La crescita della rete antirazzista che sfida l’estrema destra politica in Germania | Intervista di Hilary Moore

Gli organizzatori di manifestazioni antifasciste Laura Frey e Vincent Bababoutilabo spiegano l’impegno degli attivisti tedeschi nell’affermare la volontà della maggioranza antirazzista.

Laura Frey e Vincent Bababoutilabo prima di una marcia antirazzista a Dresda l’agosto scorso. (WNV / Hilary Moore)

Sin dalla sua fondazione nel 2013, il partito di estrema destra presente nel parlamento tedesco – Alternativa per la Germania (Alternative for Deutschland o AfD) – ha profondamente influenzato le politiche anti-rifugiati. Ai titoli dei giornali internazionali si affiancano le controversie pendenti per i collegamenti dell’AfD con i movimenti nazisti presenti nelle strade di Germania e Europa. Il fatto che il partito abbia guadagnato ben 37 seggi nel governo della Sassonia è tremendamente impressionante. Tali resoconti sul nazismo in Germania, tuttavia, non narrano della crescente rete di organizzazioni che si impegnano per stabilire la volontà di una maggioranza antirazzista.

Questo network sta portando avanti interventi cruciali nelle modalità con cui il razzismo opera in Germania.  In primis sottolineando costantemente come il razzismo si sia inserito nella governance e nella sicurezza nazionale, e lavorando allo stesso tempo per connettere i movimenti antifascisti e anti razzisti con artisti e studenti.

Laura Frey e Vincent Bababoutilabo sono due attivisti di questa importante rete. Li ho conosciuti la prima volta nel 2018, durante gli ultimi mesi del Processo NSU, mentre lavoravano sul Tribunale – una giuria popolare istituita per protestare contro l’esclusione delle famiglie delle vittime del National Socialist Underground (una rete terroristica organizzata che ha preso di mira le comunità di migranti con omicidi e bombardamenti seriali fra il 2000 e il 2007). Laura e Vincent hanno poi incluso il NSU nei loro sforzi di educazione politica. Se da una parte Laura lavorava con i ragazzi nelle scuole sui temi del razzismo, antisemitismo, sessismo e ideologia neonazista, Vincent aveva esperienza in organizzazioni di afro-tedeschi. Questo lo ha portato a far parte dell’Iniziativa per i Neri in Germania (Initiative Schwarze Menschen in Deutschland o ISD) per cui attualmente lavora.

Una dimostrazione guidata dalla rete No Closure a Monaco di Baviera nel luglio 2018 ha attirato 5.000 partecipanti (WNV / Tribunal “Unraveling the NSU Complex”.)

Dato l’espandersi dei governi di estrema destra in Europa, Stati Uniti, Filippine, India e Brasile ho deciso di parlare con Laura e Vincent per apprendere di più sugli aspetti chiave che animano il movimento antirazzista in Germania.

Quali sono le strategie antirazzismo che avete osservato in Germania?

Laura: A livello di base, molto impegno antirazzista si concretizza organizzando attività di supporto insieme ai rifugiati che attraversano le frontiere della UE passando per Turchia, Grecia, Nord Africa, Spagna e Italia. Quello che sta succedendo ai confini dell’Unione Europea è un omicidio. Molte persone attraversano il mare in barca e molte altre muoiono.

L’educazione antirazzista è un area d’intervento comune in Germania. L’organizzazione da cui provengo – La Rete di Democrazia e Coraggio – ha avuto origine in Sassonia, un’area dove storicamente i neo-nazisti sono presenti. L’organizzazione è stata fondata perché razzismo, antisemitismo, sessismo e neo-nazismo sono trattati solo dal punto di vista storico e non come problemi contemporanei. L’idea è quella di insegnare ai bambini come riconoscere e opporsi a tali idee e alle persone che le propagano.

Vincent: La Germania ha firmato la convenzione internazionale dell’ONU sull’eliminazione di ogni forma di discriminazione razziale, e le Nazioni Unite stesse hanno una commissione, un gruppo, che puntualmente si reca in Germania e discute con gli attivisti durante delle iniziative per poi stilare un report. Nei report sulla Germania, il paese ottiene sempre un basso punteggio per il fatto che il problema degli stranieri venga visto come xenofobia e non come razzismo. Così, i delegati ONU tornano in Germania e dicono che il razzismo è presente. Stanno premendo sul governo affinché riconosca il problema perché sviluppi leggi e iniziative migliori e con più impegno.

Laura: Per i gruppi antirazzisti, una parte del lavoro è quella di cercare di dare forma al discorso. Fino a 10 anni fa non potevi parlare di razzismo, perché il razzismo non esisteva secondo il pubblico e dovevamo parlare di xenofobia, che però non descrive cosa sta effettivamente accadendo: gli episodi di razzismo che si stanno verificando colpiscono tanto sia chi non possiede un passaporto tedesco, sia le persone che pur avendolo non “sembrano” essere bianchi. Questa tendenza (il parlare di xenofobia, piuttosto che di razzismo) sposta la conversazione in un discorso più incentrato sullo stato nazione e la cittadinanza, ma quello che sta effettivamente accadendo è razzismo.

Vedi, le persone al momento stanno lottando per assicurarsi che tale razzismo sia visto come un problema della Germania. Chiamarlo “xenofobia” spinge il problema ai bordi, ne fa una questione di frontiere. Noi ci stiamo scontrando un sacco contro cosa come gli attacchi nelle case dove i rifugiati vivono o hanno vissuti come lavoratori ospiti. Quello che stiamo facendo è cercare di spingere giù le frontiere, stiamo provando a parlare di razzismo in questi termini.

L’attuale lotta antirazzista come viene influenzata dalla storia della Germania?

Vincent: Nella Germania di oggi stiamo combattendo per una società che sia certa che le migrazioni come una costante.

Siamo nel f*****o centro d’Europa! Nel corso della storia ci sono sempre state persone che dalla Polonia si sono dette “Ehi, voglio andare in Francia!” e poi lungo la via si sono fermate in Germania! La Germania non è vecchia come nazione, ma al giorno d’oggi la nazione è un punto di riferimento e di non-migrazione. Stiamo quindi cercando di rendere le migrazioni un punto di partenza per tutte le organizzazioni antirazziste, e qui le cose si fanno interessanti perché molte persone di colore antirazziste e anticolonialiste usano il nazionalismo come strumento di liberazione. Personalmente, non mi pare che funzioni molto bene.

Abbiamo anche una relazione complicata con le influenze degli USA nella nostra politica. Per molti neri che vivono in Germania gli Stati Uniti sono un punto di riferimento; le nostre storie sono collegate. Molti membri fondatori del mio gruppo [l’ISD] sono discendenti di soldati afroamericani, per loro guardare agli States pare una cosa naturale.  Inoltre, Audre Lorde – che arrivò in Germania nel 1980 per organizzare le donne di colore – viene oggi considerata la madre dei movimenti giovanili neri nel nostro paese.

Audre Lorde

Ma l’immigrazione dall’Africa era ed è tutt’ora il fattore maggiore. Quello stato di purezza che i nazionalisti di estrema destra cercano di immaginare (con le persone giuste al posto giusto) non è mai stato reale. Anche il significato di essere neri è grandemente mutato. Un sacco di persone nel Regno Unito è solita identificarsi come “nera” e in Germania molti attivisti radicali per l’emancipazione turca e curda (pesantemente influenzati dalle Pantere Nere) considerano di identificarsi come tali. È impressionante vedere come la tradizione radicale dei neri americani abbia così influenzato il mondo. 

Laura: L’influenza della visione americana del razzismo è importante, ma – allo stesso tempo – ci sono anche molte differenze [fra i due paesi] per quanto riguarda la storia dell’immigrazione. Ci sono stati una marea di cosiddetti “lavoratori ospiti” da Grecia, Spagna, Italia, Portogallo e Turchia che sono venuti in Germania durante gli anni ’60. I loro figli e nipoti si sono organizzati in modo diverso dagli Stati Uniti perché l’idea di dividere il mondo in bianchi e neri per loro non funziona. Tuttavia, ci sono un sacco di similitudini fra l’esperienza degli afroamericani e dei “lavoratori ospiti” in Germania, specialmente per le intersezioni di razza e classe. I lavoratori ospiti, come altri migranti, hanno sperimentato una perdita di status quando sono venuti a vivere qui. Certo, loro – così come i loro discendenti – ora sono percepiti come bianchi, questo è il motivo per cui (come ha detto prima Vincent) gruppi turchi e curdi stanno discutendo sull’eventualità di indicare se stessi come “neri”.

Abbiamo una forte storia di colonialismo tedesco nel periodo fra il 1884 e il 1914. In un periodo brevissimo di tempo la Germania divenne il quarto più vasto impero coloniale al mondo. Fino a dieci anni fa, le persone non pensavano che fosse importante parlare di questa particolare epoca, che era percepita come una molto piccola e poco importante nella storia tedesca. Tuttavia, lo stato tedesco è stato profondamente modellato da essa. Quella della Germania è una storia profondamente plasmata da immigrazioni ed emigrazioni; si parte dall’emigrazioni di massa del XIX secolo per l’America, dagli spostamenti dei lavoratori prussiani nella Germania Imperiale, dagli studenti stranieri nella Repubblica di Weimar fino alle migrazioni di massa legate alla prima e alla seconda Guerre Mondiali e al regime dei lavoratori ospiti negli anni ’60-’70.

Quali sono le sfide che avete trovato nell’impegno antirazzista al giorno d’oggi?

Vincent: Stiamo costantemente provando a ridefinire l’idea di razzismo in maniera differente da come ne parlano media e politica che si focalizzano sui neonazisti affermando che loro sono gli unici veri razzisti. Le persone credono che i neonazi siano ai margini della società, come dire “Loro vengono dai luoghi più poveri della Germania Est. Sono poveri ed arrabbiati, per questo sono razzisti”. È strano che in Germania la povera gente sia indicata come “Bildungsferne Schichten” o “persone lontane dall’istruzione”. Sostenere che “i neonazisti sono dei poveri disperati, i perdenti della riunificazione, ecco perché sono nazisti e razzisti” significa in pratica sostenere che solo le persone povere e stupide possano razziste, ma quello che vediamo adesso è come la grande crescita del populismo di destra sia un progetto molto molto borghese. Ci sono poveri nelle organizzazioni nazionali razziste di desta, ma sono presenti anche persone molto istruite.

“Sostenere che “i neonazisti sono dei poveri disperati, i perdenti della riunificazione, ecco perché sono nazisti e razzisti” significa in pratica sostenere che solo le persone povere e stupide possano essere razziste, ma quello che vediamo adesso è come la grande crescita del populismo di destra sia un progetto molto molto borghese. Ci sono poveri nelle organizzazioni nazionali razziste di desta, ma sono presenti anche persone molto istruite.” 

È davvero strano che in Germania la gente pensi che il razzismo abbia a che fare col tuo livello d’istruzione! Come se l’andare a scuola e ricevere un’educazione di alto livello, tu non possa essere razzista. È ridicolo!

Quali sono le opportunità per mobilitare le persone?

Vincent: Il Processo NSU era un grande esempio di come i gruppi antifascisti e antirazzisti possano combattere l’uno fianco all’altro ponendo al centro la prospettiva delle vittime: insieme ricordiamo le persone uccise dai fascisti, insieme condanniamo il sistema e le persone responsabili e sempre insieme ci ergiamo per una nuova società.

Laura: Il caso del NSU ha unito insieme tutti gli aspetti dell’antirazzismo – si parlava del supporto statale ai neonazisti, delle persone uccise dai neonazi e dei media e della polizia con le sue idee razziste sui turchi che sostengono i neonazisti [che invece li hanno uccisi]. Ogni gruppo ha potuto trovare il proprio argomento all’interno del complesso NSU, mostrando come tutti questi elementi siano amaramente legati fra loro. Da allora non ci siamo fermati, l’impegno e le indagini continuano. Per la cronaca, il terzo Processo NSU avrà luogo a Chemnitz a novembre 2019.

Quali tipi di collaborazione volete creare o accrescere con le organizzazioni antirazziste in Germania e negli USA?

Laura: Penso che possa essere molto fruttuoso avere uno scambio di strategie con gli organizzatori di azioni contro il razzismo negli Stati Uniti. [Aiuterebbe] una diversa prospettiva sulle strategie che stiamo impiegando in Germania, ci darebbe nuovi stimoli su come ridefinire le nostre battaglie e svilupperebbe nuove idee su come continuare a lottare.

D’altronde la destra si sta organizzando in maniere transnazionale, quindi anche noi dovremmo cercare di trovare risposte comuni al contraccolpo della destra populista che stiamo sperimentando a livello globale.


Hilary Moore è una scrittrice, insegnante e political education trainer antirazzista. Co-autrice di No Fascist USA! The John Brown Anti Klan Commitee and Lesson for Today Movments che uscirà nel 2020 per City Lights/Open Media.


Waging Nonviolence, 17 ottobre 2019
Titolo originale:  A growing anti-racist network takes on the rise of far-right politics in Germany
Traduzione di Carlo Cumino per il Centro Studi Sereno Regis

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