La salute di Turi in carcere: la Camera Penale di Palermo chiede informazioni

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La Camera Penale di Palermo ha richiesto il 21 febbraio 2020 alla Direzione della Casa Circondariale di Palermo informazioni sulle condizioni di salute del detenuto Turi Vaccaro, noto per le sue posizioni pacifiste, per essere egli da diversi giorni in sciopero della fame.

Ecco copia della lettera:

Turi era stato arrestato nell’agosto 2018 dalla polizia, al termine di un lungo inseguimento nelle campagne di Niscemi. Doveva scontare undici mesi e 27 giorni di reclusione, condanna inflittagli dal Tribunale di Gela per i fatti del dicembre 2014, quando aveva oltrepassato la recinzione, colpendo con una pietra alcune apparecchiature necessarie al funzionamento del sistema di telecomunicazioni satellitari. Un’azione non nuova per Turi che, negli anni successivi, è stato protagonista di numerose proteste contro le parabole, su cui si arrampicò nel novembre del 2015 prendendole a martellate e provocando un danno stimato in 800mila dollari.

Condotto successivamente nel carcere Pagliarelli di Palermo, Turi ha rinunciato a pene alternative e alla liberazione anticipata. Doveva uscire il 31 dicembre 2019 ma si è aggiunta una nuova condanna di 6 mesi per un’azione di disobbedienza civile durante la protesta per la commemorazione dello sbarco americano a Gela.

Turi potrebbe essere già libero sia per la particolarità del suo profilo personale, sia per gli sconti di pena a cui potrebbe accedere e avere diritto pieno ma che lui appunto rifiuta. Infatti Turi crede in una giustizia più profonda e si nega a chiedere concessioni o favori anche quando siano pienamente in linea con ciò che la legge stessa prevede.

Per questa ragione il movimento delle MAMME NOMUOS di Caltagirone nel novembre 2019 ha inviato una richiesta al presidente della Repubblica Italiana, unica figura istituzionale in potere di liberarlo concedendogli la grazia, per cui è ancora attiva una campagna di raccolta firme di solidarietà sulla piattaforma Change.

All’inizio del mese di febbraio di quest’anno Turi ha deciso di cominciare uno sciopero della fame ponendo così l’attenzione dell’opinione pubblica e delle istituzioni su tre punti:

  • Protesta contro il MUOS come apparato bellico sempre più attivo e minaccioso,vera arma di guerra e sofferenza.
  • Protesta per fare cessare i lavaggi della sua cella con il cloro
  • Protesta per fare diventare automatico il meccanismo dei 45 giorni di sconto di pena ogni 6 mesi senza l’umiliazione di dover chiedere.

La ripresa della protesta di Turi è un bel segnale di riscossa nei confronti dell’addomesticamento e dell’annichilimento subito dalle persone sottoposte a regime carcerario. Turi infatti si lascia scappare sue paure sulla capacità di tornare libero e timori di essere liberato e poi riarrestato per altre condanne.

Lo sciopero della fame arriva in un momento in cui si stanno aprendo campagne di solidarietà attive con lui e con tutte gli/le altri/e prigionieri/e politici/he tra cui Nicoletta Dosio, attivista NOTAV della Valle di Susa, in carcere a Torino dal 30 dicembre 2019, per un AMNISTIA SOCIALE.