Wireless. Tutta la verità su cellulari, ripetitori, Wi-Fi e 5G | Recensione di Cinzia Picchioni

Francesca Romana Orlando[1]-Fiorenzo Marinelli[2], Wireless. Tutta la verità su cellulari, ripetitori, Wi-Fi e 5G, Libreria Editrice Fiorentina, Firenze 2019, pp. 224, € 20,00

Un libro (s)offerto

Sofferto per me, offerto per gli autori, che hanno deciso di cederne i proventi all’associazione A.M.I.C.A[3].

Un libro «spaventoso» (anche), che non avrei voluto leggere, che non avrei voluto scoprire necessario, che non avrei voluto come conferma di pensieri/sensazioni che ho da anni, sentendomi perlopiù accusata di essere «fuori» o «troppo rigida» o «radicale» o «passatista» o «talebana».

Bene! Ora, dopo la lettura (e la scrittura, di cui ringrazio molto l’autrice, l’autore e l’editore) di questo libro, non vorrò più sentirmi dire che mi preoccupo troppo e che le onde elettromagnetiche ci sono sempre state (un po’ come il riscaldamento globale, non vi pare?). Ora so (sappiamo) che

«Il campo elettrico della Terra […] si estende fino alla ionosfera a circa 80 km di altitudine; […] La specie umana, nel corso della sua evoluzione, ha messo in atto alcuni sistemi di protezione da questo campo elettrico [le sottolineature sono mie, NdR], come per esempio la guaina mielinica, costituita da cellule di Schwann, che rappresenta un perfetto isolante per proteggere il sistema nervoso dall’induzione elettrica prodotta dal campo elettrico terrestre», p. 11.

Capito? L’intelligenza corporea «sa» di dover difendere il sistema nervoso; ma ora quella protezione non è più sufficiente, come sappiamo, tanto che è dovuta nascere un’associazione che si occupa di far riconoscere le malattie da iper-sensibilità verso i campi elettromagnetici (che finora non c’erano, o almeno non erano così diffuse).

5G

Grande (quanto a diffusione), Generico (quanto a informazioni), Golpista (quanto a modalità), Gonfiato (quanto a benefici), Gramo (quanto a conseguenze), Grave  (quanto a silenzio), Grossolano (quanto a informazioni, precauzioni, controindicazioni), Guercio (quanto a capacità di vedere al di là del denaro).

Altro che «cinque»! Le G sono – almeno – otto, e definiscono, con aggettivi, quanto sia pericolosa questa operazione che spot idilliaci stanno presentandoci come «la soluzione del millennio a tutti i nostri problemi». Chi non vorrebbe essere operato a distanza da un chirurgo che – invece di essere accanto a noi – è al matrimonio della figlia? Voglio dire: le date degli interventi si fissano proprio (anche) guardando gli impegni dei medici, vi risulta? Invece, con questa subdola scena (e vorrei aggiungere, con un’altra «S», schifosa pubblicità, che tocca le corde più emotive degli spettatori), cinematograficamente perfetta, si suggerisce che grazie al 5G il paziente è salvo, la figlia è felice, il padre ha potuto assistere alle sue nozze, la madre è contenta di sentire – in chiesa – il vibracall del cellulare del marito, e persino i colleghi in sala operatoria sono lieti di concludere loro l’intervento, per lasciar tornare il luminare alla sua cerimonia… lo spot è meraviglioso, non c’è che dire, e se non sei più che «sveglio», centrato, consapevole del mezzo pubblicitario (bisogna conoscere bene il nemico, guardiamola la pubblicità, non giriamo la testa, o sarà sempre più potente!), finisci per pensare «Be’, in effetti, se il 5G permette di fare cose come questa forse non è così male».

Invece, grazie a Francesca Romana Orlando, grazie a Fiorenzo Marinelli, che non sono solo scrittori, e grazie alle molte ricerche, sappiamo, anzi siamo sicuri che il 5G è male. E lo sappiamo per molti motivi, tutti riportati – grazie a moltissime Note esplicative – nel libro che vi prego di leggere, anzi, di comprare (per una volta), giacché i proventi finiranno, come ho scritto, all’A.M.I.C.A.

Amica dei sensibili

L’Associazione, come scritto nella nota, si occupa di «nuovi» malati, quelle persone «troppo» sensibili, che sviluppano disturbi e/o mostrano malesseri a causa e/o vicino a apparecchi, antenne, ripetitori eccetera. Il che significa che accade qualcosa, usandoli; non è che tenere accanto al corpo uno smartphone (che, ripeto, di smart – intelligente – ha proprio solo il nome) è come tenere gli occhiali nel taschino, o addosso.

«L’opinione pubblica dovrebbe diventare consapevole che è l’uso stesso dei cellulari a comportare un rischio per la salute pubblica nel suo insieme. Non si pensa mai, infatti, che ogni volta che qualcuno accende un cellulare, automaticamente irradia se stesso, ma anche chi gli sta intorno e soprattutto anche quelle persone inermi che vivono o lavorano vicino ai ripetitori della telefonia mobile. Il semplice atto di accendere il cellulare, quindi, crea un problema sanitario per tutta la collettività di cui ogni individuo è responsabile», p. 17.

Quindi mi sento più «amica» io a non chiamare al cellulare per testimoniare la mia amicizia, rispetto a chi mi chiama col cellulare per testimoniare la sua…

Non se ne può fare a meno

Li sento già i cori di protesta, e in qualche caso è vero che «non se ne può più fare a meno». Ma sto parlando – e anche nelle pagine del libro è così – di pensare, di informarsi, di non accettare pedissequamente il «così fan tutti» e di distinguere i casi in cui effettivamente il cellulare è indispensabile da quelli in cui è solo comodo e da quelli in cui è pericoloso e sarebbe meglio evitarlo.

«Si prevede che il 5G triplicherà il numero delle antenne presenti prima del suo sviluppo passando da 60mila e circa 180mila, aumentando in maniera drammatica la radiazione elettromagnetica che verrà assorbita dai cittadini con le relative conseguenze sulla salute», p. 16.

Ma non solo. Si scopre, leggendo questo libro con tutte le sue Fonti, che le comunicazioni wireless non fanno nemmeno risparmiare energia, anzi consumano 10 volte di più rispetto alle connessioni via cavo. Allora è l’ennesima panzana quella che viene detta e ridetta sul compito di «rilanciare l’economia» che avrebbe il 5G. Addirittura una ricerca recente (2019) riporta la preoccupazione – di 90 operatori delle telecomunicazioni su 100 – che il 5G faccia aumentare i costi energetici del 150-170% entro il 2026, aumenti che ricadranno inevitabilmente sui consumatori. Inoltre, al giorno d’oggi, con i problemi ambientali ormai sotto gli occhi di tutti, quella 5G non è una tecnologia ecosostenibile, perché il surriscaldamento del pianeta è globale e impone una riduzione dei consumi energetici in tutti i settori.

«[…] di fatto nelle aree urbane una stessa area è coperta dal segnale di tutti o quasi tutti i gestori e non esistono praticamente aree prive di segnale di radiofrequenza, se non negli scantinati e negli appartamenti ai piani bassi con i muri spessi in pietra», p. 16.

Quando l’antenna siamo noi…

Il primo studio che ha correlato la radiazione da radiofrequenza all’aumento di tumori risale al 1996!

«Un altro studio importante sul rischio cancerogeno ha preso in esame la mortalità per cancro in un gruppo di lavoratori statunitensi della Motorola tra 1976 e 1996 […]. Tale studio ha classificato 21 decessi per neoplasie del sistema linfatico ed ematopoietico […], con 11 casi di leucemia, 6 casi di Linfoma non-Hodgkin e 3 casi di Linfoma di Hodgkin», p. 99

(e da p. 98 a fine ci sono capitoli, Note bibliografiche, dati e ricerche sulle malattie connesse all’esposizione a radiofrequenze).

Lo studio più recente è del 2018, ma sentenze legali che hanno riconosciuto la cancerogenicità della radiofrequenza del cellulare ce ne sono state diverse (l’ultima in ordine di tempo è del 14 gennaio 2020, a Torino), tutte elencate alle pp. 108 e 109.

… e quando l’antenna è fuori ma non abbastanza

Uno studio del 2013 «[…] conclude che non andrebbero posizionate antenne dei cellulari a meno di 300 metri da abitazioni», p. 28.

Le leggi…

«Con l’aumento attuale delle tecnologie è necessaria una revisione della legislazione in senso più cautelativo affinché l’esposizione a campi elettromagnetici diventi una scelta individuale che non danneggi la comunità. Chi fa un contratto con le compagnie telefoniche, quindi, deve essere messo nelle condizioni di usare il cellulare, quando ne ha bisogno, senza obbligare altri ad un’esposizione passiva. Per questo la legislazione deve garantire “zone bianche” nei luoghi pubblici dove i cittadini non vengano irradiati; ogni treno, per esempio, dovrebbe avere almeno un vagone senza Wi-Fi dove vi sia l’obbligo di tenere i cellulari spenti o in modalità aereo», p. 208.

… le agenzie, i Ministeri… e i cittadini

«In attesa che le agenzie di salute pubblica intraprendano iniziative per tutelare la salute e l’ambiente e che i ministeri si accorgano del grave rischio legato ai campi elettromagnetici, i cittadini dovrebbero attivarsi subito per una legge di iniziativa popolare che dovrebbe avere due semplici obiettivi: 1) la moratoria del 5G; 2) l’abbassamento dei limiti di legge a 0,6 V/m», p. 209.

Manifestazione cittadina «contro il 5G»

a Torino (e non solo)

sabato 25 gennaio 2020

ore 15,30

piazza Castello, e mentre aspettiamo di scendere in piazza:

Regole per ridurre i rischi

Con viva voce o auricolare

Solo chiamate brevi

Lontano dal corpo

Lontano dagli altri

Proteggere bambini e nascituri

Proteggere anziani e malati

Mai in movimento

La notte è sacra

Occhio al SAR[4]

Lontano dai metalli

Come schermarsi

Connessione dati, Wi-Fi e Bluetooth come eccezione

Sono 12 Consigli – con tutti i dati e le spiegazioni, non è solo un elenco – che si trovano nel capitolo Scelte individuali (pp. 196-204), preceduti da 3 Passi preliminari: studiare (rivolgendosi a Fonti indipendenti); adottare comportamenti coerenti con le proprie convinzioni e fare pressione sulla classe politica.

Per fortuna non sono sola

Ci sono molte associazioni che la pensano come me (l’elenco a p. 211) e che hanno perfino organizzato il primo Sciopero del cellulare: il 1° giugno 2019 i partecipanti hanno spento tutte le connessioni wireless, sia Wi-Fi sia cellulari (https://www.infoamica.it/sciopero-del-cellulare/) e continueranno a farlo ogni primo giorno del mese con questi scopi, qui riassunti:

dimostrare che possiamo sostituire le comunicazioni senza fili con quelle via cavo;

chiedere ai Governi di adottare limiti di sicurezza più stringenti;

ricordare a tutti che usare il cellulare sottopone a rischi per la salute non solo chi lo usa, ma anche chi gli sta intorno;

accertarsi di non essere vittima di dipendenza psicologica da smartphone.

Dal cap. 11 in poi

La diatriba tra effetti termici e non-termici si svolge da p. 91 in poi, in un susseguirsi – capitolo dopo capitolo – di «Danni e rischio cancerogeno»: sul sistema endocrino, effetti neurologici (e comportamentali!), rischi per la fertilità, sull’attività enzimatica, dipendenza psicologica e elettrosensibilità (ne sono affette 5 persone su 100[5]! Non basta per dire che esistono effetti, che usare il cellulare fa qualcosa di male, o almeno che non è lo stesso che non usarlo, che non è innocuo?). All’interno lunghi elenchi di riferimenti bibliografici, il più delle volte studi, articoli e ricerche pubblicati in riviste di settore, e quasi tutti in inglese (ah! Ecco perché ! Non ci sono dati in italiano, né qualcuno che traduca quelli stranieri, che invece ci sono…), con percentuali e oscuri termini (per chi – come me – non sia medico, altrimenti sono chiarissimi) un po’ inquietanti su ciò che accade – a livello «micro», ma non per questo meno preoccupante – al nostro organismo fisico (psichico? Energetico? Animico?).

Ogni capitolo ha una Bibliografia che riporta anche siti e links per rintracciare ricerche e dati aggiornati (spesso in inglese, ma con Google Traduttore possiamo leggerli tutti). Documenti, Atti, dati e Risoluzioni[6] ormai ce ne sono abbastanza! E nel frattempo – comunque – si potrebbe applicare almeno il principio di precauzione? Questo per la politica, gli Enti, gli Istituti di Ricerca ecc.

Noi invece abbiamo modo – subito! – di applicarlo, rivedendo il nostro malato rapporto col telefono cellulare (ché mi oppongo all’uso della parola «intelligente» (smart in inglese) per uno strumento (phone, telefono) che attenta all’intelligenza: di tutti, dei ricercatori, mia, dei divulgatori, di chiunque suggerisca di usare – intelligentemente – un po’ di precauzione, finché non ci saranno evidenze scientifiche a dimostrare ciò che finora sembra ancora incerto.

Ritorno al futuro

Ed eccoci tornati a Rio de Janeiro, nell’altro millennio, e anche nell’altro secolo, quando nel 1992 furono 180 le delegazioni governative, provenienti da tutto il mondo, a stilare la Dichiarazione di Rio, da cui si evince la definizione di  «Principio di precauzione»:

«Al fine di proteggere l’ambiente, un approccio cautelativo dovrebbe essere ampiamente utilizzato dagli Stati […] invocare o no il principio di precauzione è una decisione esercitata in condizioni in cui le informazioni scientifiche sono insufficienti, non conclusive o incerte e vi sono indicazioni che i possibili effetti sull’ambiente e sulla salute degli esseri umani, degli animali e delle piante possono essere potenzialmente pericolosi […] quando c’è la possibilità che una data politica o una data azione possa danneggiare i cittadini o l’ambiente, anche quando non c’è ancora un consenso scientifico sulla questione», pp 174-175.

Perché non c’è il consenso scientifico?

«I dati sul 5G sono scarsissimi e imporrebbero proprio l’applicazione del Principio di Precauzione. Risulta molto interessante la scoperta riportata dagli autori di Wireless della mancata richiesta da parte del Governo del parere sanitario, che potrebbe essere una violazione sia dell’art. 6 della legge di Riforma Sanitaria L. 833/1978 sia dell’art. 97 della Costituzione sul principio di buona amministrazione.

Questo libro permette di acquisire nozioni di base per comprendere le tecnologie di comunicazione senza fili e i possibili rischi per la salute correlati alle radiazioni da radiofrequenza. Interessante il capitolo sul conflitto di interessi che consente di comprendere a fondo in che modo l’industria influenzi la ricerca e le agenzie di salute pubblica, favorendo l’ingresso di uomini di fiducia nei ruoli chiave delle istituzioni», p. 217.

E quando il consenso scientifico c’è?

«Per i campi elettromagnetici, i governi non stanno attuando né politiche di precauzione, né politiche di prevenzione, nonostante la ricerca scientifica abbia ormai accertato che le esposizioni a radiofrequenza sono responsabili di numerorissimi effetti biologici. La legge italiana non prevede alcuna richiesta di autorizzazione alle ASL prima dell’installazione di un’antenna, addirittura i ripetitori vengono considerati “opere di urbanizzazione primaria”, come fossero tubature dell’acqua potabile o impianti fognari indispensabili per la vita umana. […] il Ministero della Salute […] ha dato vita ad una campagna sui cellulari […] alquanto paradossale in quanto, invece di scoraggiarne l’uso in virtù del principio di precauzione, ne promuove un uso “corretto” e “intelligente”, quando l’unico uso intelligente che se ne può fare è usarlo come radio di emergenza»,  pp. 176-177.


[1]Laureata in lettere, è specializzata in Analisi e Gestione della Comunicazione. Giornalista professionista per riviste specializzate e autrice di titoli a tematica ambientale, si occupa oggi dell’associazione A.M.I.C.A [Associazione Malattie da Intossicazione Cronica e Ambientale, www.infoamica, NdR]

[2]Biologo, già ricercatore del CNR di Bologna, collabora attualmente con l’Istituto Ramazzini di Bentivoglio (BO), con il CIRPS (Centro Interuniversitario di Ricerche per lo Sviluppo Sostenibile) Università La Sapienza di Roma, con l’Università dell’Insubria di Busto Arsizio (VA), al Dipartimento di Biotecnologie e Scienze della Vita (DBSV). Da anni studia gli effetti genetici delle radiazioni di Wi-Fi, radar, cellulari e ripetitori; è consulente di comuni, comitati, cittadini e associazioni – come il WWF , World Wildlife Fund – per la valutazione dell’impatto elettromagnetico sull’ambiente.

[3]Associazione Malattie da Intossicazione Cronica e Ambientale, www.infoamica.it, fondata nel 2013 per il riconoscimento delle nuove malattie ambientali, come la Sensibilità Chimica Multipla e l’Elettrosensibilità.

[4]La sigla SAR è l’acronimo di Specific Absorption Rate (indice di assorbimento specifico). Da Wikipedia: è la misura della percentuale di energia elettromagnetica assorbita dal corpo umano quando è esposto all’azione di un campo elettromagnetico a radiofrequenza. Gli effetti termici dei campi elettromagnetici sono il pericolo più immediato, e quindi è bene scegliere modelli di cellulare con un SAR basso, cioè che hanno una più bassa emissione di radiazione.

[5]«Secondo uno studio del 2015 […] l’ipersensibilità ai campi elettromagnetici dovrebbe essere riconosciuta dall’ OMS  […] sempre più bambini sono esposti alle radiazioni da radiofrequenza già in età scolare e […] bisognerebbe porre maggiore attenzione ai possibili effetti a lungo termine sulla loro salute. […] le agenzie di salute pubblica, come l’ OMS, non la riconoscono come una vera e propria malattia. Non sono state sufficienti […] neppure le dichiarazioni della Presidente dell’OMS, Gro Bruntland […] che nel 2002 dichiarò […] di sentirsi molto male se si trovava a meno di 4 metri da un cellulare acceso o vicino a un computer. […]appena cinque mesi più tardi la Dott.ssa Brudntland annunciò le sue dimissioni […] soffre ancora di elettrosensibilità», pp. 136-137.

[6]Come la Risoluzione di Potenza Picena (https://www.infoamica.it/wp-content/uploads/2013/12/POTENZA-PICENA-SCIENTIFIC-RESOLUTION-20-APRIL-2013.pdf), stilata nel 2013: «Le fonti di radiofrequenza dovrebbero essere tenute il più distante possibile dalle aree residenziali. […] Non dovrebbero essere posizionati nelle scuole e nelle aree pubbliche impianti Wi-Fi perché […]», p. 54. Gli autori di questo libro sono fra i promotori della Risoluzione, nonché i sostenitori dell’Appello per una Moratoria sul 5G del 2018 (https://www.nogeoingegneria.com/campo-elettromagnetico/5g-moratoria-comunicato-stampa-del-20-dicembre-2019/).

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