Covid–19 e diritti animali | Elena Camino

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In difesa degli animali

Peter Singer è un filosofo australiano, noto soprattutto per essere stato il pioniere del movimento per i diritti degli animali, di cui è tuttora uno degli attivisti più influenti.

Il suo testo più famoso è Liberazione animale (1975), in cui ha esposto le sue tesi contro lo specismo (il termine coniato da Richard Ryder in analogia con i termini  di razzismo e sessismo per riferirsi alla minore considerazione attribuita dagli esseri umani, sul piano morale, alle altre specie animali).

Nelle sue riflessioni egli considera particolarmente rilevante la consapevolezza che il dolore, inteso come qualsiasi tipo di sofferenza fisica o psicologica, è negativo a prescindere da chi lo provi. Anche le specie non umane sono in grado di provare dolore, e/o forme di sofferenza che vanno al di là di quella fisica (l’angoscia di una madre separata dai suoi piccoli, la noia dell’essere rinchiusi in una gabbia senza aver nulla da fare).

Secondo Singer, è proprio questo che ci rende uguali agli animali non-umani e che lo porta a ritenere che la sperimentazione scientifica sugli animali e il consumo di carne siano atti ingiustificabili, dettati unicamente dalla nostra concezione specista, profondamente radicata nella civiltà occidentale odierna.

Anche Paola Cavalieri è una filosofa, e ha pubblicato nel 1999 il libro La questione animale. Per una teoria allargata dei diritti umani (Bollati Boringhieri).

Paola Cavalieri da molti anni collabora con Peter Singer, e ha contribuito insieme a lui e ad altri/e studiosi/e a sviluppare un filone di studi, di ricerche, di riflessioni e di pratiche che rivendica l’uguaglianza dei diritti per soggetti che appartengono a specie diverse da quella umana. Insieme hanno avviato nel 1994 un progetto volto a far riconoscere i diritti legali ai grandi primati (The Great Ape Project – GAP –  Equality Beyond Humanity [1]). Il Progetto è sostenuto – ancora oggi – grazie a un’associazione internazionale che ha come scopo la difesa dei diritti dei grandi primati non umani – scimpanzé, gorilla, oranghi e bonobo, che sono i nostri parenti più vicini nel regno animale. 

I due lati oscuri del COVID-19

Mi sono stupita quando, pochi giorni fa, mi sono imbattuta in un articolo che riguardava l’epidemia da Covid-19 pubblicato in rete da questi due filosofi / attivisti. Leggendolo ho capito come mai.  Il 2 marzo, quando non era ancora evidente la diffusione mondiale del contagio da coronavirus, Peter Singer e  Paola Cavalieri [2] pubblicano insieme una lettera in cui denunciano quella che ritengono possa essere una delle cause di diffusione di questa, come di altre epidemie che in tempi recenti hanno coinvolto numeri crescenti di persone in varie parti del mondo.

Una probabile fonte del nuovo coronavirus – scrivono – si trova nei “mercati umidi”, nei quali vengono portati animali vivi, per essere uccisi davanti agli occhi dei compratori.  Simili mercati sono ancora molto diffusi in Cina, ma sono presenti anche in altri paesi, come il Giappone, il Vietnam, le Filippine.

Singer e Cavalieri (come del resto molte altre persone e istituzioni) affermano che è urgente vietare immediatamente questa pratica: non solo in quanto possibile fonte di diffusione di malattie trasmissibili all’uomo, ma anche in quanto pratiche insopportabilmente crudeli.  In questi “mercati umidi” si vendono, ancora vivi, mammiferi, pesci, rettili, uccelli, animali domestici, selvaggina… Animali di specie diverse vengono tenuti in stretta contiguità tra loro, e durante la giornata di vendita per terra si mescolano l’acqua uscita dagli acquari dei pesci, il sangue degli animali uccisi, le interiora gettate via… Già in passato sono stati emessi dei divieti temporanei sia al commercio di animali selvatici, sia ai mercati “umidi”.  Ma occorre che siano approvate leggi che bandiscano definitivamente queste realtà.

Per gli animali – sottolineano Singer e Cavalieri – questi luoghi sono un inferno in terra. Migliaia di esseri senzienti soffrono per ore prima di essere brutalmente macellati. E questa è solo una piccola parte della sofferenza che gli umani infliggono sistematicamente agli animali in tutti I paesi: negli allevamenti intesivi, nei laboratori di ricerca, nel mondo dell’intrattenimento…” 

In questo momento, in cui gli interessi vitali degli umani sono così chiaramente vicini a quelli degli animali non umani, si presenta l’opportunità di cambiare drasticamente le nostre abitudini.

Senza ancora sapere che l’epidemia dalla Cina si sarebbe diffusa in tutto il mondo, Singer e Cavalieri affermano:

I mercati in cui animali vivi sono venduti e macellati devono essere banditi non solo in Cina, ma in tutto il mondo”.

Dunque, lasciando da parte le congetture sulle possibili cause del ‘salto di specie’ del coronavirus – di cui si occupano ormai studiosi di tutto il mondo – il messaggio di Singer e Cavalieri è un appello al senso morale, che non ha bisogno di attendere i risultati scientifici.

Il COVID-19 mette in pericolo grandi primati e scimmie

E’ recentissimo il grido di allarme pubblicato sull’autorevole rivista internazionale Nature [3]:  “Il coronavirus responsabile dell’attuale pandemia costituisce una minaccia anche per I nostri parenti più stretti, i grandi primati”. Come studiosi esperti della salute e della protezione – scrivono gli Autori – sottolineiamo l’urgenza di mettere in atto – da parte di governi, ricercatori, organizzatori turistici, agenzie – ogni strategia possibile per ridurre il rischio di un contagio verso queste specie protette.

From PASA – Pan African Sanctuaries Alliance

Un gruppo di associazioni [4] impegnate nella protezione dei primati ha scritto una lettera aperta in cui si legge:

Questa è una delle lettere più difficili che ci è capitato di scrivere. I nostri cuori e pensieri vanno a tutti voi, e alle persone a voi care, in questo periodo difficile”. “Ma nello stesso tempo – continua la lettera – dovete sapere che la diffusione di virus costituisce un pericolo senza precedenti per tutti i primati e le scimmie che sono ospitati nei vari santuari di protezione nell’intera Africa”.

Infatti, in seguito alla chiusura delle frontiere e alle restrizioni sui viaggi, stanno scarseggiando medicine, veterinari e volontari che di solito si prendono cura degli animali, e c’è il timore che in queste condizioni diventi impossibile tenere aperti e funzionanti questi centri, e tenere al riparo dalla pandemia queste specie a rischio di estinzione.


[1] http://www.greatapeproject.uk/ 

[2] https://www.project-syndicate.org/commentary/wet-markets-breeding-ground-for-new-coronavirus-by-peter-singer-and-paola-cavalieri-2020-03

[3] Nature 579, 497 (2020): https://www.nature.com/articles/d41586-020-00859-y

[4] Pan African Sanctuaries Alliance: Vervet Monkey Foundation, Chimpanzee Conservation Center, Lilongwe Wildlife Trust, Sweetwaters Chimpanzee Sanctuary, Colobus Conservation, Limbe Wildlife Centre, Sanaga-Yong Chimpanzee Rescue, Chimp Eden, Tacugama Chimpanzee Sanctuary, and Lola ya Bonobo—among others.