Haiti dieci anni dopo il terremoto

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Il 12 gennaio u.s. ha segnato 10anni dal terremoto del 2010 a Haiti che uccise più di 300.000 persone e lasciò circa 1.300.000 senza tetto. Molto della regione di Port-au-Prince e dintorni giaceva in rovine, compreso il palazzo presidenziale, 17 dei 19 ministeri, e molte scuole e ospedali. Interi quartieri spianati, uscite incontrollate di corrente elettrica, strade bloccate da macerie, alcune delle quali ancora non rimosse.

Persone generose per il mondo, compresa la metà degli elettori registrati degli Stati Uniti, hanno donato 3 miliardi di dollari a varie ONG, come parte dei 16,3 miliardi complessivi spesi o promessi per il soccorso dal terremoto; ma gran parte di questo denaro non è mai arrivata agli haitiani sul terreno. Inoltre le cifre variano secondo la fonte e non sappiamo davvero granché su dove ne sia finito un bel po’. A fine 2018 ben 7,54 miliardi di $ risultavano dispersi dai donatori, con poca o nessuna rendicontazione su come e per che cosa fossero stati spesi, molti comunque in progetti senza beneficio diretto per Haiti o gli haitiani. Molti paesi non hanno mai dato ciò che avevano solennemente promesso. Di questo, 972 milioni di $ erano per il servizio del debito – denaro che Haiti non ha mai ricevuto, per cominciare. Le ONG hanno usato molto dei 3 miliardi ricevuti in spese generali di struttura (essenzialmente nei paesi in cui hanno sede) o hanno lasciato i fondi inutilizzati. La Croce Rossa Americana ha ricevuto 486 milioni di $ per Haiti, ne ha tolto 25% per le sue spese interne, ha costruito 6 case, e ne ha usato parte in altri paesi. Il Fondo Clinton Bush ha speso 2 milioni di $ per costruire un hotel di lusso per viaggiatori d’affari. L’investimento maggiore è stato nel Caracol Industrial Park, a oltre 200 km da Port-au-Prince, che tuttora offre solo una frazione dei lavori a sfruttamento intensivo promessi.

Il governo degli Stati Uniti ha militarizzato l’aiuto d’emergenza, inviando migliaia di truppe per la “sicurezza” allorché gli haitiani avevano bisogno di alimentari, acqua e assistenza sanitaria. Non c’era stata alcuna crisi securitaria, come attestato da uno stesso generale USA, per cui la situazione era “relativamente calma”. L’aeroporto era così intasato nello scarico di personale e rifornimenti militari che Medici senza Frontiere dichiarò che cinque dei suoi voli merce con 85 t. di materiale medico e di soccorso furono rifiutati e dovettero essere inoltrati a Haiti via terra dalla Repubblica Dominicana. Gli stessi voli del Programma Alimentare Mondiale [ONU] subirono ritardi fino a due giorni.

Nel frattempo, gli haitiani stavano prendendo in mano le faccende, organizzandosi in comitati popolari per far pulizia, estrarre cadaveri dalle macerie, costruire campi profughi, e provvedere alla sicurezza. Le organizzazioni di base femminili che permeano le comunità haitiane si mobilitarono per far fronte alla perdita collettiva di abitazioni, acqua, alimenti e generi di prima necessità, già vulnerabili. Molte/i di queste/i intraprendenti organizzatori appartenevano al movimento Lavalas del (ex-)presidente Jean-Bertrand Aristide, eletto due volte da vaste maggioranze ma rovesciato da colpi di stato militari nel 1991 e nel 2004, in sintonia con il massimo timore degli Stati Uniti e delle élite haitiane. Invece di distribuire scorte d’emergenza a chi poteva consegnarle nel modo più efficace, lo sforzo dell’apparato militarizzato di “soccorso” fu di impedire che i rifornimenti arrivassero a loro, per sfiducia negli haitiani, nella loro capacità di ricostruire e dirigere il proprio risorgere, e la paura che potessero effettivamente farcela. E nel caso che per strada si sviluppassero manifestazioni di massa, c’erano lì truppe d’occupazione USA e ONU per disperderle.

Gli Stati Uniti s’erano impegnati per 940 milioni di $ entro fine settembre 2010, ma quasi la metà – 465 milioni di $ – passarono al ministero della Difesa quale rimborso delle proprie spese. Dei 2,43 miliardi di $ in donazioni affluiti entro fine 2010, almeno 93% tornò all’ONU o a ONG per pagare forniture e personale o non uscirono mai dai paesi donatori. Di 151 milioni di $ non c’è alcun rendi-conto. Solo 1% – 24 milioni di $ giunsero al governo haitiano.

Gli Stati Uniti hanno colto il terremoto come pretesto per rafforzare la propria agenda economica neoliberista su Haiti.  E il terremoto haitiano ha dimostrato di essere molto lucrative per le aziende straniere. Nel settore privato, di quasi 1 miliardo di $ speso in contratti governativi USA per l’Haiti post-sisma ad aprile 2011, solo 23 su 1490 contratti sono andati ad aziende haitiane per un totale di 4,8 milioni di $. A tutto il 2018 l’Agenzia USA per lo Sviluppo Internazionale (USAID) ha assegnato 2,3 miliardi di $, ma solo 2,3% è andato direttamente a organizzazioni o società haitiane. Al che un funzionario haitiano ha commentato “Siamo quelli accusati di corruzione per il denaro che non riceviamo”.

Nonostante tutti gli sforzi per emarginarlo, il movimento di base haitiano è solo diventato più forte in questi dieci anni dopo il sisma. La sua promozione ha condotto al ritorno del presidente Aristide dall’esilio in SudAfrica nel 2011, ma tutto ciò che hanno potuto fare per fermare l’imposizione di Michel Martelly a presidente è stata di non votare. Il Partito Fanmi Lavalas di Aristide è stato ancora precluso dal partecipare all’elezione perché si sapeva che avrebbe vinto. Pur con la partecipazione eccezionalmente bassa al voto, le potenze mondiali hanno riconosciuto Martelly, che iniziò la sua amministrazione di repressione, furto, corruzione, e svendita di terre e risorse haitiane.

Al suo ritorno, Aristide e la moglie e collega, Mildred Trouillot Aristide, hanno riaperto l’Università della Fondazione Aristide (UNIFA), che ha ora laureato la sua seconda classe. L’UNIFA ha Scuole di Medicina, Imfermeria, Fisioterapia, Ingegneria, Odontoiatria, Diritto e d’Istruzione Continua, e sta raccogliendofondi er costruire un ospedale didattico. Radio e Tele Timoun operano dalla Fondazione Aristide fornendo notizie per contrastare le megaziende monopolistiche dell’informazione.

Ma Stati Uniti, ONU, ed élite haitiane hanno tuttora paura del movimento popolare e si sono dati a tattiche sempre più brutali per sopprimerlo. In un ciclo elettorale del tutto corrotto del 2015/2016, a Fanmi Lavalas fu permesso di far concorrere candidati, che furono però impediti dal vincere mediante una massiccia soppressione e impostura di elettori. La commissione elettorale nominò a presidente un Jovenel Moise completamente inqualificato, fermando un riconteggio a metà percorso. Da allora gli haitiani sono in strada per protesta.

Si è ora scoperto che 4,2 miliardi di $ sono spariti dai fondi della Petrocaribe, mediante il cui programma, iniziato dal governo di Hugo Chavez il Venezuela da tempo vende petrolio a Haiti a prezzi scontati, con l’intesa che Haiti venda il petrolio a prezzo di mercato utilizzando il profitto per finanziare infrastrutture e sviluppo economico. Invece, i regimi Martelly e Moise l’hanno rubato, con la crescita delle proteste e la richiesta di dimissioni del presidente imposto Moise.

Invece, Moise si è intanato e rifiuta di andarsene. La polizia, sotto il controllo ONU, e sqaudroni della morte emuli dei tonton macoutes della dittatura Duvalier agiscono con impunità. Nel novembre 2018, massacrarono almeno 77 persone e forse molte di più di cui non si sono ritrovati i corpi, nel quartiere storicamente militante di La Saline. Attaccano le manifestazioni e il 24 giugno 2019 fecero fuoco su una folla di dimostranti, uccidendone ben 30. Moise assume ormai anche mercenari stranieri per controllare e terrorizzare la popolazione.

Haiti ha bisogno di una gran solidarietà per sostenere il movimento di base che richiede il rovesciamento del regime di Moise e la creazione di una società basata sulla democrazia e l’eguaglianza economica. Non c’è ora quasi alcuna copertura di Haiti da parte di media informati. Il Comitato di Azione di Haiti sta lavorando per Rendere Visibile Haiti e sostenere il Fondo di soccorso d’Emergenza di Haiti – www.haitiemergencyrelief.org  passerà le donazioni alla gente sul terreno compiendo il lavoro di adempiere al sogno della rivoluzione del 1804 sempre soppresso da allora. Per favore untevi a noi!


LATIN AMERICA & THE CARIBBEAN, 17 Feb 2020 | Resumen | Haiti Action Committee – TRANSCEND Media Service

Titolo originale: Haiti Ten Years after the Earthquake

Traduzione di Miki Lanza per il Centro Studi Sereno Regis