«Nel video partecipativo l’importante è il percorso» | Agenda del Cinema intervista Cristina Maurelli

Mercoledì 22 gennaio dalle ore 18 al Centro Studi Sereno Regis di via Garibaldi 13 è in programma una masterclass di video partecipativo, gratuita, organizzata dall’Associazione Museo Nazionale del Cinema. A condurla sarà Cristina Maurelli, autrice del primo manuale italiano che raccoglie le metodologie e le esperienze in materia: l’abbiamo intervistata per capirne di più.

Partiamo dalle basi: come spiegare cos’è il “video partecipativo” a chi non lo conosce? 

Il video partecipativo permette a non professionisti di trasformarsi in cineasti e nel “fare cinema” scoprire nuove potenzialità e consapevolezze. Significa fornire tutti gli strumenti affinché un gruppo di persone, o una comunità, possa raccontare con un film di fiction o non fiction un tema che riguarda quel gruppo o quella comunità. E quindi diventare protagonista di tutte le fasi dalla scrittura alle riprese all’interpretazione. Saranno cioè gli stessi protagonisti del progetto a inventarlo e a realizzarlo nelle varie fasi.
Nella nostra esperienza (mia e di Carlo Concina, insieme con i collaboratori di Liberi Svincoli) questa tecnica ha un enorme potenziale nello sviluppo di comunità. Abbiamo infatti codificato un metodo di intervento che abbiamo chiamato PVCODE (Participatory Video for COmmunity DEvelopment) e abbiamo realizzato cortometraggi di finzione, video-installazioni e video di backstage in diversi contesti e con persone molto differenti tra loro: dai detenuti ai diversamente abili, dai tossicodipendenti agli adolescenti, dagli educatori agli operatori di call center.
Nei progetti di video partecipativo quello che conta è il percorso più che il risultato finale, anche se per noi il realizzare un “bel film” fa parte degli obiettivi perché è funzionale a quell’empowerment dei partecipanti che sempre ci si propone in questi progetti.
Nella masterclass avremo modo di raccontare gli obiettivi educativi dei progetti e mostrare anche la creatività e il talento di chi si è messo in gioco in questi percorsi.

Esistono esempi famosi di “video partecipativo”? 

Non mi piace parlare di esempi famosi. Penso che ci siano progetti più o meno interessanti, articolati, esportabili… Nel Regno Unito ci sono diverse organizzazioni che utilizzano da molti anni questa tecnica con interessanti risultati. E in Europa viene utilizzata sempre più. Tanto che abbiamo potuto organizzare un Festival Internazionale di Video Partecipativo lo scorso ottobre a Monza e lo riproporremo anche quest’anno. L’intenzione è proprio quella di far conoscere questa tecnica e confrontarsi su modalità di attuazione, magari con la speranza di poter co-progettare a livello europeo film partecipativi.

Come si insegna a farlo? Quali basi (tecniche e formative) serve avere?

Le persone che partecipano a un progetto di video partecipativo fanno una doppia esperienza: da un lato imparano le basi del linguaggio e della tecnica del cinema, dall’altro vivono un percorso di crescita e scoperta di sé, degli altri e della realtà. Non serve nessuna base. Abbiamo lavorato con chi non aveva mai visto una telecamera prima.
Per quanto riguarda gli educatori, i formatori o i ricercatori che vogliono imparare questa tecnica è necessario seguire un percorso specifico che tenga conto sia degli aspetti educativi che quelli della tecnica cinematografica. La nostra PVCODE Academy per esempio organizza proprio corsi per imparare facendo.

Quali sono le finalità (artistiche e non) di un video realizzato in questo modo?

Penso che la bellezza e l’arte siano fantastiche opportunità di cambiamento. Il cinema ovviamente risponde in modo eccezionale a questo obiettivo. Permette di mettere in campo differenti capacità e fa scoprire alle persone talenti che magari non conoscevano. Le finalità educative sono moltissime: vanno dall’aumento dell’autostima al potenziamento delle capacità di problem solving, dal miglioramento della coesione del gruppo a nuove consapevolezze di sé e della realtà.
Da un punto di vista artistico ci stupiamo ogni volta di come non professionisti possano farsi coinvolgere dalla narrazione filmica e creare piccoli film davvero emozionanti e a volte anche ispiranti.

Fonte: Agenda del Cinema a Torino

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