Seminare il dubbio fidandosi degli “spifferatori” più che delle istituzioni internazionali | Richard Falk

Il Comitato della Fondazione Courage mette in dubbio le conclusioni internazionali sulla responsabilità siriana per l’attacco del 2018 a Douma  

Un’organizzazione indipendente della società civile britannica, la Fondazione Courage, ha composto un comitato di persone con varie competenze professionali riguardo la valutazione di un’impugnazione diretta all’affidabilità di una rispettata istituzione internazionale —l’Organizzazione per la Proibizione delle Armi Chimiche (OPCW). La dichiarazione seguente, accuratamente redatta con gli sforzi collettivi del comitato, riflette un’accettazione della ponderosa presentazione del caso contro l’affidabilità delle asserzioni che il governo siriano fosse colpevole di un letale attacco con armi chimiche al sobborgo di Damasco Douma (Est-Ghouta) il 7 aprile 2018, ritenuto affidabile dal governo USA per giustificare un attacco di rappresaglia contro bersagli siriani.

Il comitato, di cui ero membro, si è riunito a Bruxelles il 14 ottobre 2019, ha esaminato documenti, rapporti, e ascoltato testimonianze, dopodiché ha redatto la dichiarazione stampata qui sotto, successivamente modificata e ripulita mediante scambi di e-mail fra i membri del comitato. La Fondazione Courage ha i propri uffici in Gran Bretagna ed è un’organizzazione dedita al sostegno delle attività degli spifferatori. Non ha interferito né esercitato influenza sulle deliberazioni del comitato, avvenute in sessioni esecutive chiuse senza personale della Fondazione presente. La dichiarazione del comitato qui di seguito è reperibile anche al link fornito dalla Fondazione Courage: https://www.couragefound.org/2019/10/opcw-panel-statement

Secondo me quest’inchiesta sull’autenticità delle asserzioni contro il governo siriano è importante in sé e inoltre per le gravi implicazioni della conclusione che nonostante la sua reputazione, l’OPCW non sia affidabile nell’esecuzione del ruolo assegnatole d’indagine imparziale e convalida o meno delle accuse di violazioni della Convenzione Internazionale sulle Armi Chimiche (CWC). Il comitato non solo ha trovato che l’OPCW manomise la prova per produrre un risultato desiderato dagli attori geopolitici coinvolti in quest’istanza, bensì tentò di far tacere gli stessi propri funzionari al punto d’indurne uno, ispettore anziano con 17 anni d’esperienza presso l’OPCW e membro della squadra che eseguì le indagini in loco sulle presunte attribuzioni di responsabilità per Douma, a spifferare. La credibilità di questa dichiarazione emessa dal comitato è rafforzata, secondo me, dall’avere fra i propri partecipanti un ex-direttore generale dell’OPCW.

Ancora una volta, come con Daniel Ellsberg, Edward Snowden, Julian Assange, e Chelsea Manning, nonché gli espositori ancora anonimi delle malefatte della presidenza Trump, lo spifferare e la sua protezione e isolamento da azioni punitive è diventato una dimensione indispensabile delle democrazie sostenibili. Non solo c’è mancanza di trasparenza e senso di responsabilità riguardo alle azioni intraprese da importanti governi nazionali, ma c’è una deliberata manipolazione delle prove e ostruzione delle procedure designate a proteggere la cittadinanza dagli abusi dello stato, e nel caso degli stati più importanti, specialmente gli Stati Uniti, a proteggere l’interesse pubblico. Se credete a una democrazia sostanziale, saluterete gli spifferatori come eroi del nostro tempo, e darete il Massimo sforzo per contrastare i tentativi governativi di punire, proibire, e demonizzare questo mezzo cruciale di testimonianza e veridicità.

Infine si deve osservare che l’attacco di rappresaglia susseguente alle accuse bacate ha preceduto l’indagine OPCW, e comportato un utilizzo legalmente quanto mai dubbio di forza internazionale in ogni caso. Ovviamente, temi del genere sono al di fuori del mandato dell’OPCW, le cui funzioni sono limitate a monitorare la conformità alle stipulazioni del trattato internazionale. Secondo lo Statuto ONU, un tale uso della forza internazionale è legalmente giustificato solo come atto di auto-difesa da un precedente attacco armato o come risultanza di un’autorizzazione formale del Consiglio di Sicurezza. Non c’è nulla nel CWC stesso che permetta alle parti di agire da vigilantes internazionali autorizzati ad intraprendere misure punitive unilaterali contro i violatori. Nel suo corso la guerra civile siriana dal 2011, è stata trattata come problema da vigilantismo internazionale per riguardare l’attraversamento della ‘linea rossa’ relativa all’utilizzo di armi chimiche, identificarne l’autore e giustificare un uso ritorsivo della forza. Gli Stati Uniti hanno preteso per sé l’autorità di agire in tal modo, ivi compresa la determinazione in proprio della portata, dei bersagli e della scala di qualunque iniziativa di rappresaglia.

***************************

Il Comitato critica ‘pratiche inaccettabili’ nell’indagine OPCW sul Presunto Attacco Chimico a Douma, Siria, del 7 aprile 2018

La Fondazione Courage ha riunito un comitato di persone preoccupate [da tale evento] attive in campi disparati – disarmo, diritto internazionale, giornalismo, operazioni militari, medicina e intelligence, a Bruxelles il 15 ottobre u.s.. Il comitato si è incontrato con un membro della squadra investigativa dell’Organizzazione per la Proibizione delle Armi chimiche (OPCW), il cane da guardia internazionale per la chimica. Su tale base il comitato ha emesso la seguente dichiarazione:

Sulla base dell’ampia presentazione dello spifferatore, comprensiva di e.mail interne, corrispondenza di testi e bozze di rapporti soppresse, siamo unanimi nell’esprimere il nostro allarme per pratiche inaccettabili nell’indagine sul presunto attacco chimico a Douma, presso la capitale siriana Damasco il 7 aprile 2018. Ci siamo convinti per la testimonianza che sia stata soppressa informazione chiave su analisi chimiche, consultazioni tossicologiche, studi balistici e testimonianze oculari, apparentemente per favorire una conclusione preordinata.

Abbiamo appreso di tentativi inquietanti di escludere alcuni ispettori dall’indagine frustrando nel contempo i loro tentativi di sollevare legittime preoccupazioni, di evidenziare pratiche irregolari o addirittura di esprimere le proprie osservazioni e valutazioni difformi — diritto esplicitamente conferito agli ispettori nella Convenzione sulle Armi Chimiche, evidentemente con l’intenzione di assicurarne l’indipendenza e autorevolezza nei rapporti ispettivi.

Per quanto tardivamente, ci appelliamo perciò all’OPCW affinché permetta a tutti gli ispettori che hanno preso parte all’indagine di Douma di farsi avanti e riferire le loro osservazioni differenti in un forum appropriato degli Stati Partecipi alla Convenzione sulle Armi Chimiche, in adempimento dello spirito della Convenzione. Si deve permettere loro di farlo senza tema di rappresaglia o perfino censura.

Il comitato avanza queste critiche nell’aspettativa che l’OPCW voglia rivedere la propria indagine dell’incidente di Douma, con lo scopo di chiarificare quanto effettivamente avvenne. Ciò contribuirebbe a ristabilire la credibilità dell’OPCW e operare verso la dimostrazione del proprio impegno legalmente affidato di trasparenza, imparzialità e indipendenza. E’ di estrema importanza restituire fiducia alle procedure di verifica sulle quali ci si basa per attuare le proibizioni del CWC.

Membri del Comitato:

José Bustani, Ambasciatore del Brasile, primo Direttore Generale dell’OPCW ed ex-Ambasciatore in Regno unito e Francia;

Richard Falk, Professore di Diritto Internazionale, Emerito, alla Princeton University; Professore ospite all’Istinye University, Istanbul;

Kristinn Hrafnsson, capo-redattore, Wikileaks;

John Holmes, Maggiore Gen (in quiesc.), DSO OBE MC (Maestro Cerimoniere Cavaliere dell’Impero Brit. nell’Ufficio Scienze per la Difesa);

Dr. Helmut Lohrer, medico, consigliere d’amministraz. di International Physicians for the Prevention of Nuclear War (IPPNW) e consigliere internazionale dell’affiliata tedesca;

Prof. Dr. Günter Meyer, Centro Ricerca sul Mondo Arabo (CERAW) all’Università di Magonza;

Elizabeth Murray, ex-ViceFunzionaria d’Intelligence Nazionale per il Vicino Oriente (in quiesc.), membro di Veteran Intelligence Professionals for Sanity e Sam Adams Associates for Integrity in Intelligence (www.samadamsaward.ch)

__________________________________________

Richard Falk is a member of the TRANSCEND Network, an international relations scholar, professor emeritus of international law at Princeton University, Distinguished Research Fellow, Orfalea Center of Global Studies, UCSB, author, co-author or editor of 40 books, and a speaker and activist on world affairs. In 2008, the United Nations Human Rights Council (UNHRC) appointed Falk to a six-year term as a United Nations Special Rapporteur on “the situation of human rights in the Palestinian territories occupied since 1967.” Since 2002 he has lived in Santa Barbara, California, and taught at the local campus of the University of California in Global and International Studies, and since 2005 chaired the Board of the Nuclear Age Peace Foundation. His most recent book is Achieving Human Rights (2009).

TRANSCEND MEMBERS, 4 Nov 2019 | Richard Falk | Global Justice in the 21st Century – TRANSCEND Media Service

Traduzione di Miki Lanza per il Centro Studi Sereno Regis

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.