L’unico mondo che abbiamo. La pace e l’ecologia secondo l’etica buddista | Recensione di Dario Cambiano

Thich Nhat Hanh, L’unico mondo che abbiamo. La pace e l’ecologia secondo l’etica buddista, Terra Nuova Edizioni, Firenze, 2012, 195 pagine, 13 euro

Non mi riesce mai facile recensire Thich Nhat Hanh. Un po’ perché sbaglio sempre le acca, un po’ per una specie di soggezione verso una persona che reputo molto avanti nel cammino spirituale. L’unico mondo che abbiamo è scritto nello stile di TNH (o grande monaco, scusa la sigla!), cioè al tempo stesso troppo semplice per un intellettuale e troppo disarmante per uno scettico. E’ la scrittura dei saggi, abituati a “dire la verità al potere” con la semplicità di chi non ha bisogno di architetture linguistiche. Così scrive cose come «quando contempli l’arancia ti rendi conto che concorrono a formarla tutti gli elementi di cui è composta: gli spicchi, la buccia, i semi fanno tutti parte di quell’arancia» (pag. 29) per dirci che non possiamo pensare di separare il nostro destino da quello del mondo che ci ospita. Non è un saggio scientifico, non ci sono argomenti tecnici o dati statistici. Ma c’è, e profondo, l’insegnamento del rapporto pacifico con la natura, come spiega a pagina 42, quando parla del Sutra della carne del figlio: se continuiamo a consumare risorse del nostro mondo, è come se mangiassimo i nostri figli. Spietato, brutale, ma realissimo.

TNH va letto così, con il cuore aperto al cambiamento. Ripeto, non è un saggio per chi cerca dati incontrovertibili: questo è un libro di ecologia profonda, ti chiede innanzitutto un cambiamento personale. Troverete parole che servono a cambiare interiormente il nostro atteggiamento verso il mondo, che per millenni abbiamo considerato servo della potenza dell’uomo.

C’è una chicca, in questo libro. L’introduzione di Alan Weisman, premio Pulitzer per il suo Il mondo senza di noi: ovvero la ricerca approfondita di cosa resterebbe del nostro pianeta se noi scomparissimo improvvisamente (per la gioia di molti ecosistemi!). Qui, spiega perché il libro di TNH va ascoltato come si ascolterebbe il Sutra del Diamante (non vi dico altro, non ci sono parole per il Sutra del Diamante: si ascolta finché non lo si capisce).

Non per capire con la mente: ma per aprire il nostro cuore.

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