I principali media seppelliscono studi sconvolgenti sulla greve impronta ecologica del Pentagono | Joshua Cho

Nel 2010, Project Censored (2 ott. 2010) appurò che l’apparato militare USA è responsabile del più intense e diffuso inquinamento del pianeta, eppure questa informazione e la documentazione a supporto resta quasi del tutto taciuta.

Quasi un decennio dopo, le osservazioni di Project Censored sono tuttora applicabili, come da due importanti studi pubblicati lo scorso giugno che restano altrettanto ignorati da quasi tutte le principali fonti d’informazione.

Il primo studio, “Pentagon Fuel Use, Climate Change, and the Costs of War” (Uso di combustibili del Pentagono, cambiamento climatico e costi della guerra) di Neta Crawford per il Progetto Costi della Guerra della Brown University, ha confermato le precedenti risultanze che l’apparato militare USA è “il maggior produttore singlo di gas a effetto serra (GES) al mondo” e che il Pentagono è responsabile del “77%-80% di tutto il consumo energetico del governo USA” dal 2001, e che dall’inizio dell’invasione USA dell’Afghanistan nel 2001 fino al 2017 l’apparato militare USA ha emesso approssimativamente 1.200 milioni di tonn. (metriche) equivalenti di CO2, essendo così “un inquinatore maggiore di ben 140 paesi (ridurre questo macchinario è imperativo)” (The Conversation, 26 giugno ’19); “emissioni stimate di CO2 in mln tonn. nel 2017: Milit.US 59,6 / Marocco 58,5 / Peru 50,9 / Svezia 48 / Ungheria 47,7 / Finlandia 45 / Nuova Zelanda 37 / Norvegia 35,3 / Svizzera 34,4” (Forbes 13 giugno ’19).

The Conversation (26/06/19) ha pubblicato un brano degli autori dello studio Durham / Lancaster.

Il secondo studio, “Hidden Carbon Costs of the ‘Everywhere War’: Logistics, Geopolitical Ecology, and the Carbon Bootprint of the US Military” (Costi in carbonio nascosti della ‘Guerra ubiqua’: logistica, ecologia geopolitica, e la grave impronta dell’apparato militare USA), pubblicato da Oliver Belcher, Benjamin Neimark e Patrick Bigger delle università di Durham e Lancaster nel rapport  Transactions of the Institute of British Geographers (Transazioni dell’Istituto dei Geografi Britannici) del 6/19, ha stabilito che se l’apparato militare USA fosse un paese, il suo “solo utilizzo di combustibile ne farebbe il 47° maggior emittente di gas serra al mondo, situato fra Perù e Portogallo.”

Tuttavia questi studi sconvolgenti non hanno avuto virtualmente alcuna eco in tutti i maggiori giornali e canali informativi tv USA. A una ricerca iniziale nel database notizie di Nexis dal 1 giugno al 4 ottobre di New York Times, Wall Street Journal, Washington Post, Los Angeles Times, NPR, PBS, ABC, MSNBC, CBS e CNN risultò nulla. Una ricerca più vasta di Nexis su tutte le fonti in lingua inglese confermò solamente che i maggiori media del paese, con risorse molto migliori per riferire, stanno invece insabbiando lo studio.  Segue invece un elenco di tutte le fonti che secondo il database notizie di Nexis hanno citato lo studio Costi della Guerra:

E questo è l’elenco delle fonti che secondo Nexis hanno citato lo studio pubblicato in Transactions of the Institute of British Geographers:

  • Daily Mail (UK)
  • Asian News International (India)
  • Science Daily (US)
Forbes (13/06/19) Confronto tra le emissioni di gas serra del Pentagono e quelle delle nazioni di medie dimensioni.

In tutta onestà, Nexis non è in grado di trovare ogni rapporto o ristampa in altre fonti. Peraltro io non ho trovato alcunché che contraddica la risultanza che questi studi vengono insabbiati dai maggiori  media USA, pur se citati da TRANSCEND Media Service (01.07.19), Reuters (12.06.19, Grist (12.06.19), Gizmodo (13.06.19), Bloomberg (13.06.19), USA Today (14.06.19), Forbes (13.06.19), GQ (13.09.19), The Hill (13.06.19), New York Post (13.06.19), CNBC (13.06.19), UK Independent (13.06.19), Intercept (15.09.19), TomDispatch (23.06.19) 3 Mic (26.06.19). Real News Network (10.07.19) ha fornito un reportage esemplare sui due studi presentando i loro autori in un’intervista per discuterne le risultanze.

A parte le risultanze, questi studi sono specialmente significativi perché primi a usare dati esaustivi sulle emissioni basati su quelli disponibili al pubblico del Ministero dell’Energy e su molteplici richieste ai sensi della Legge sulla Libertà d’Informazione fatte all’Agenzia Logistica della difesa USA che gestisce le filiere militari, ivi compresi acquisti e distribuzione di combustibili idrocarburi. Gran parte di quanto riferito sui gas serra si concentra su quanta energia e combustibili siano usati da civili perché è sempre stato difficile ottenere dati affidabili sull’impronta ecologica del Pentagono, che non rilascia rapporti regolari e pubblici sul proprio consumo di combustibile né sulle proprie emissioni di gas serra.

Pur non firmando l’accordo internazionale del 1992 detto Protocollo di Kyoto per contrastare il cambiamento climatico, agli USA è riuscito d’ottenere un’esenzione per gli apparati militari di tutti i paesi dal dover riferire, figuriamoci ridurre, le proprie emissioni di carbonio, che poi il Congresso ha messo sotto chiave. Benché tale esenzione sia poi stata tolta dall’Accordo di Parigi del 2015—nonostante la lunga politica di sabotaggio degli accordi internazionali sul clima dell’amministrazione Obama—l’amministrazione Trump fa sì che gli USA si ritirino dall’Accordo di Parigi nel 2020 (New York Times, 01.06.17), che rende più difficile raccogliere dati e svolgere futuri studi come quelli citati. Ecco perché è specialmente importante che i media trattino studi come questo alla pubblicazione.

Sebbene gli autori di ambo gli studi prendano atto che l’apparato militare US ha tagliato le proprie emissioni nel corso degli anni, fanno notare come “gli aerei militari e le navi da guerra esistenti blocchino l’apparato militare USA negli idrocarburi per anni a venire” e che il “Pentagono non prende atto che il proprio uso di carburanti sia un importante fattore di contributo al cambiamento climatico”. Il che non dovrebbe sorprendere. Data l’azione di propaganda dei media mega-aziendali per iniziare guerre e persistervi f(FAIR.org, 23.10.17, 11.09.19) nonché per interminabili gare agli armamenti (FAIR.org, 17.05.19, 12.07.19), ci si dovrebbe aspettare appunto che i media mega-aziendali insabbino le prove che l’apparato militare USA è una minaccia in sé e per i suoi cittadini con la sua massiccia produzione di carbonio.


Joshua Cho è un autore con sede a New York City.


ANGLO AMERICAMEDIAENVIRONMENTMILITARISMEXPOSURES – EXPOSÉS, 14 Oct 2019 
Joshua Cho – FAIR Fairness & Accuracy In Reporting
Titolo originale: Major Media Bury Groundbreaking Studies of Pentagon’s Massive Carbon Bootprint
Traduzione di Miki Lanza per il Centro Studi Sereno Regis

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