Perché l’ipertrofico bilancio militare [USA] minaccia di abbattere l’Impero Americano | David Adams

La continua incontrollata espansione del bilancio militare* USA, come descritta nel bollettino CPNN (Culture of Peace News Network [agenzia informativa UNESCO, ndt]) di questo mese mi rammenta di quel che accadde all’impero sovietico negli anni 1980.

*  Richiesta Discrezionale [altra dalla porzione obbligatoria, automatica per impegni previ, redatta dall’Office of Management & Budget – ndt] di Bilancio per l’anno fiscale 2019 dell’amministrazione Trump = 1.190 miliardi di $; così composta nelle priorità nazionali previste:

Militare 61%, Benefici ai Veterani 7%, Governo 6%, Sanità 5%, Alloggi & Comunità 5%, Istruzione 5%, Cibo & Agricoltura 1%, Disoccupazione & Lavoro 2%, Scienza 2%, Energia & Ambiente 2%, Trasporti 2%,  Diplomazia & Aiuti Esteri 2%.

All’inizio degli anni 1980 c’erano tre elementi di presagio di un prossimo crollo di quel sistema:

  1. La decisione della CIA di distruggere l’impero sovietico, non con la Guerra ma con la corsa agli armamenti per dissanguarlo economicamente. Uguagliando i bilanci militari occidentali a rublo per dollaro, ma con un’economia grande la metà, l’URSS fu costretta a dirottare quasi tutte le proprie risorse all’apparato militare. Per esempio, in Occidente la quota di scienziati e ingegneri impiegata direttamente o indirettamente nell’apparato militare era circa 40%, mentre in URSS era prossima a 90%. Restava così quasi nulla per lo sviluppo economico o per i bisogni della gente.
  2. La predizione di Johan Galtung del 1980 che l’Impero Sovietico sarebbe crollato entro 10 anni.
  3. La mia esperienza lavorando in un laboratorio scientifico di ricerca sul cervello a Mosca: quando non potei procurarmi elettronica decente o un bravo ingegnere elettronico, chiesi a un collega russo impegnato in ricerca cardiovascolare come aveva ottenuto la sua buona attrezzatura; mi rispose “Ho amici fra i militari”. C’erano sì file per la carne ai negozi, ma le più lunghe erano per comprare oro o diamanti perché si temeva che il rublo crollasse.

Avevano tutti ragione, la CIA, Galtung e i compratori d’oro. Per la precisione ci vollero 9 anziché 10 anni perché il rublo crollasse trascinandosi appresso l’impero.

Come nel caso sovietico, la continua espansione del bilancio militare USA lascia poco per lo sviluppo economico o i bisogni degli americani. Ma, più importante ancora, come nel caso URSS si riduce la fiducia nel dollaro USA.

Il bilancio miliare USA non si paga con i profitti delle esportazioni nazionali. Infatti gli USA importano regolarmente più di quanto esportino e hanno un deficit che per il 2019 era più di 1 trilione di $. Di cui, come visto, quasi il 75% per il bilancio militare.

Il deficit viene coperto in primo luogo vendendo titoli del Tesoro, banconote e obbligazioni USA, molto di che comprato da altri paesi, soprattutto Giappone e Cina; che in ottobre 2019 detenevano rispettivamente $1,27 trilioni e $1,10 trilioni del debito USA.

Normalmente si suppone che Giappone, Cina e altri paesi continueranno a comprare debito USA perché perderebbero i propri investimenti se crolla il dollaro, tradizionalmente considerato un “rifugio sicuro” per gli investimenti.

Ma ci sono segni di cambiamento, visibili particolarmente nel movimento dell’oro da ovest a est. Dal 2005, Russia, Cina, Turchia e India comprano l’80% della produzione mondiale d’oro (36.000 tonnellate), e recentemente anche il Giappone sta comprandone. Pagano l’oro in dollari, e almeno nel caso della Russia si afferma che sia un processo di “de-dollarizzazione”, come esplicitato il 15 gennaio u.s. dal ministro degli esteri russo.

Durante questo periodo gli USA hanno invece venduto il proprio oro, asserendo che ne hanno ancora 8.000 t., cosa sospettata di esagerazione.

Secondo The Economist del 18 gennaio u.s., più gli USA impongono sanzioni finanziarie ad altri paesi (tattica favorite dell’amministrazione Trump), più questi seguiranno l’esempio russo de-dollarizzando le proprie economie. Secondo l’articolo, quando in passato c’era maretta economica, i paesi compravano dollari come “rifugio sicuro”. Ma durante la crisi più recente fra USA e Iran, ci sono stati segni che ciò sia mutato. The Financial Times rivelava il 10 gennaio u.s. che questa volta non c’erano acquisti maggiorati di dollari.

Ecco alcune citazioni dal Financial Times:

“Però sta forse avendo luogo un cambiamento più profondo nello status di rifugio sicurodel dollaro, secondo Zach Pandl, responsabile della strategia di cambi esteri globali alla Goldman Sachs, che ha indicato gli sforzi russi di espansione dell’uso di euro e rubli nelle transazioni energetiche al fine di ridurre la propria dipendenza dalla valuta USA. (…) Pandlha detto che potrebbero seguire altri paesi se persistono le tensioni geopolitiche. ‘Se persistessero solo qualche settimana o mese, non sarebbe abbastanza per dare impulso di larga scala alla de-dollarizzazione ma se dovessero durare di più o ampliarsi in qualche modo potrebbero influire su qualche aspetto del ruolo globale del dollaro’.”

Una volta crollato il rublo dopo il 1989, fu tutto una discesa. Alla fine, col contributo dei consiglieri CIA inviati a “consigliare” il presidente Jeltsin, il rublo fu svalutato di 10.000 volte. Immaginiamo che cosa accadrebbe all’impero Americano e all’economia globale se il dollaro perdesse il suo ruolo globale e dovesse essere svalutato!


David Adams è membro della Rete TRANSCEND per Pace Sviluppo Ambiente e coordinatore della Rete Culture of Peace News . È andato in pensione dall’UNESCO nel 2001, dov’era Direttore dell’Ente per l’Anno Internazionale ONU per la Cultura di Pace.  In precedenza, alle Università di Yale e Wesleyan, era specialista nelle dinamiche cerebrali del comportamento aggressivo, nella storia della cultura di guerra e nella psicologia dei pacifisti; e ha contribuito a sviluppare e pubblicizzare la Dichiarazione di Siviglia sulla Violenza.


TRANSCEND MEMBERS, 3 Feb 2020 | David Adams | Transition to a Culture of Peace – TRANSCEND Media Service
Titolo originale: Why the Bloated Military Budget Threatens to Bring Down the American Empire
Traduzione di Miki Lanza per il Centro Studi Sereno Regis

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