Terrorismo: una falsa minaccia | John Scales Avery

La minaccia del terrorismo è reale? O è come l’abbaiare di un cane pastore al gregge? La minaccia di un cambiamento climatico catastrofico è decisamente realissima. La minaccia alla sicurezza alimentare futura è anch’essa reale: già 11 milioni di bambini muoiono ogni anno di malnutrizione e di cause relative alla povertà. La minaccia alla civiltà umana e alla biosfera posta da un’eventuale Terza Guerra Mondiale è reale. La minaccia di esaurimento delle risorse non-rinnovabili e di crollo economico è reale. I pericoli associate al nostro sistema bancario con instabili riserve esigue sono anch’essi reali. Al confronto con tutte le minacce quanto mai reali, quella del terrorismo è minuscola, evanescente.

A milioni muoiono di fame. A milioni muoiono ogni anno di malattie evitabili. A milioni muoiono a conseguenza di guerre. A confronto con questi numeri, il conto totale delle vittime di terroristi sparisce; invisibile perfino a confronto con il numero di persone che restano uccise ogni anno in incidenti d’auto.

La storia ufficiale dell’11 settembre 2001 (9/11) non è vera

Ci sono robuste prove, disponibili a chiunque sia disposto a considerarle in Internet, che mostrano che la versione ufficiale del 9/11 non è vera, e che il governo USA l’ha resa peggiore di quanto fosse altrimenti al fine di giustificare non solo un’interminabile “Guerra al Terror[ismo]”, ma anche la decurtazione di libertà civili entro gli Stati Uniti. Ma molto pochi desiderano sfidare la versione ufficiale dell’attacco al World Trade Center. Chi l’accetta è per definizione cittadino rispettabile, mentre chi la mette in dubbio è un “sinistrorso” e “probabile simpatizzante dei terroristi”. Come disse George W. Bush, “Si è o con noi o contro di noi”.

Le guerre in Iraq e Afghanistan

La reazione di Bush agli attacchi del 9/11 sembra essere stata informarsi dai suoi consulenti se fosse libero a quel punto d’invadere l’Iraq. Secondo l’ex-capo del contro-terrorismo, Richard Clarke, Bush era “ossessionato” con l’Iraq come suo principale bersaglio dopo il 9/11.

Il Primo Ministro britannico, Tony Blair, fu ospite a un pranzo private alla Casa Bianca nove giorni dopo gli attacchi terroristici a New York e Washington. Sir Christopher Meyer, ex-ambasciatore UK a Washington, era anche presente al pranzo; secondo lui, Blair disse a Bush che non dovevano farsi distrarre dall’obiettivo principale – trattare i taliban e al-Qaeda in Afghanistan – e Bush rispose: “Sono d’accordo con te, Tony. Quello dobbiamo affrontarlo per primo, ma dopo aver sistemato l’Afghanistan, dobbiamo tornare all’Iraq”. Di fronte alla prospettiva di guerre sia in Iraq sia in Afghanistan, Blair non protestò, secondo Meyer.

Durante l’estate del 2002, Bush e Blair trattarono dell’Iraq al telefono. Un alto funzionario dell’ufficio del vice-presidente Dick Cheney che lesse la trascrizione del colloquio viene citato dalla rivista aver detto: “Per com’era riportato, qualunque sviluppo avesse [l’iniziativa proposta], Saddam sarebbe uscito di scena; dicevano che sarebbero andati avanti per far fuori il [suo] regime, e avrebbero fatto la cosa giusta. Blair non aveva bisogno di essere minimamente convinto: non c’era roba come `Dai, Tony, dobbiamo averti dei nostri’. Mi ricordo che, lettolo, pensai `OK, adesso so che cosa saremo occupati a fare l’anno prossimo’”.

Il 1° giugno 2002, Bush annunciò una nuova politica USA che non solo violava interamente tutti i precedenti di politica estera USA ma anche lo Statuto ONU e il diritto internazionale. Parlando alla cerimonia di laurea all’Accademia Militare USA di West Point, asserì che gli Stati Uniti avevano diritto d’iniziare una guerra preventiva contro qualunque paese potesse diventare in futuro un pericolo per gli USA stessi. “Se aspettiamo che le minacce si materializzino appieno” disse “avremo aspettato troppo”. Indicò che 60 paesi potevano ricadere in tale categoria, circa un terzo delle nazioni del mondo.

L’asserzione che gli Stati Uniti, o qualunque stato, ha diritto di iniziare guerre preventive viola specificamente gli articoli 2.3 e 2.4 del Capitolo 1 dello statuto ONU, che richiedono che “Tutti i membri comporranno le proprie dispute con mezzi pacifici in modo tale che non ne siano compromesse pace, sicurezza e giustizia internazionali”, e che “Tutti i membri si asterranno nei propri rapporti internazionali dalla minaccia o dall’uso della forza contro l’integrità territoriale di qualunque stato, o da ogni altra modalità incoerente con gli scopi  delle Nazioni Unite”. Lo statuto ONU permette a una nazione effettivamente sotto attacco di difendersi, ma solo fino a che il Consiglio di Sicurezza abbia avuto tempo d’agire.

Assassinio e tortura in nome della lotta al terrorismo

Con la fine della Guerra Fredda, si doveva trovare una nuova giustificazione per il colossale bilancio militare USA. La risposta è stata la “Guerra al Terror[ismo]”. Senza importanza che il terrorismo sia un crimine commesso da individui anziché nazioni, e che la risposta appropriata sia l’azione di polizia anziché la guerra. Intere nazioni furono accusate di “sponsorizzare il terrore”, e invase. Inoltre, si sono assassinati extragiudiziariamente sospetti di terrorismo, per esempio con attacchi di droni. Si sono anche attuati e giustificati programmi di tortura su vasta scala col pretesto che si può usare qualunque metodo quando si “combatte il terrore”.

Ovviamente, l’effetto di innocenti uccisi in attacchi di droni e dei programmi di tortura non è stato ridurre il numero di terroristi, bensì di produrne altri e rafforzarne il fanatismo. Il che però andava bene al governo, giacché la vera mira della “Guerra al Terrore” non era por fine al terrorismo, ma giustificare i bilanci militari oscenamente enfiati.

I progressisti possono salvare l’America

Quest’articolo non si è risparmiato nella critica alla “Guerra al Terrore” degli USA. Che però sono pieni di brava gente. Benché un enorme fiume di denaro dal complesso militar-industriale (e di altre gerarchie megaziendali) controlli molti politici corrotti, i progressisti si battono contro di esso. Dobbiamo unirci dietro ai progressisti e combattere il militarismo, non solo negli Stati Uniti ma anche in tutto il mondo.

Un nuovo libro liberamente scaricabile

Vorrei annunciare la pubblicazione di un libro, che esamina le conseguenze della “Guerra al Terrore” in maggior dettaglio. Il libro può essere liberamente scaricato e fatto circolare dal seguente link:

http://eacpe.org/app/wp-content/uploads/2019/12/Terrorism-a-False-Threat-by-John-Scales-Avery.pdf

Altri libri e articoli su problemi globali sono a questi link:

https://wsimag.com/authors/716-john-scales-avery

Spero che facciate circolare i link indicati verso amici e contatti a cui potrebbero interessare.


John Scales Avery, Ph.D., membro di un gruppo che condivise il Premio Nobel per la Pace 1995 per il proprio lavoro organizzativo delle the Conferenze Pugwash su Scienza e Affari Mondiali, fa parte della  Rete TRANSCEND ed è Professore Emerito Associato al’Istituto H.C. Ørsted dell’Università di  Copen-hagen, Danimarca. Presiede sia il Gruppo Pugwash Nazionale Danese sia l’Accademia di Pace Danese; ha ricevuto la sua formazione in fisica teoretica e chimica teoretica al M.I.T., all’Università di Chicago e all’ Università di Londra. E’ autore di numerosi libri e articoli su argomenti scientifici come pure questioni sociali più ampie. I suoi libri più recenti sono Information Theory and Evolution e Civilization’s Crisis in the 21st Century (pdf).


TRANSCEND MEMBERS, 23 Dec 2019 | John Scales Avery – TRANSCEND Media Service
Titolo originale: Terrorism: A False Threat
Traduzione di Miki Lanza per il Centro Studi Sereno Regis

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