Una salda presa sui nostri “balocchi” nucleari | Robert C. Koehler

Vogliono tutti giocare con i bulli, e il solo modo per diventarne uno è avere dei balocchi nucleari. Attenzione Pianeta Terra! Attenzione Pianeta Terra! È ora di diventare adulti.

Mohamed ElBaradei

Sono parole di Mohamed ElBaradei, allora direttore generale dell’Agenzia dell’Energia Atomica Internazionale, di un’intervista del 2005, parecchi mesi prima di essere premiato con la sua agenzia col Premio Nobel per la Pace. Parole che restano sinistramente rilevanti nel 2019, riassumendo la puerile scelleratezza che sta per riacquisire la sua presa sulla geopolitica. I trattati sulle armi nucleari stanno avvizzendo sulla vite [= senza mai essere stati valorizzati, ndt] e la proliferazione minaccia un ritorno trionfante.

Salve, omnicidio. Potremmo noxn essere fortunati come al tempo della Guerra Fredda, quando le conseguenze degli incidenti nucleari e della politica azzardata furono relativamente contenuti e le vittime dello sviluppo nucleare furono limitate a coloro che vivevano vicino ai siti sperimentali come le Isole Marshall, Kazakhstan o il Nevada nell’ovest degli USA. Gli arsenali nucleari si sono ridotti, non cresciuti, e le nazioni con armamenti nucleari sono nove. Questo è ancora folle, ovviamente. Quel numero dovrebbe — deve — avviarsi allo zero, come dichiarato dal Trattato sulla Proibizione delle Armi Nucleari, approvato da un voto ONU di 122 a 1 nel 2017, però ancora in attesa della ratifica di 50 paesi (finora 32 l’hanno ratificato). Per quanto il trattato sia ispiratore di speranza, i bulli — che hanno boicottato il voto ONU due anni fa — controllano ancora la partita e, guidati dagli USA, stanno ritirandosi dai trattati che li costringono.

“Dopo la recente fine del trattato riguardante i missili a gittata intermedia, sembra prendere forma una nuova gara agli armamenti, che coinvolge più attori, più denaro e più armi in un tempo di instabilità ed ansia globali aumentate per la proliferazione nucleare” – ha scritto recentemente Steven Erlanger sul New York Times, riferendosi al Trattato sulle Forze Nucleari Intermedie, firmato da Ronald Reagan e Mikhail Gorbaciov nel 1987, da cui l’amministrazione Trump s’è ritirata. Da allora “Trump” ha anche indicato di voler cestinare il Nuovo Trattato START, mediato da Barack Obama con i russi nel 2011, che scade nel febbraio 2021, poco dopo l’insediamento di chiunque sarà il prossimo presidente. New START limita gli “arsenali strategici” (non quelli “tattici”) dei due paesi a 1.550 armi [testate] ciascuno — pur sempre abbastanza da, ahi, distruggere il mondo e tutto quanto, ma … almeno introduce il concetto di limiti nella discussione nucleare, ponendo, si potrebbe dire, un controllo genitoriale sui bulli e le loro armi nucleari. Così, scrive Erlanger: “Lo smantellamento del ‘controllo degli armamenti’, un mantra della Guerra Fredda, sta ora aumentando i rischi di una nuova era in cui potenze nucleari come l’India e il Pakistan stanno scontrandosi per il Kashmir, e l’Israele nucleare si sente minacciato dall’Iran, la NordCorea sta testando i propri nuovi missili, e si pensa che altri paesi come l’Arabia Saudita abbiano accesso ad armi nucleari o siano in grado di costruirle.

“La conseguenza, dicono gli esperti, sarà probabilmente un ambiente più pericoloso e instabile, anche a breve ….”

Erlanger cita poi Joseph Cirincione, analista nucleare e presidente del Fondo Ploughshares [Vomeri]: “Se non c’è disarmo nucleare, ci sarà proliferazione. Se le grandi potenze gareggiano per rafforzare i propri arsenali, le potenze minori seguiranno”. In altre parole, la dirigenza globale è adolescente per natura. Il dominio e la smania di potere dei bulli prende il controllo della mente, specialmente il potere in un contesto competitivo. Se si rappresentano gli interessi di uno stato-nazione, si può facilmente venire consunti da un ambiente ostile in cui quegli interessi cercano di affermarsi. E gli interessi del pianeta nel suo insieme (per ex. La sopravvivenza, un futuro) potrebbero facilmente sparire come null’altro che astrazioni idealistiche, trascurabili. Disarmo? Dammi una pausa. Non quando potenze regionali, come scrive anche Erlanger, stanno “sfidando l’egemonia americana”.

Ci si aggiunga l’interesse (mega)aziendale transnazionale nel militarismo. Non c’è denaro nella pace, vista perlopiù come buco nero, l’interludio fra le guerre. Il denaro non comincia a scorrere fin quando non cominciano a volare i proiettili e le bombe. Se si è contrari alla guerra, il vero nemico non è la Russia o la Cina, è il complesso militar-industriale (che può fiutare, per esempio, gli oltre mille miliardi di dollari già contrassegnati per un arsenale nucleare ammodernato).

Quindi quel che abbiamo adesso è un mondo in cui il naturale desiderio di pace del pubblico viene dirottato allo status di impossibile, almeno fin quando distruggeremo i nostri nemici e ci assicureremo la nostra egemonia; e il crescente movimento per la pace resta del tutto emarginato. Quanto tempo pensiamo che si dedicherà al tema della denuclearizzazione, diciamo, nella imminente campagna presidenziale?

Il che nel suo insieme mi riporta ai 7 Vomeri (Ploughshares) della Kings Bay, i sette coraggiosi pacifisti arrestati l’anno scorso dopo essere penetrati nel recinto della base navale di Kings Bay, a St. Mary’s, Georgia/USA, il porto base sull’Atlantico della flotta di sottomarini porta-missili Trident, entrandovi senza permesso, versando a terra fiale di sangue (il proprio), affiggendo scritte ed emettendo una denuncia dell’apparato militare USA per violazione del Trattato ONU di Non-Proliferazione Nucleare del 1968.

È terminato di recente il loro processo, durante il quale non fu loro permesso di presentare la propria opinione sul pericolo globale delle armi nucleari. Senza alcuna sorpresa, sono stati trovati colpevoli e attendono la relativa sentenza.

“…. E forgeranno le proprie spade in vomeri e le loro lance in ganci per potare; nazione non leverà spade contro nazione, e non s’imparerà più la guerra”.

E Isaia 2:4, il grido per la pace di 3.000 anni, resta irrilevante.


Robert C. Koehler è un giornalista con sede a Chicago vincitore di riconoscimenti nonché scrittore a livello nazionale. Il suo libro Courage Grows Strong at the Wound[Il coraggio si rafforza alla ferita] (Xenos Press) è tuttora disponibile. Contattarlo a [email protected]


TMS PEACE JOURNALISMWEAPONS OF MASS DESTRUCTIONMILITARISM, 11 Nov 2019 | Robert C. Koehler | Common Wonders – TRANSCEND Media Service

Traduzione di Miki Lanza per il Centro Studi Sereno Regis

Una replica a “Una salda presa sui nostri “balocchi” nucleari | Robert C. Koehler”

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