Voci di donne per i diritti | Benedetta Pisani

«Tutti gli esseri umani nascono liberi ed eguali in dignità e diritti.
Essi sono dotati di ragione e di coscienza e devono agire gli uni verso gli altri in spirito di fratellanza.»

Così cita il I Articolo della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani, proclamata il 10 dicembre 1948, dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite.

Questa celebre giornata viene festeggiata in tutto il mondo con conferenze ed eventi culturali, aventi un obiettivo comune, troppo spesso trascurato durante gli altri giorni dell’anno: restare umani.

FRAME, VOICE, REPORT! è uno dei progetti nati proprio dalla urgente necessità di trasformare il preoccuparsi passivo in occuparsi fattivo, aumentando la consapevolezza e l’interesse partecipativo dei cittadini europei nei confronti dei Sustainable Development Goals, i 17 Obiettivi universali di Sviluppo Sostenibile, approvati nel 2015 dalle Nazioni Unite come fulcro dell’Agenda 2030 per lo Sviluppo Sostenibile.

Tali obiettivi sono stati delineati considerando le principali difficoltà che oggi l’umanità si trova a dover affrontare, come povertà, scarse condizioni igienico-sanitarie, bassi livelli di istruzione e di crescita economica, ineguaglianza sociale, nonché protezione dell’ambiente terrestre e marino.

Il Progetto “Frame, Voice, Report!” si concentra in modo particolare sugli Obiettivi relativi a cambiamento climatico, migrazioni e disparità di genere, tre tematiche interconnesse tra loro e ricorrenti in tutti gli altri goals. Nei Paesi più poveri, infatti, i disastri ambientali legati al clima, così come quelli provocati dalle guerre che affliggono queste aree,  hanno gravi ripercussioni sulle fasce della popolazione più vulnerabili (tra cui, le donne), che sono anche quelle maggiormente coinvolte nei processi migratori.

Le differenze di genere assumono forme diverse a seconda del contesto culturale, etnico e socio-economico, e variano in base alla dimensione sociale che acquisiscono, sia questa individuale, relazionale, o istituzionale.

Ma esistono ovunque. Ogni società costruisce le proprie e, troppo spesso, le utilizza per giustificare quella che appare come una “naturale e innata” disparità tra donne e uomini, tra persone che sono abituate a percepirsi concettualmente distanti, diversi.

Per fare in modo che venga definitivamente guarita la crepa profonda che, ancora oggi, interrompe il tragitto verso il raggiungimento della totale emancipazione femminile, è necessario che tutti i Paesi aderenti all’Agenda 2030 si impegnino al fine di costruire un dialogo costruttivo e inclusivo, nel quale sia concesso a tutti il diritto di far sentire la propria voce, e non solo un eco lontano e distorto.

La prassi del dialogo aiuta a comprendere ed accettare la coesistenza di una pluralità di possibili visioni del mondo, perché le appartenenze di genere, così come quelle culturali, religiose, etniche e sociali, si presentano in sostanza come diverse declinazioni di un’unica umanità.

Per rafforzare la cooperazione e il rispetto reciproco, per promuovere la reale libertà di scelta degli uomini e delle donne e difenderne davvero i diritti, bisogna saperli mettere in relazione, conservandone le diversità.

La diversità non contribuisce solamente alla vitalità culturale, ma può anche favorire il miglioramento delle prestazioni sociali ed economiche. Infatti, la diversità, la creatività e l’innovazione creano un cerchio virtuoso, mentre le ineguaglianze possono rafforzarsi reciprocamente, generando conflitti che minacciano la dignità umana e il benessere sociale”. (White Paper)

Ed è proprio con l’intento di valorizzare le diversità che nasce il Progetto CountHERnarrative, il cui obiettivo è quello di dare voce a donne migranti, richiedenti asilo e rifugiate per portare alla formulazione di una narrativa differente da quella dominante, al fine di sensibilizzare l’opinione pubblica, in modo particolare sul quinto Obiettivo di Sviluppo Sostenibile (“Raggiungere l’uguaglianza di genere ed emancipare tutte le donne e le ragazze”) e sul decimo (“Ridurre le disuguaglianze”).

Al fine di trattare gli OSS identificati, il progetto si propone di creare due output giornalistici: un video documentario sulla vita delle donne nei campi rifugiati della Giordania, con il prezioso contributo dei giornalisti Hattar e Makawi e dell’Associazione giordana Arab Women Media Centre (AWMC), e la pubblicazione di storie di vita di donne migranti a Torino, grazie al coinvolgimento di un esempio concreto di contro-narrativa femminista, la giornalista Silvia Berruto.

Questo obiettivo generale si delinea in una serie di obiettivi specifici:

– promuovere una contro-narrativa femminista de-occidentalizzata e de-colonizzata, interamente creata da donne provenienti dal Sud del mondo;

– promuovere la collaborazione tra associazioni della società civile e giornalisti/e, al fine di utilizzare prodotti giornalistici in una cornice educativa, attivista e di advocacy;

– assumere una prospettiva intersezionale rispetto al legame tra uguaglianza di genere e fenomeno migratorio;

– creare opportunità per l’empowerment di donne migranti, richiedenti asilo e rifugiate a livello locale;

– promuovere una cooperazione paritaria con un Paese del Sud del mondo come la Giordania, dando voce a professioniste donne.

Il focus del Progetto sarà sull’incontro-scontro tra identità di genere, appartenenza etnica e status politico che, in assenza di dialogo, possono generare una pericolosa vulnerabilità sociale alla discriminazione.

L’assenza di dialogo inspessisce i muri dell’ignoranza. Contribuisce a sviluppare un’immagine stereotipata dell’altro, instaurando un clima di sfiducia e intolleranza. E il principale messaggio che il Progetto intende diffondere risiede proprio nell’invito all’ascolto diretto delle voci femminili del Sud del mondo, mediato il meno possibile dall’intervento di un punto di vista occidentale.

L’arte dell’ascolto empatico e partecipativo appare pertanto essenziale per poter tessere le fila di un dialogo interculturale costruttivo, che sia veicolato da un approccio volto alla promozione dei diritti umani e dell’intersezionalità.

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