La Val Ferret e il progresso | Elena Camino, Gianni Mortara

La glaciologia è sempre stata interessante, più recentemente è divenuta importante. Ora il suo sviluppo è diventato urgente. Haeberli, W., and Wallen, C.C., 1992

Una gita estiva

Anche quest’anno i miei amici, Giovanna e Claudio, hanno trascorso un mese estivo in Val Ferret – quella svizzera. Tutti gli anni mi invitano, e questa volta ero ben intenzionata, ma… guardando la cartina, ho scoperto che per arrivare da loro dovevo fare un lungo giro, e con i mezzi pubblici avrei impiegato parecchie ore. Così ho telefonato per declinare la loro gentile proposta. Ma perché non vieni a piedi, attraverso il Col Ferret? A te piace camminare, è una bella escursione!  Il suggerimento degli amici mi convince. Un bel mattino parto da Torino: bus, poi treno, poi navetta, fino ad arrivare quasi al fondo della Val Ferret italiana. Da qui a piedi, fino al Rifugio Elena, e poi la salita al Colle. Il tempo è incerto, ma ogni tanto le nuvole si scostano per farmi ammirare le montagne, i ghiacciai che spuntano e diventano più visibili via via che salgo. È agosto, ci sono molte persone sul sentiero. In cima c’è un forte vento. Vado avanti, ‘scollino’. Dall’altra parte nessuno. Né persone, né ghiacciai. È forte il contrasto tra il versante italiano, roccioso, e le ondulazioni morbide e verdi sul lato svizzero. La discesa è dolce, anche se lunga, e a fondovalle ci sono gli amici che mi aspettano, sorridenti.

Una strada mancata

Al mio rientro un altro amico, Gianni (che firma con me questo articolo), con il quale mi vantavo dell’impresa, mi ha fatto leggere alcuni documenti che illustravano il progetto – poi non realizzato – di costruire una strada carrozzabile che mettesse in comunicazione le due Val Ferret – quella italiana e quella svizzera – percorrendo quindi il tragitto che avevo fatto a piedi. E’ interessante cogliere, in questi testi, l’emergere di uno spirito imprenditoriale (condiviso anche dal Club AIpino Italiano) di cui persistono le tracce ancor oggi, a 110 anni di distanza.  Vi proponiamo la lettura di alcuni brani.

Lettera del Presidente del CAI ai Consiglieri della Provincia di Torino

Ill.mo Signore.

Ella conosce senza dubbio con quanta serietà di propositi sia sorta recentemente l’idea di completare per il tratto ancora mancante la strada carrozzabile fra Courmayeur e Martigny attraverso il Col Ferret allo scopo di aprire una nuova via di comunicazione in quelle importanti regioni e di attrarre in Valle d’Aosta ed in Piemonte i numerosi forestieri che percorrono la Svizzera.

Ella conoscerà pure il progetto del prof. ing. V. Baggi presentato con una elegante pubblicazione illustrata, sotto gli auspici dei tre principali promotori dell’opera : avv. Francesco Gonella, ing. Edoardo Coggiola, ing. Emilio Silvano. E’ superfluo far rilevare e ripetere ora i grandi vantaggi che arrecherebbe la costruzione di detta strada, vantaggi esaurientemente esposti nella pubblicazione sovraccennata; ma poiché non ultimo fra gli scopi del Club Alpino Italiano è quello di promuovere e facilitare le comunicazioni attraverso le Alpi ed il benessere delle popolazioni di montagna, così la Sezione di Torino, che della Valle d’Aosta ha sempre fatto un suo fecondo campo di attività, non può a meno che interessarsi vivamente della questione e fare voti affinché il progetto sorta la sua attuazione.

La Direzione di questa Sezione del C. A. I. in sua adunanza del 15 corrente. ha pertanto stabilito di rivolgere ai Signori Consiglieri Provinciali un caldo appello affinché vogliano prendere in favorevole considerazione e patrocinare efficacemente l’esecuzione di quella iniziativa che riescirà di grande vantaggio per una importante regione della Provincia di Torino.

Il Presidente LUIGI CIBRARIO.  (Cibrario, Strada Col Ferret, Rivista del CAI 1906 vol. 25 n.ro 6. Sezione di Torino. — Per la strada carrozzabile da Courmayeur al Col Ferret.)

Memoria di E. Ambrosio sulla Rivista del CAI.

Da Courmayeur a Martigny: Strada rotabile. — Un elegante opuscolo formato di cm. 22 X 29, di pag. 36, con IO illustrazioni e tre grandi tavole di schizzi topografici, profili e sezioni. — Aprile 1906.

Courmayeur, che pure presenta tutti i vantaggi delle più rinomate stazioni alpine, accoglie nella stagione estiva un numero molto minore di visitatori che non Chamonix, Martigny o Zermatt. La causa principale di ciò sta nella grande disparità dei mezzi di accesso; poiché, mentre ai succitati grandi centri alpini d’oltr’Alpe si perviene comodamente in ferrovia, a Courmayeur s’arriva dall’Italia dopo cinque ore di carrozza da Aosta, e, peggio, dalla Svizzera e dalla Francia dopo oltre dieci ore di marcia a piedi non sempre agevole.

Dimostrare l’utilità di unire Courmayeur con strada carrozzabile a Martigny, attraverso il Colle Ferret, per facilitare a molti viaggiatori stranieri la visita delle nostre montagne, è appunto lo scopo di questa breve memoria illustrata. I promotori fanno osservare che a tale intento non occorrono mezzi straordinari, e che la strada è attuabile con assai modesto dispendio.

Ferrovia Col Ferret Rivista del CAI 1906 vol. 25 n.ro 9

Cinque alberghi contro quarantacinque!

Colle ferrovie svizzere si giunge comodamente a Martigny, presso il tratto est della grande catena del Monte Bianco; con quelle francesi, con uguale comodità si giunge a Chamonix […[  Da Chamonix stessa con due funicolari si può facilmente giungere nel cuore della catena […] Chamonix e Martigny infine sono congiunte da altra ferrovia elettrica che fa compiere comodamente e rapidamente una via fantasticamente bella.

Date queste comodità di accesso ciascuno può immaginarsi quelle proporzionate del soggiorno: Chamonix è una vera città di alberghi, sono ben quarantacinque, che offrono ogni agio […]  sono oltre 130.000  i forestieri che annualmente vi arrivano, ed aumentano tutti gli anni!

E dalla parte nostra?

Courmayeur, alta duecento metri più di Chamonix, è nel bel mezzo del versante sud-ovest della superba catema, a’ cui piedi facili si stendono, appena ad un chilometro dal paese, la Val Veni verso la Francia e la Val Ferret verso la Svizzera.

L’Autore prosegue elencando i numerosi pregi di cui gode ‘Courmayeur non meno di Chamonix…’: punto di partenza per le più importanti salite del Gruppo del Monte Bianco; insuperabile punto di vista di tutte le cime di facile accesso; sorgenti minerali, stabilimenti balneari…  Ma a Courmayeur ci sono solo 5 alberghi (a fronte dei 45 di Chamonix!), e i visitatori che arrivano in tutto l’anno sono appena duemila!

Dunque, a causa del suo isolamento la popolazione di Courmayeur non può trarre dalle ricchezze della sua natura i vantaggi altrove ampiamente sfruttati.

L’affluenza dei forestieri – prosegue il Prof. Valbusa – dipende direttamente dalla notorietà, e soprattutto dalla possibilità di accedervi facilmente per tempo, spesa, comodità.  Certamente gli albergatori saprebbero moltiplicare l’ospitalità dei loro alberghi, se aumentasse l’affluenza dei visitatori.

Il Prof. Valbusa, dopo aver diffusamente segnalato i problemi di cui soffre Courmayeur a confronto delle più fortunate e mondane vicine, Chamonix e Martigny, espone il progetto, che tende a unire Courmayeur a Martigny per mezzo di una strada rotabile che valichi il colle Ferret, alto 2543 metri. Il progetto è stato studiato dall’ingegnere V. Baggi, professore al Politecnico di Torino, che presenta un’accurata descrizione del tracciato e delle spese previste.

Le conclusioni del testoriprendono le considerazioni anticipate: è da augurarsi, per lo sviluppo e il benessere dell’alta – e quindi indirettamente anche della media valle d’Aosta – che si pensi seriamente all’utile che dall’esecuzione di simile opera certamente e rapidamente si otterrebbe

Nel rapido intensificarsi della vita dovunque intorno a noi, non si può mantenersi isolati, ed occorre sempre ricordare che ogni anche piccolo progresso è sempre gradino a cose maggiori.  

Prof. Ubaldo Valbusa, Da Courmayeur a Martigny pel colle Ferret (estratto dalla Rivista “Canavese e Valle d’Aosta”, n.ri 2 e 6, Ivrea 1910.

È passato più di un secolo da quando si chiedeva la costruzione di nuove strade come mezzo per migliorare la comunicazione e favorire gli spostamenti di persone e di merci.  La strada auspicata dal Prof. Valbusa, appoggiato dal Comune di Courmayeur e dalle sue Guide, dal Comune e dalla Provincia di Torino, dalle Sezioni di Torino e Aosta del Club Alpino, dalla Camera di Commercio, ecc. non è stata realizzata. Altre ‘attrazioni’ hanno comunque reso Courmayeur famosa a livello mondiale.

Al capezzale del malato

“La notizia che un ghiacciaio (…) rischia di collassare è un allarme che non può lasciarci indifferenti. Deve scuoterci tutti e mobilitarci”, queste le parole pronunciate dal premier Giuseppe Conte all’assemblea generale delle Nazioni Unite, il 24 settembre 2019.

Qualche settimana fa i media hanno acceso i riflettori sulla Val Ferret, e per qualche giorno sono state fornite informazioni dettagliate sul ghiacciaio Planpincieux, che si affaccia sulla conca italiana della Valle.

30 Settembre 2019. Monte Bianco, “una porzione del ghiacciaio Planpincieux accelera lo slittamento. Cadrà nei prossimi giorni, ma nessun pericolo”. La velocità di slittamento di una parte del ghiacciaio Planpincieux è aumentata fino a 90 centimetri al giorno […] Si tratta del blocco frontale di circa 27mila metri cubi, pari al 10 per cento del totale della massa di nevi perenni. Secondo i dati dei sistemi di monitoraggio radar, il blocco principale, più consistente, continua invece a muoversi di circa 30-35 centimetri al giorno. Il ghiacciaio è tenuto d’occhio da un sistema radar che utilizza una tecnologia, rodata da una decina d’anni per il controllo di alcune frane, che è in grado di percepire movimenti molto piccoli, anche di un decimo di millimetro, in qualsiasi condizione di visibilità. Nei primi giorni di rilevazione, era stato notato un movimento di “alcune decine di centimetri” di tutto il Planpincieux.

18 ottobre 2019. Un comunicato ANSA  informa che Il ghiacciaio di Planpincieux continua a muoversi, ma con velocità costante. Nelle ultime 24 ore lo scivolamento verso valle della massa è compreso tra i 45 centimetri della parte frontale e i 40 centimetri degli altri due settori più a monte, tra cui quello da 250 mila metri cubi. Un radar sorveglia 24 ore su 24 l’area interessata dal possibile crollo. L’allerta potrebbe allungarsi fino al termine di ottobre, periodo più freddo in cui il ghiacciaio tenderebbe a stabilizzarsi.

Si spengono i riflettori sul ghiacciaio di Planpincieux… la situazione è ‘sotto controllo’, monitorata con tecniche d’avanguardia… intanto arriva l’inverno, e (forse) il freddo.  Se ne riparlerà la prossima primavera???

Dall’attualità ai tempi della Terra

È verosimile ritenere che la tanto auspicata strada di valico, se realizzata, avrebbe avuto e avrebbe tuttora, una fruizione solamente estiva e autunnale, essendo troppo alto il rischio di valanghe durante la stagione invernale e primaverile. Non sono infrequenti le ordinanze di chiusura della strada di fondovalle, come accaduto ad esempio negli ultimi tre inverni (2016-17, 2017-18, 2018-19). Senza dimenticare che anche durante la stagione estiva la stessa strada non è esente da rischi, legati all’innesco di colate detritiche in occasione di piogge intense oppure al distacco di masse di ghiaccio dalle fronti dei ghiacciai sospesi (è storia di questi giorni).

I ghiacciai del Triolet (sulla sin.) e di Pré de Bar alla testata della Val Ferret italiana nel 1910 (sin) e nel 2011 (dx)

Astraendo da questi rischi, chi percorresse oggi i tornanti della mai compiuta strada per il Col Ferret non godrebbe più dei panorami osservabili un secolo fa. I due meravigliosi ghiacciai più prossimi al colle (Triolet e Pré de Bar) hanno subìto una radicale contrazione. Stupefacente, in particolare, il ritiro del Ghiacciaio di Pré de Bar che, nel giro degli ultimi 10-15 anni, ha perduto la celeberrima lingua valliva a “coda di volpe”, al pari  degli altri grandi ghiacciai vallivi valdostani (Brenva, Tza de Tzan, Grande di Verra, Lys). Resiste ancora il Miage, ma l’agonia di tutti gli apparati glaciali della regione (e dell’intero arco alpino) prosegue inesorabile e silenziosa, senza sollevare clamori mediatici come quello dedicato (per qualche settimana…)  al Ghiacciaio di Planpincieux. Ci si dimentica, peggio: si ignora, che la scomparsa dei ghiacciai implica principalmente la perdita di un inestimabile patrimonio idrico allo stato solido e l’alterazione di un fragile ecosistema,  ma anche una minor attrazione turistica alpinistica, e un diverso modo di andare in montagna per l’aumento di rischi (es. frane per degradazione del permafrost, rotte glaciali).

“ E’ impossibile annullare quanto accaduto. Ma di ciò che accadrà preoccupiamoci con ponderatezza” (Teogene di Megara, V sec. A.C.)

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