Il potere della gentilezza | Recensione di Cinzia Picchioni

Franck Martin, Il potere della gentilezza, Feltrinelli, Milano 2014, pp. 144, € 8,00

La recensione comincia col guardare l’«oggetto» libro: stampato su Carta FSC (foreste gestite responsabilmente), è molto carino e simile in tutto a ogni altro libro di carta vergine. Perciò non vorrei più sentire scuse insensate per non usare carta riciclata e/o FSC. Tutti gli editori sono avvertiti.

Dopo aver guardato il libro dall’esterno vado subito alle ultime pagine, dove trovo – così mi resta il «sapore di buono» – le più belle parole (secondo me) del famoso libro Il piccolo principe, quelle del dialogo con la volpe. Il noto scambio – che contiene «[…] si vede solo con il cuore. L’essenziale è invisibile agli occhi» – è messo qui, a chiusa del libro, per un motivo preciso (che scopriremo).

Altre parole importanti che ho trovato lungo il libro sono queste tre, che vi prego di rammentare, e che ritroveremo, sparpagliate qui e là, anche sotto mentite spoglie:

rispetto
gentilezza
fiducia
Gentilezza

Oltre a de Saint Exupéry (col suo Piccolo Principe) anche un altro autore ci ha lasciato frasi fondamentali disseminate in questo libro; è Paul Watzlawick (della Scuola di Palo Alto) col suo adagio: «La relazione di gentilezza è più importante di qualsiasi contenuto», o anche: «Il rapporto umano è più importante dei contenuti».

La professoressa Gallo e io

Per sviluppare i concetti di Watzlawick l’autore – pubblicitario, diplomato in PNL (Programmazione Neuro Linguistica), insegnante anche in associazioni sindacali e imprese piccole e medie – ci fa una domanda: «È capitato di essere un eccellente allievo in una materia solo perché col professore si era instaurato un buon rapporto?».

Immediatamente, questa domanda mi ha fatto ripensare alla mia mitica prof di Italiano delle scuole medie. Insegnava anche epica, antologia, storia, geografia e aveva istituito l’ora di «consultazione del vocabolario» per renderci veloci nell’ordine alfabetico… l’ho amata dal primo giorno, in quella scuola della periferia milanese degli anni Settanta, frequentata da studenti di classi sociali «basse» e non certo una scuola per «figli di papà». Lei invece – ora lo so e da anni – sarebbe stata degna di insegnare in un liceo classico, per quanto era preparata. Non lo saprò mai, ma aveva scelto di insegnare in quel prefabbricato ai confini di Quarto Oggiaro (quartiere problematico di Milano)?

Con questo spirito (di bellezza e malinconia) mi sono accinta a proseguire la lettura, pensando che anche scrivere questa recensione è una capacità che devo a lei, la professoressa Clara Gallo di Milano, che ci chiamava per cognome (la Picchioni) e solo a metà della terza media, una volta conquistata la sua fiducia, come riconoscimento mi chiamava «Cinzia».

Rispetto

Il rispetto per l’altro si dimostra anche così: si ascolta quando, dopo che una persona ci confida di aver sofferto per un atteggiamento che abbiamo avuto con lei, smettiamo di dirle che si sbaglia, che è una sua idea (p. 35 del paragrafo Prima di tutto saper ascoltare). E torniamo a dire che, se vogliamo che un contenuto «passi» all’altro, dobbiamo accertarci (e fare in modo) che ci sia una buona relazione tra noi e l’interlocutore.

Fiducia

La fiducia è legata a doppio filo con la gentilezza (e viceversa): siamo gentili e mostreremo fiducia. La teoria è che se siamo gentili/quando siamo gentili vuol dire che siamo fiduciosi nell’altro verso cui siamo gentili. Questo genererà fiducia nell’altro, che sarà gentile con noi, di conseguenza. Avere fiducia negli altri presuppone di aver fiducia in se stessi. Cosa non facile, ma più avremo fiducia e più saremo capaci di dare fiducia agli altri.

            C’è grande differenzatra essere prudenti – cioè vigili (a volte necessario) – ed essere mal-fidenti, cioè sospettosi.

E il sottotitolo?

Ora, siccome l’autore ha promesso, nel sottotitolo, che avrebbe dato 16 regole d’oro per ottenere e dare fiducia eccole qui, elencate. Tra parentesi l’autore indica le perplessità che tutti noi – siamo sinceri… – esprimeremmo nel leggerle (e ci azzecca quasi sempre). Sono atteggiamentiindispensabili da sviluppare per riuscire a basare una relazione sulla gentilezza; possiamo chiamarli regole per creare l’alchimia della gentilezza (ricordando che uno dei punti dell’alchimia della gentilezza e del rapporto di fiducia è lo scambio, la comunicazione delle informazioni. Più si comunica, più scambiamo informazioni con gli altri e più creiamo un clima di fiducia):

  1. Dare fiducia a priori (Stai scherzando?!)
  2. Accettare l’altro in modo incondizionato (Piuttosto morire!)
  3. Essere ben disposto (Non ne parliamo!)
  4. Essere onesti (Che cos’è l’onestà in questi ambienti?
  5. Avere compassione (Qui si ride!)
  6. Essere umili (Forse, a volte…)
  7. Dare gratuitamente (Quando si negozia si discute di affari! La gratuità esiste solo nelle fiabe!)
  8. Essere desiderosi di incontrare e di aprirsi agli altri (A ogni nuovo incontro occorre mettersi in assetto da combattimento per cercare di prevedere dove il nostro avversario olpirà. Altro che apertura e passione per l’incontro!)
  9. Essere pazienti (Sì è vero, tutto sono molto pazienti, tanto più che l’evidente mancanza di dialogo fa che ogni passo richieda anni […]).
  10. Mostrare gratitudine (In azienda è fuori luogo).
  11. Pensare positivo (Negativo!)
  12. Essere determinati (Sì, oggi occorre restare fermi sulle proprie posizioni […])
  13. Ridere, avere senso dell’umorismo ed essere leggeri (Il “divertimento” non lo troviamo dove ce l’aspettiamo. Ridiamo tra i denti per i nostri problemi politici; nulla è più pesante del modo con cui vengono affrontati).
  14. Essere congruenti (Sì, gli attori lo sono. Come lo era Hitler: i suoi comportamenti erano in linea con i suoi pensieri e i suoi valori. La congruenza non è un valore).
  15. Rispettare i codici di comportamento (Potremmo dire che ognuno si prende cura di rispettare il codice che un altro passa il suo tempo a cambiare…)
  16. Comunicare, scambiare (Mentre sto scrivendo questa frase, sento alla radio queste parole: “La Confindustria francese blocca il dibattito sulla transizione energetica verso fonti di energia rinovabili…”. Il nostro paese è in panne!)

Creare benevolenza…

Nel libro troviamo anche altre vere e proprie tecniche per creare benevolenza in un ambiente. Per esempio, durante un seminario, all’inizio, possiamo chiedere ai partecipanti di spiegare 3 qualità di tutte le persone presenti, compresi noi stessi.

…senza aspettative…

Albert Jacquard ci informa che: «Ogni incontro comporta un rischio; essere generosi è affrontarlo»; ogni incontro presenta il rischio di aprirsi e di mostrarsi all’altro. Altrimenti non c’è incontro, solo un contatto, un abboccamento. Bisogna agire senza secondi fini e senza interesse come dice Alexander Jollien, riprendendo il termine giapponese mushotoku, chesignifica «atteggiamento che non mira a ottenere». Si tratta di osare ogni giorno; con la consapevolezza di quali possono essere gli ostacoli che bloccano il nostro slancio verso gli altri:

            talvolta crediamo di conoscere l’altro […], invece non lo conosciamo o lo conosciamo male;

            talvolta siamo così concentrati su noi stessi da pensare che la storia, i bisogni, i valori, il vissuto dell’altro siano uguali ai nostri;

            talvolta il nostro egocentrismo culturale ci fa dimenticare che non tutti hanno gli stessi obiettivi […].

            Infine l’altro può sembrarci talmente lontano, […] talmente diverso da noi che ci rifiutiamo di incontrarlo.

… né manipolazione

Come fare a capire chi manipola? Lincoln disse: «Si può ingannare qualcuno per molto tempo, si può ingannare tutti per poco tempo, ma non si può ingannare tutti per sempre». Diffidiamodi chi usa termini come questi:

bisogna…
proverò…
sinceramente…
veramente…
in realtà…

quella persona rischia di non essere coerente. Stiamo a vedere se il suo comportamento è in linea con le sue parole. Cerchiamo la congruenza.

Congruenza

C’è congruenza quando 3 fattori sonoinaccordo: pensiero (ciò che penso veramente) è uguale all’intimo (emozioni, sentimenti) e al comportamento (parole, gesti, microazioni). Essere congruenti serve per essere efficaci (anche nella comunicazione). Si è congruenti quando ciò che siamo è in linea con ciò che pensiamo (convinzioni, credenze e valori) ciò che proviamo, ciò che diciamo e ciò che dimostriamo con i comportamenti e le azioni.

Codici e…

Occorre definire un codice di comportamento e farlo rispettare perché ogni strappo alle regole intacca la fiducia, e non possono esserci disparità di trattamento quando cerchiamo di instaurare un clima di fiducia. Il codice di comportamento è uguale per tutti. La sua applicazione è un baluardo contro l’ingiustizia.

… compiti a casa

A p. 127 troviamo, poco prima del capitolo de Il piccolo principe, alcuni compiti, veri e propri compiti da fare appena chiuso il libro. Ne riporto qualcuno, perché non ce ne ricordiamo quasi mai:

Diciamo grazie quando un dipendente fa un buon lavoro. Sì, è pagato per questo, ma sarà contento di di vedere il suo lavoro riconosciuto….

Diciamo ad alcune persone che sono importanti e indispensabili per noi.

Diciamo che ci siamo sbagliati ancora una volta se abbiamo sbagliato.

Diciamo sempre che una persona ci colpisce quando ha un certo comportamento.

Diciamo anche quando ci dispiace di aver fatto questa o quella scelta.

Pronunciamo parole magiche… quelle della gentilezza e del cuore, quelle che siamo in grado di dire ai nostri cari. Compiamo gesti, cerchiamo di dedicare attenzioni, siamo generosi e facciamo anche doni. Ricordiamoci i compleanni. Siamo sensibili, perché in fondo lo siamo. Smettiamo di farci passare per cattivi!

I tre filtri… no, non per il caffè!

Termino con un altro «compito a casa», affinché il libro non sia solo un insieme di pagine e parole che restano – per poco – nella mente. Se faccio imparo, perciò ricopio integralmente, dalle pagine del libro, questo brano, famosissimo, ritenendo che non ci sia altro da aggiungere, ma solo da applicare i 3 filtri, da ora in avanti, ogni volta che parleremo:

Socrate aveva la reputazione di essere saggio. Un giorno un uomo andò da lui e gli disse: “Vorrei dirti quello che ho appena sentito sul tuo amico”.

“Un momento,” rispose Socrate, “prima che tu me lo racconti, vorrei farti un test, quello dei tre filtri”.

“I tre filtri?”

“Sì,” rispose Socrate. “Prima di parlare degli altri, è bene ‘filtrare’ quello che vorremmo dire. Questo è ciò che io chiamo il ‘test dei tre filtri’. Il primo filtro è quello della verità. Hai controllato se quello che vuoi dirmi è vero?

“No, ne ho solo sentito parlare…”

“Bene, non si sa se è la verità. Continuiamo con il secondo filtro, che è quello della bontà. Quello che vuoi dirmi sul mio amico è qualcosa di buono?”

“Oh no! Al contrario.”

“Quindi vuoi raccontarmi delle cose cattive si di lui e non sei nemmeno sicuro che siano vere. Comunque puoi passare il test perché rimane l’ultimo filtro, quello dell’utilità. Può essermi utile conoscere quello che il mio amico avrebbe fatto?

“No. Non proprio.”

“Quindi,” Socrate concluse, “se quello che hai da dirmi non è né vero, né buono, né utile, perché vuoi dirmelo?”

Possiamo dar credito a un amico come a un’istituzione mediatica, quando questi tre princìpi sono rispettati: verità, bontà e utilità.

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