza e Coscienza – L’armonia del vivente” (2002), la sua ultima e più preziosa opera, Aldo ha dedicato approfondimento e rigore, anche lessicale, rifiutando parole come “ambiente” e “ambientalismo”, fredde, atone, fuorvianti perché comprensive di materia inerte, laddove è in causa la salute della biosfera, valore vivente del nostro pianeta. Con la sua metapolitica, ha rilanciato l’autonoma legittimazione della cultura ecologista sovraordinando la difesa della natura viva all’ambiente inanimato, alla politica e alla tecnoscienza, con un forte richiamo nelle pagine conclusive dell’opera “L’ecobiologia, che da parecchi anni intendo come ‘scienza ed etica delle coerenze vitali’, è destinata a svolgere un ruolo aggregante centrale nella riorganizzazione della cultura. La sua funzione connettiva della realtà (di cui valorizza le differenze qualitative, i rapporti, le forme), compositiva delle divergenze tra il mondo dello spirito e l’ordine biologico profondo, stabilizzatrice degli orientamenti etici, corrisponde a quella unificante della religione ( … ) I nuovi statuti epistemologici di fisica e biologia convergono nel disegnare una visione del mondo né deterministica, né indeterministica: aperta alla libertà creativa ma solo nel rispetto di vincoli inderogabili”.
 
In conclusione, vorrei citare un singolare articolo, dedicato alla nascita della vita, intitolato “La sublime bellezza della maternità” dove Aldo getta luce scientifica e poetica sull’esemplare processo d’incarnazione del figlio nella madre. “Milioni di spermatozoi corrono verso l’ovocita maturo ma uno solo può penetrarlo perché in quell’istante si modifica la polarizzazione elettrica della membrana ovulare, che diviene impermeabile agli altri”…“Da quel momento si avvia uno scambio di messaggi indispensabili alla maturazione fisico-psichica di entrambi i soggetti”… “Negli ultimi due mesi il bambino ascolta la voce dei genitori, condivide gli stati emotivi materni, dorme con la madre, sembra quasi sognare con lei…L’intero fisico della madre risponde in maniera coordinata e finalizzata alle esigenze della vita nascente”… “Una visione nuova, scientifica e sacrale della maternità è l’argine da opporre al dilagante utilitarismo antivitale, a riequilibrare la società dei diritti con un più alto sentimento dei doveri”.
 
Ho avuto la fortuna di conoscere Aldo Sacchetti durante il mio percorso di vita e professionale, la sua sobrietà in apparente antitesi con il suo rigore scientifico, il suo intenso legame alla famiglia, il rapporto di continuità con il fratello Lamberto, con cui ha scritto a quattro mani e pubblicato il volume “La democrazia degli erranti” (1996). Considerate le attuali e incipienti crisi sanitarie, ecologiche e socio-economiche, ritengo che la sua opera possa rappresentare una pietra miliare salvifica e lungimirante per l’auspicato rinnovamento delle scienze eco-biologiche, della medicina e della sanita pubblica.

Aldo Di Benedetto

Componente del Gruppo di Lavoro Fnomceo “Professione, Salute, Ambiente e Sviluppo Economico”, Dirigente medico, Ministero della Salute, Direzione generale della Prevenzione Sanitaria

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