«L’acqua contaminata di Fukushima sarà riversata nel Pacifico» | Simone Pieranni

Giappone. Annuncio del ministro dell’ambiente di Tokyo. Insorgono le associazioni di pescatori e Seul

L’annuncio del ministro dell’ambiente giapponese sul futuro dell’acqua contaminata della centrale nucleare di Fukushima ha sollevato un vespaio: i più agguerriti sono i pescatori, riuniti nelle proprie associazioni. Ma non mancano possibili polemiche anche con la Corea del Sud, con la quale da agosto Tokyo è impegnata in un braccio di ferro a colpi di sanzioni economiche a causa di contenzioso che risale alla seconda guerra mondiale.

IL MINISTRO DELL’AMBIENTE giapponese Yoshiaki Harada, che oggi sarà probabilmente sostituito al dicastero nell’ambito del rimpasto deciso dal premier Shinzo Abe, ha infatti annunciato ieri che l’azienda Tokyo Electric Power, responsabile della gestione della centrale nucleare giapponese di Fukushima, scaricherà in mare l’acqua radioattiva utilizzata per raffreddare i tre reattori, dopo averla «diluita».

Dal 2022 non ci sarà più spazio per lo stoccaggio effettuato in questi nove anni passati dal terribile terremoto e tsunami del 2011 che ha messo in ginocchio e a rischio radiazione decine di migliaia di persone e che ha fatto quasi 16mila vittime e oltre 5mila dispersi.

Secondo quanto comunicato dai media locali, per stoccare l’acqua, dal 2011 sarebbero stati utilizzati circa 960 serbatoi d’acciaio. Oggi i serbatoi conterrebbero oltre un milione di tonnellate di acqua contaminata. La capacità massima, secondo Tepco, è di 1,37 milioni, cifra che sarà raggiunta nel 2022. Il ministro ha poi ribadito che si tratta di una sua «opinione» e che toccherà al nuovo governo discutere e decidere, ma l’annuncio è bastato a sollevare reazioni.

LE OSSERVAZIONI di Yoshiaki Harada sono «sconsiderate, alla luce della sua posizione», ha affermato Tetsu Nozaki, capo della Federazione che riunisce le cooperative dei pescatori di Fukushima, osservando che per capire come gestire e smaltire al meglio l’acqua contaminata è al lavoro un comitato ad hoc.

«È sbagliato affermare che questa sia l’unica opzione disponibile in un momento in cui sono in corso discussioni presso la commissione governativa», gli ha fatto eco Takayuki Yanai, un funzionario di un’altra cooperativa di pescatori della zona. I prezzi dei pesci sul mercato fanno notare le associazioni sono gradualmente tornati ai livelli precedenti al disastro nucleare del 2011, ma se l’acqua venisse rilasciata davvero in mare, «provocherebbe una grave crisi del settore».

Questa eventualità porterebbe con sé anche un altro problema, ovvero la Corea del Sud. Proprio il mese scorso Seul aveva convocato un alto funzionario dell’ambasciata giapponese per chiedere «spiegazioni su come il governo di Tokyo intende gestire la situazione», ha scritto il Japan Today.

I RAPPORTI TRA I DUE PAESI di recente sono stati messi a dura prova da un duro scontro commerciale. Una corte coreana, infatti, ha stabilito una compensazione per alcuni lavoratori «occupati» dai giapponesi durante la seconda guerra mondiale. Per il Giappone si tratterebbe di una situazione già risolta con l’accordo del 1965 con il quale Tokyo aveva pagato quanto richiesto come compensazione dalla Corea del Sud. In risposta alla corte coreana Tokyo ha deciso di limitare le esportazioni di alcune terre rare indispensabili per la produzione tecnologica coreana dei chip, di cui Seul è il principale produttore al mondo.

il manifesto, 11.09.2019

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