Mussolini e il caso Sacco-Vanzetti | Recensione di Massimiliano Fortuna

Philip V. Cannistraro, Lorenzo Tibaldo, Mussolini e il caso Sacco-Vanzetti, Claudiana, Torino 2017, pp. 141, € 14,90

Nel 2017 sono caduti i 90 anni della morte di Sacco e Vanzetti, fra non molto, il 5 maggio 2020, ne saranno trascorsi 100 dall’arresto, inizio di questa vicenda politico-giudiziaria che fece epoca e che continua a suscitare l’interesse di molti. I loro nomi infatti, a distanza di quasi un secolo, rimangono ancora «vivi nei cuori della gente», come, poche settimane prima di morire, Vanzetti previde sarebbe accaduto a quello di Sacco.

Il caso non ha mai smesso di essere studiato e di interessare gli storici, anche oggi libri e articoli sul tema continuano a vedere la luce. Lorenzo Tibaldo, che a Sacco e Vanzetti negli ultimi anni ha dedicato diversi scritti, e Philip V. Cannistraro hanno cercato di approfondire un aspetto specifico di questa storia, vale a dire il ruolo giocato da Mussolini nel tentativo della diplomazia italiana di evitare la condanna a morte dei due anarchici.

Sacco e Vanzetti, arrestati e processati prima della salita al potere del fascismo, moriranno sulla sedia elettrica nel 1927, quando ormai Mussolini si trovava ben saldo alla guida dell’Italia. Le idee sovversive e di contestazione del potere statale dei due non potevano certo suscitare simpatie nel capo del regime fascista. Eppure, per altro verso, il duce sembra guardare a Sacco e Vanzetti con una qualche forma di benevolenza, o perlomeno di rispetto, vittime innocenti – di questo Mussolini pare convinto – di un potere per eccellenza «demoplutocratico», come lui l’avrebbe definito. Questi anarchici potevano ricordargli alcuni ambienti sociali e politici frequentati negli anni giovanili, il suo passato di radicale vicino agli anarcosindacalisti, quando era un aperto contestatore della monarchia (considerava Gaetano Bresci un eroe) e del mondo borghese. D’altra parte Mussolini aveva certamente delle precise convenienze politiche nel muoversi in aiuto di Sacco e Vanzetti, salvarli dalla condanna a morte avrebbe significato un sicuro successo personale da spendere sul piano della propaganda interna, soddisfacendo le pulsioni dell’orgoglio nazionale in difesa dell’italianità.

Insomma una vicenda complessa, nella quale si intrecciano aspetti molteplici e motivazioni di differente natura. I saggi di Cannistraro e Tibaldo riescono a gettare luce su questa densa materia storica, seguendone con attenzione i numerosi risvolti.

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