Istituire il mercato delle emissioni non frena il disastro | Riccardo Petrella

Clima.

La questione del secolo non è il cambio climatico e come mitigarlo e adattarvisi attraverso una gestione efficiente della transizione energetica, ma la predazione e distruzione della vita della Terra. Mettere al centro della sopravvivenza dell’umanità il cambio climatico come si trattasse solo di fenomeni specifici alla natura e non di un’evoluzione della vita globale dovuta piuttosto a fattori antropici, è mentire, è trafficare la verità, come si direbbe in un linguaggio del Sud Italia. Per questo nemmeno la COP25 prenderà decisioni risolutive, radicali, commisurate alla gravità ed ampiezza dei problemi. La sua agenda è, per definizione, troppo ristretta.

Bisogna cambiare il sistema e non il clima. Ma ciò significa che i promotori, difensori e dirigenti del sistema attuale non saranno mai capaci di cambiare il loro sistema, anche se milioni di persone facessero centinaia di petizioni e pressioni sui governi. Ciò perché i veri poteri non sono più in mano ai governi nemmeno a quelli dittatoriali, salvo rare eccezioni. Purtroppo i poteri pubblici sono diventati notai dei proprietari reali ed effettivi della Terra che oramai non hanno più alcuna remora a far sapere apertamente che essi sono in prima fila anche sulla scena teatrale delle varie COP e vertici mondiali dell’Onu.

Il potere politico è stato privatizzato, con l’accordo delle stesse classi politiche. Non per nulla i dominanti parlano di governance fondata sul ruolo istituzionale dei portatori d’interesse e non più di governo. In effetti, la governance è la forma più elegante ma micidiale di privatizzazione del politico. Questo non significa però che come notai gli Stati non abbiano nessun potere al di là di quelli formali che restano tanti, ne hanno ancora specie in una logica di difesa degli interessi di cui sono al servizio.

Sono simbolicamente e emotivamente espressi in termini di sovranità nazionale e di sicurezza nazionale, cioè simboli e concetti potenti di comunicazione e di mobilitazione popolare egocentrica, usati per legittimare principalmente la sovranità e la sicurezza dei gruppi sociali dominanti locali del Paese (i cui soggetti paradossalmente sono sempre meno nazionali e sempre più globalizzati).

Altrimenti detto, la sovranità nazionale e la sicurezza nazionale sono strumenti in mano alle oligarchie multinazionali globali per gestire le loro lotte interne per il potere globale in nome ma anche in barba agli interessi e soprattutto ai diritti dei i cittadini, quale che sia il loro paese.

E’ facile prevedere che la COP25 non adotterà nessun atto radicale significativo di cambiamento. Se riusciranno a mettersi d’accordo sarà su come utilizzare i meccanismi di mercato per far credere che la vendita delle emissioni di CO² permetterà di ridurre le emissioni di CO² fino a mantenere laumento della temperatura dellatmosfera terrestre al di sotto di 2 gradi. Per garantire al mondo che si potrà governare efficacemente la transizione energetica (da un sistema energetico sul fossile ad un sistema sulle rinnovabili), la sola che il sistema accetta di promuovere.

Che la transizione energetica sia per salvare l’umanità e il pianeta e che detta transizione sia essenzialmente risolta installando il mercato mondiale delle emissioni, per rispettare in maniera fasulla la sovranità degli Stati, sarebbe una decisione miserevole, criminale.

Il mercato delle emissioni è stato già introdotto come soluzione chiave nel 1997 con il protocollo di Kyoto. Fallì miseramente nel 2012, perché allora ripescarlo e fondare il tutto su misure che hanno dimostrato di essere insufficienti, parziali, inadeguate? Perché il sistema crede nel mercato e non sa usare che il mercato anche quando conduce ai disastri ambientali, economici e sociali che conosciamo.

La priorità assoluta ed esclusiva è data alla dimensione energetica, senza alcuna modifica delle regole economiche generali esistenti, del sistema finanziario predatorio e delluniverso tecnologico (anzi, la resilienza dellumanità passerà unicamente dalle nuove tecnologie selettive e esclusive, in mano ai soggetti privati, grazie ai brevetti sul vivente e sugli algoritmi).

Così si affiderà il divenire dellumanità ai grandi gruppi energetici mondiali privati, alle grandi imprese agro-chimico-alimentari, alle libere borse dellenergia.Cioè a coloro che sono stati i più immediati e visibili produttori della devastazione ecologica del pianeta , delle guerre, delle ineguaglianze crescenti a livello planetario.

Sono convinto che la COP25 non potrà proporre e soluzioni necessarie. Ma la speranza è l’ultima a morire. Per questo sarò felice di essere smentito.


  • il manifesto, 14.12.2019

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