Ritorno alla terra: tènere e amorose cure… | Beppe Marasso

Caro Direttore e cari redattori e redattrici,

grazie per il prezioso lavoro che svolgete con “La Voce e il Tempo”.

Sul numero di domenica 29 settembre mi ha molto coinvolto l’articolo “Mi licenzio perché ho figli” di Mauro Zangola. Nel mio pensiero, che certamente ha componenti utopiche, c’è la speranza che il 2,6% delle donne che lavorano nell’agricoltura diventi il 26%!  L’agricoltura può fare sostanzialmente a meno della manodopera perché la presenza umana in grande parte è sostituita dalla potenza meccanica (trattori ecc.) e chimica (concimi, diserbanti, disseccanti ecc.). Però è la presenza umana che sola può realizzare le “tenere e amorose cure” di cui scriveva il grande  Ernst Fritz Schumacher, di Piccolo è bello.

Qui, nella bassa Langa, dove è molto diffusa la coltura della vite, i lavori di prevalente attenzione (in piemontese riè, scarsulè, pentnè…) sono, fatta eccezione per barbaresco e barolo, in gran parte quasi abbandonati. Si paga questo con l’aumento di varie malattie, tipo peronospora, oidio, botrite…a cui si pone parziale rimendio con l’aumento dei trattamenti anticrittogamici.

Non mi dispiace che, nel caso qualche ragazza o ragazzo senta suo l’appello a diventare contadina/o, ci si trovi di fronte alla “sovra istruzione”  (mancata corrispondenza tra il livello di istruzione raggiunto e la professione svolta) . Tale situazione risulterebbe una “piaga”, come scrive Zangola nel suo pregevole articolo,  solo se l’istruzione avesse carattere unicamente tecnico. Perché ci è impossibile pensare ad uno che, zappando o portando le pecore al pascolo, si tenga alta compagnia recitando mentalmente passi di Dante o Leopardi?

Mi rattrista sapere che le donne guadagnano meno degli uomini. A parità di funzioni, questo è davvero una vergogna, mentre mi rallegra pensare a uomini (pochi) che scelgono il part-time per soddisfare le esigenze di cura della prole.

Sono un sognatore? Forse sì…ma non così tanto, visto che la crisi denunciata da tutti, ora soprattutto dai giovani di Fridays For Future, ci obbligherà a cambiare tutto, compreso il lavoro. Quello che la mentalità ancora corrente considera lavoro meno qualificato sarà domani il più apprezzato.


Neive, 29 settembre 2019

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