La follia: dal film al personaggio | Carlo Cumino

Recensione del film Joker di Todd Phillips (123 min, USA 2019)

«Abbiamo entrambi guardato nell’abisso, ma quando lui ha ricambiato lo sguardo ti ha accecato!». Sono parole che Batman rivolge a Owlman (il suo gemello malvagio di un mondo parallelo) in uno dei tanti film d’animazione dedicati all’Uomo Pipistrello, ma tali parole si possono anche alla storica nemesi del Crociato Incappucciato: Joker.

Il film di Todd Phillips dedicato al “Clown Principe del Crimine” attualmente nelle sale mostra infatti come una persona possa venire accecata dall’abisso in maniera totalmente verosimile e realistica (riprendendo così la caratteristica principale della trilogia di Christopher Nolan iniziata nel 2004 con Batman Begins e conclusasi nel 2012 con Il Cavaliere Oscuro colpisce ancora), omaggiando in modo particolare storiche pellicole di Martin Scorsese come Re per una notte e Taxi driver.

Il film si svolge infatti nel 1981, in una Gotham City sì sporca e oscura, che incarna letteralmente il lato oscuro di New York ed esplora le contraddizioni e le paranoie della società americana con tutte le sue contraddizioni e ingiustizie agli inizi del decennio segnato dalla presenza degli yuppie e dal successo del liberismo. Ed è proprio in questa città decadente che si sviluppa la caduta nella follia di Arthur Fleck, il futuro Joker interpretato da Joaquin Phoenix. Un comico fallito, alienato e marginalizzato dalla società per via della sua risata patologia (nota anche come “sindrome pseudobulbare”) che vive nei bassi fondi con la madre malata.

Come vuole la tradizione, anche questo nuovo Joker sprofonderà nella pazzia e nella violenza a causa di una giornata storta causata dalla follia e dalla violenza della società, ma non sarà la malavita gothamita a portarlo a tanto bensì la violenza strutturale dell’alta società. Violenza che in questo è incarnata proprio dalla famiglia di Batman: i Wayne!

Saranno proprio la freddezza e il distacco della classe WASP dominante a portare pian piano Arthur nel baratro della follia e ad essere accecato nell’abisso, dando via ad un delirio di violenza non solo strutturale ma anche verbale e (soprattutto) fisica, che culminerà in una sommossa che porterà alla famosa morte dei coniugi Wayne davanti agli occhi del figlio Bruce, segnandone il destino.

Sebbene non sia insolito vedere i danni causati dalle persone “per bene” verso i diversi nelle storie dell’Uomo Pipistrello (la serie animata del 1992 presenta un episodio dove a Pinguino viene negata ogni possibilità di redenzione a causa dei pregiudizi dell’alta società gothamita) è la prima volta che tali comportamenti vengono attribuiti anche a Thomas e Martha Wayne, generalmente rappresentati sotto una luce più simpatetica e positiva. Un dettaglio importante, ma che potrebbe non essere gradito ai lettori più hardcore di fumetti, insieme all’aver dato un’identità ad un personaggio il cui passato era sempre stato lasciato volutamente incerto («Se proprio devo avere un passato preferisco avere più opzioni possibili», disse Joker nel 1989 nella graphic novel The Killing Joke).

Il film di Phillips riesce quindi a mostrare in modo realistico e credibile le basi e lo sviluppo della di uno dei personaggi che nella sua vita editoriale ha incarnando ogni tipo di violenza possibile. Il legame fra la follia della società e la sua violenza viene mostrato senza filtri, accompagnato a volte da una colonna sonora e danze volutamente allegre e contrastanti con l’atmosfera del film, ma che sottolineano pienamente lo spirito del personaggio e per tale ragione risulta impossibile a chi conosce il mondo di Batman non pensare alla carriera del Joker nelle sue altre apparizioni e al suo ruolo nella “mitologia” dell’Uomo Pipistrello.

La morte del secondo Robin, Jason Todd (picchiato a morte con un piede di porco e poi lasciato in un magazzino fatto esplodere poco dopo), l’aver reso paralitica Barbara Gordon (figlia del commissario Jim Gordon nonché vera identità di Batgirl) per poi farne delle foto nuda con lo scopo di portare alla follia suo padre, l’assassinio di Sarah Essex (madre della supereroina sopracitata) mentre questa stava proteggendo dei bambini dopo un terremoto o i ripetuti abusi del clown sulla sua compagna di vita e furti Harley Quinn (personaggio introdotto per la prima volta nei cartoni degli anni ’90) sono solo alcune delle “burle” più famose di Joker nella sua lotta contro Batman. Solo alcuni degli atti di questo personaggio la cui risata cela una sofferenza profonda che vuole essere sì condivisa nel modo peggiore possibile e che trova un senso solo nella lotta ad un simbolo uguale e contrario. Ed è da questa analisi della figura di Joker che prende senso quella del suo opposto Batman.

Bruce Wayne è un uomo anche lui a suo modo folle, ma che allo stesso tempo ci ricorda che all’interno della follia causata dalla violenza della società abbiamo comunque una scelta: quella di decidere se vogliamo fermare la propagazione di sofferenza e violenza oppure no, chiudendo o meno il nostro cuore al prossimo.

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