100 anni di pace… la storia continua. La foresta di Hambach | Elena Camino

Molti/e di voi ricordano che nel novembre 2018 è stata esposta nella Sala Poli del CSSR una Mostra fotografica dal titolo “100 anni di pace”.  La sua struttura geodetica, la varietà di temi trattati e le storie presentate – alcune delle quali poco note – hanno suscitato interesse e apprezzamento. Quei temi e storie  hanno continuato a evolvere nei mesi successivi, a intrecciarsi, mentre nuovi scenari si sono delineati. 

Io mi ero occupata della terza sezione della Mostra: “Gaia, la nostra casa comune: fare la pace con la Natura”.  Le iniziative più che centenarie di salvaguardia e difesa degli ecosistemi e delle popolazioni che ne traggono sostentamento sono variamente documentate in questa sezione, ma è indubbio che il 2019 ha segnato un anno di svolta: sta emergendo, al di fuori degli ambiti specifici (popoli indigeni, attivisti ambientali, parte della comunità scientifica) la  consapevolezza che la Terra sta reagendo alle pressioni umane in modo inaspettato e imprevedibile. La violenza della guerra, degli inquinamenti, del degrado ambientale sta alterando così profondamente il nostro pianeta, da innescare dei processi globali irreversibili. 

Ci sfugge la visione globale

Non sappiamo quale nuovo assetto assumerà il mondo che ci ospita: come evolverà  l’intreccio tra le diverse ‘sfere’ che lo costituiscono: geosfera, idrosfera, biosfera, atmosfera… e da poco anche  l’infosfera – ‘impalcatura’ globale tecnologica –   interagiscono continuamente tra loro, in processi di cui non abbiamo né consapevolezza né tantomeno controllo. Ne sono esempi affascinanti I cambiamenti in corso delle grandi correnti oceaniche, oppure le turbolenze che si manifestano nelle correnti a getto (Jetstream) imponenti ‘fiumi’ di aria che soffiano ad altezze superiori a 10.000 m di quota,  muovendosi a più di 150 km all’ora.

Un rallentamento della corrente del Golfo, responsabile del clima mite delle coste inglesi, potrebbe portare a inverni molto più freddi nel Regno Unito, mentre altre zone del pianeta si riscalderanno molto. 

I cambiamenti climatici globali stanno creando ‘ingorghi’ nelle grandi correnti d’aria che girano incessantemente ad alta quota ([1]),  e producono effetti  inaspettati  a livelli locali.

L’importanza delle iniziative locali: i difensori della foresta di Hambach

Nel 2018, mentre cercavo per la Mostra  testimonianze di azioni in difesa delle foreste, mi sono imbattuta nel sito di un gruppo di giovani che da anni occupavano alcune aree di Hambach, una foresta plurimillenaria nella Germania occidentale, che si estendeva su un’area di 5.500 ettari in una regione compresa tra Colonia e la Danimarca, e che avevano avuto vari conflitti con la RWE, una azienda tedesca, leader a livello europeo nella fornitura di elettricità, gas e acqua, che da anni sta disboscando questa foresta per alimentare una grande miniera di lignite.  La RWE gestisce tre dei cinque impianti a carbone più inquinanti d’Europa, secondo le rilevazioni dell’organizzazione inglese no-profit Sandbag; così è la singola compagnia che emette la quantità maggiore di anidride carbonica nel nostro continente.

Dal 2012 numerosi attivisti si sono accampati nella foresta costruendo abitazioni sulla cima degli alberi ed organizzando azioni di disobbedienza civile. Da settembre 2018, tuttavia, la polizia e le forze di sicurezza di RWE – che è proprietaria del terreno – hanno iniziato le procedure di sgombero per far procedere i lavori di disboscamento e di esplorazione del suolo.

Gennaio 2018. Barricate nella foresta contro il disboscamento

Nel 2018 e 2019 si sono alternate fasi di occupazione (con la costruzione di casette di legno sugli alberi), grandi manifestazioni di protesta, e azioni di sgombero, con scontri, arresti e distruzione delle capanne.  Le operazioni di disboscamento sono state interrotte per più di un anno, in attesa di risolvere i numerosi  contenziosi  avviati da denunce e controdenunce dei soggetti del conflitto: la RWE e le municipalità locali da un lato, gli ‘squatters’ e le associazioni ambientaliste dall’altro.

Nel 2019 sono rimasti intatti solo 1.100 ettari: se non fermiamo la RWE – sostengono i giovani occupanti – anche quest’ultimo lembo di bosco sarà abbattuto per alimentare la miniera.  Il conflitto,  affermano, non riguarda solo la foresta, ma anche il clima, la salute, gli insediamenti abitativi,  e soprattutto pone una  questione di fondo: “Chi decide?”    

Una temporanea visibilità

Questo conflitto, che si prolunga da parecchi anni senza risonanza mediatica, ha avuto un momento di celebrità quando, il 10 agosto 2019, vi ha fatto visita  Greta Thunberg, la giovane attivista svedese di ‘Fridays for Future’. In una delle foto di Wolfgang Rattay dell’agenzia Reuters, di fianco a lei c’è una tenuta da arrampicata, che le serve per far visita a una  delle capanne  aeree abusive costruite dagli attivisti.

Una mail del 17 gennaio [2]

Dopo gli scambi di informazioni con il gruppo di attivisti dell’Hambach Forest, avvenuti nel 2018 (chiedevo informazioni, documenti, autorizzazioni a pubblicare le loro fotografie nella nostra Mostra) ero stata inserita nella mailing list delle persone interessate agli eventi. Per questo ho ricevuto pochi giorni fa notizie aggiornate, subito dopo le dichiarazioni di Angela Merkel sulla questione energetica.   Ecco che cosa scrivono: “La notizia ci ha raggiunti ieri: il governo tedesco ha deciso che la Foresta di Hambacher non deve essere abbattuta.  Questa notizia non ci rallegra, né ci fa disperare. La interpretiamo come parte di una strategia politica che mira a delegittimare l’occupazione della foresta.  E chiariamo qui di seguito perché secondo noi questo è un attacco al movimento per la giustizia ambientale”.

Secondo loro l’Hambacher Forest  viene utilizzata come cortina fumogena  per nascondere la politica imperialista e ecocida della Germania.  Contrariamente a quello che afferma il governo, la Foresta di Hambacher non è salva.  Il nuovo piano proposto da RWE intende trasformare la restante foresta in un’isola, separata dagli ecosistemi circostanti e privata delle risorse idriche di cui godeva.  Inoltre l’azienda e il governo prevedono che l’uso del carbone sia abbandonato molto gradualmente, mentre l’emergenza climatica richiederebbe azioni immediate.

La cancelliera Merkel e i leader di Brandeburgo, Sassonia, Renania settentrionale-Vestfalia e Sassonia-Anhalt hanno concordato nei primi giorni del 2020 un piano per la disattivazione delle centrali a carbone. Sebbene manchino ancora i dettagli sui tempi e i sussidi, la Germania cercherà di anticipare il completamento delle operazioni al 2035, tre anni prima del previsto. Secondo fonti governative il governo tedesco ha in programma di compensare l’azienda RWE con circa 2,6 miliardi di euro.  Gli occupanti della foresta di Hambacher sono molto critici sugli usi che questa potente industria  farà di questa somma. C’è  secondo loro il rischio che – chiuse le miniere in Germania – ne vengano aperte o allargate altre in altre parti del mondo.

Quel che è certo, è che occorre ringraziare i giovani che dal 2012 proteggono questo lembo residuo di foresta, se ancora ci sono alberi in piedi nei dintorni della miniera!


[1] https://wowplus.net/wp-content/uploads/2019/01/how-climate-change-is-behind-this-weeks-extreme-cold-snap.jpg

[2] https://hambachforest.org/blog/2020/01/17/hambi-bleibt-press-release-jan-17th-2020/

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