Le centrali nucleari: c’è chi chiude, c’è chi apre… | Elena Camino

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Dopo 43 anni di servizio…

La compagnia francese EDF (Electricité De France) ha comunicato la chiusura della più vecchia centrale nucleare della Francia: il 22 febbraio 2020 è stato spento definitivamente il reattore dell’impianto di Fessenheim (situato in prossimità del confine con la Germania e con la Svizzera), che negli ultimi anni era stato oggetto di numerose manifestazioni di protesta da parte delle comunità vicine. Il secondo reattore sarà spento entro la fine di giugno 2020. 

L’operazione, iniziata la sera del venerdì, si è conclusa sabato mattina senza problemi tecnici, ma accompagnata da una protesta da parte degli operatori della centrale, un centinaio di persone. 

Nella centrale si era verificato un Incidente nel 2014, la cui gravità –  secondo i media tedeschi – era stata nascosta da parte delle autorità francesi..

Il Ministro francese per l’Energia, Elisabeth Borne, ha commentato positivamente l’evento – un passo di portata storica, a suo parere – perché è la prima volta che un reattore nucleare francese (che ne ha 58 attivi) viene spento in modo permanente. Borne ha anche assicurato che i lavoratori della centrale saranno ricollocati in altre sedi di EDF. Prima della riduzione dei dipendenti, già iniziata negli ultimi anni, la centrale di Fessenheim generava circa 2mila posti di lavoro diretti, e complessivamente circa 5 mila persone tra indiretti e indotti.

La Francia dipende dall’energia nucleare per il 75% dei suoi consumi, ma molti impianti sono ormai vecchi.  Il governo ha fissato alcuni obiettivi di riduzione della dipendenza dal nucleare, che punta a sostituire in parte con fonti energetiche rinnovabili.  

Anche la Germania sta riducendo la componente nucleare delle sue fonti energetiche: dopo il disastro di Fukushima, nel 2011 il governo tedesco decise che avrebbe chiuso entro una decina di anni le centrali nucleari ancora attive; a fine dicembre 2019 è stato spento il reattore 2 della centrale di  Philippsburg. Le sei centrali ancora attive saranno chiuse entro la fine del 2022.

Energia  nucleare e cambiamento climatico

Nonostante la vasta documentazione dei rischi ambientali e sociali delle centrali nucleari, nonché delle connessioni tra la filiera civile e la filiera militare nella produzione di materiale fissile, ci sono ancora gruppi di interesse che sostengono l’uso dell’energia nucleare come strumento per combattere il cambiamento climatico. Non fa eccezione l’Associazione italiana per il nucleare, che ha pubblicato un commento assai critico sulla decisione francese di spegnere il reattore di Fessenheim.   

http://www.associazioneitaliananucleare.it/wp-content/uploads/2020/02/Centrale_citadel_de_Fessenheim-eng-800x445.jpg

Nel comunicato si legge: “La chiusura della centrale francese andrà a sommarsi a quelle recenti di Mühleberg (Svizzera), Ringhals 2 (Svezia) e Philippsburg 2 (Germania), confermando il cattivo frangente del nucleare in Europa malgrado gli appelli ad agire in fretta per decarbonizzare il settore elettrico”.

La centrale – sottolineano – impiega circa 1200 addetti, incluso l’indotto. La fase di decommissioning è prevista durare 20 anni, con una fase preliminare di 5 anni al termine della quale tutto il combustibile esausto dovrebbe lasciare il sito per essere stoccato a La Hague.

E ancora:La chiusura delle due unità da 880 MW ciascuna causerà un aumento delle emissioni pari a 6-12 Mt di CO2 all’anno (per confronto, tutti i voli commerciali interni francesi nel 2018 hanno prodotto 5 Mt di CO2

Nel fissare l’attenzione sulla relazione tra produzione di energia ed emissione di CO2, come fanno molti sostenitori del nucleare, si  ignora volutamente la complessità del sistema: i tempi lunghi e le attività inquinanti della costruzione di una centrale nucleare;  i tempi lunghissimi (infiniti rispetto ai tempi umani) dello smaltimento delle scorie radioattive; i problemi del raffreddamento delle torri, che in una fase in trasformazione climatica  non sono più  assicurati  né dai grandi fiumi, né dalla vicinanza con il mare; i rischi per la sicurezza degli impianti, in un pianeta sempre più conflittuale e armato…

Al via negli Emirati la prima centrale nucleare araba

Pochi giorni prima che fosse spento il reattore francese, il 19 febbraio 2020 veniva messa in funzione la centrale nucleare di Barakah negli Emirati Arabi Uniti: la prima nel mondo arabo.  Ne dà notizia il giornalista Michele Giorgio (Il Manifesto, 19.02.2020), che spiega: Abu Dhabi fino a qualche anno fa si diceva pronta a investire il più possibile sulle energie rinnovabili. Ora procede rapidamente verso la produzione dell’energia potenzialmente più pericolosa.  L’impianto di Barakah è frutto della collaborazione tra un consorzio guidato da Emirates Nuclear Energy Corporation (ENEC) e Korea Electric Power Corporation (KEPCO) e di un investimento di 22,5 miliardi di Euro. Quando saranno pienamente operativi, i quattro reattori di Barakah produrranno 5.600 megawatt di elettricità, circa il 25% del fabbisogno del paese, che ha nel petrolio la propria principale fonte di approvvigionamento energetico.  Ma bisogna tener conto che il consumo di energia negli Emirati è di gran lunga superiore alla media mondiale a causa dell’uso costante dei condizionatori d’aria di fronte a temperature che da aprile a ottobre superano sempre i 40 gradi, e agli impianti di dissalazione dell’acqua marina.

Prosegue Michele Giorgio nel suo articolo: “A differenza dell’Iran, che per le sue centrali è soggetta a controlli rigidissimi previsti da un accordo internazionale firmato nel 2015 (sempre più traballante) e alla pressione politica ed economica dell’Amministrazione Usa, i monarchi del Golfo procedono senza intoppi: la loro svolta verso il nucleare non suscita preoccupazioni e interesse in giro per il mondo. Così come non genera interesse la partecipazione di Abu Dhabi alla guerra saudita nello Yemen, che ha causato molte migliaia di morti tra i civili, e alle violazioni dei diritti umani. Gli Emirati sono un generoso acquirente di armi e un partner affidabile per investimenti faraonici. Quest’anno ospiteranno l’Expo”.

L’Expo 2020 è la prossima esposizione universale, prevista e programmata presso la città di Dubai nel periodo fra il 20 ottobre 2020 e il 10 aprile 2021, con un flusso stimato di 25 milioni di visitatori.

Il nucleare nel mondo…un ciclo di vita pressoché infinito  

Un sito statistico aggiornato a febbraio 2020 ci informa che attualmente sono 52 i reattori nucleari in costruzione, la maggior parte dei quali in Cina (10) seguita da India (7), e a pari merito (4) da Russia, Emirati Arabi e Sud Corea.  In Europa ce ne sono 6 in fase di costruzione, di cui due in Ucraina e due in Bielorussia (non lontane, quindi, dal sarcofago di Chernobyl).  Sono invece 186 i reattori che finora sono stati spenti, di cui 37 negli Stati Uniti.  

Attive o chiuse, le centrali nucleari sono comunque tappe di una filiera che implica la presenza di sostanze radioattive dalla ‘culla’ (le miniere) fin quasi alla ‘tomba’: siti che punteggiano  il nostro pianeta senza che si sia finora trovata una soluzione per lo smaltimento dopo le varie tappe e soprattutto dopo il ‘funerale’.  

Secondo la IAEA (international Atomic Energy Agency) lo smaltimento – l’ultimo passo nella gestione dei rifiuti radioattivi – ha l’obiettivo di garantire la protezione dalle radiazioni delle persone e dell’ambiente per lunghi periodi di tempo, attraverso la collocazione dei rifiuti in strutture progettate per contenere / isolare le radiazioni grazie a barriere naturali o costruite. 

E’ molto difficile trovare dei luoghi così inaccessibili da poter ospitare in sicurezza queste sostanze, che resteranno pericolose per tempi molto più lunghi dei possibili orizzonti temporali dell’umanità.  

Attualmente il più sicuro di tutti questi depositi profondi è Onkalo, situato a 500 metri di profondità in una formazione rocciosa di 1,9 miliardi di anni sulla costa della Finlandia. Quando le ‘camere funerarie’ di Onkalo saranno piene di rifiuti delle tre centrali nucleari finlandesi, che si trovano nell’isola di Olkiluoto, conterranno 6.500 tonnellate di scorie radioattive.

Resistenze e conflitti

Tuttavia negli altri Paesi il problema non è ancora stato risolto, come testimonia la storia del deposito di Yucca Mountain, nel Nevada (USA).  Nel 1982 il governo degli Stati Uniti approvò il Nuclear Waste Policy Act, che imponeva che le scorie radioattive fossero seppellite in depositi geologici profondi. L’anno dopo il sito di Yucca Mountain fu individuato come idoneo, ma nel 1996 si scoprì che mancava di alcuni requisiti (non era abbastanza impermeabile alle falde idriche). Nel 2001 alcune associazioni ambientaliste, insieme allo Stato del Nevada, denunciarono il Governo centrale, diffidandolo dall’utilizzare quel sito. Nell’agosto del 2013 una corte d’appello federale ha deciso di riavviare il processo di autorizzazione per un deposito di scorie nucleari sullaYucca Mountain.

Qualunque deposito sotterraneo con caratteristiche adeguate prevede costi economici altissimi.  Ma attualmente nei piani di costruzione delle nuove centrali nucleari manca una voce di spesa per lo smaltimento delle scorie, e

intanto crescono nel mondo i conflitti sulla localizzazione dei siti di smaltimento e di riprocessamento, come si vede in questa mappa, elaborata dall’Environmental Justice Atlas.

Che cosa vuol dire ‘lunghi periodi di tempo’?

Lo scrittore Robert Macfarlane ha pubblicato nel 2019 un libro dal titolo ‘Underland’,  e nelle sue pagine accompagna i lettori in un viaggio nel sottosuolo, dalle profondità azzurrine dei ghiacciai della Groenlandia alle reti sotterranee di radici con cui gli alberi comunicano, dalle camere mortuarie dell’età del bronzo fino alle tombe destinate al futuro del nostro pianeta.  

Nelle profondità delle rocce che ricoprono l’isola di Olkiluoto, in Finlandia, vi è infatti una tomba in costruzione.

E’ una tomba destinata a conservarsi integra – senza bisogno di manutenzione – per i prossimi 100.000 anni. Centomila anni fa il Sahara era verde e solcato da fiumi; centomila anni fa i primi uomini moderni intraprendevano i loro primi viaggi fuori dall’Africa.  Le piramidi più antiche risalgono 4.600 anni fa, e i resti più antichi di chiese hanno meno di 2.000 anni.

Il deposito sotterraneo di Onkalo (che in finlandese vuol dire ‘grotta’, ‘luogo per nascondere’) ospiterà e nasconderà le scorie radioattive delle tre centrali finlandesi, con la speranza che non venga mai aperto in futuro.