Jai Jagat – Vittoria per tutti | Elena Camino

10.000 chilometri, 370 giorni, 17 paesi, 150 persone in movimento per la pace e la giustizia.

Jai Jagat è una marcia di 10.000 chilometri che inizierà il 2 ottobre 2019 a Nuova Delhi (India), nel giorno del centocinquantesimo anniversario dalla nascita del Mahatma Gandhi, per concludersi a Ginevra (Svizzera) il 25 settembre 2020, nella giornata dedicata alla pace internazionale.

Marciare per il  diritto alla terra

Ekta Parishad è una organizzazione gandhiana fondata dall’attivista indiano Rajagopal nel 1991. Impegnata da quasi trent’anni a difesa dei diritti dei contadini alla terra, opera a due livelli: da un lato sostiene le lotte nonviolente delle comunità di base, dei gruppi marginalizzati, delle associazioni di contadini, fornendo loro gli strumenti giuridici e le strutture istituzionali per mobilitazioni estese ed efficaci; dall’altra è in dialogo incessante con le maggiori autorità dello Stato, in modo che attraverso l’azione politica vengano riconosciuti e formalizzati i diritti alla terra.

Più di metà della popolazione indiana dipende dall’accesso alla terra e alle risorse naturali (acqua, foreste, pascoli, zone di pesca) per la propria sopravvivenza: tuttavia nella maggior parte dei casi le comunità indigene e rurali – pur abitando in uno stesso territorio da centinaia, se non  migliaia, di anni – non possiede titoli scritti di proprietà, e si trovano indifese di fronte alla crescente pratica del ‘land grabbing’, il furto della terra consentito, spesso praticato dal governo stesso.  Soprattutto in questi ultimi 20 anni il governo indiano stipula contratti con gruppi industriali locali o con imprese multinazionali, ai quali concede l’uso delle terre per la costruzione di impianti nucleari, dighe, miniere, aeroporti, autostrade … Centinaia di migliaia di persone sono state e continuano ad essere estromesse dai loro luoghi di origine, spesso senza neppure ricevere compensazioni economiche o altre terre su cui vivere.

In questi anni Ekta Parishad ha aiutato molte comunità, diffondendo informazioni utili, fornendo supporto legale, incoraggiandole a incontrarsi, a condividere le esperienze e difendere insieme i propri diritti. Ha coordinato imponenti marce e ha ottenuto alcuni importanti successi, ma molto è ancora da fare.  

Le grandi marce contadine in India

Secondo la tradizione indiana, un modo per esprimere il proprio dissenso e chiedere il riconoscimento dei propri diritti è il pellegrinaggio a piedi, ‘padayatra’. Famosa fu la ‘marcia del sale’, intrapresa da Gandhi nel 1930. Meno noto ma molto importante fu il pellegrinaggio intrapreso da Vinoba Bhave (amico e seguace di Gandhi) che nel 1951 diede inizio al movimento ‘bhoodan’[1] – il dono della terra – un tentativo di riforma agraria basata sulla cessione volontaria di piccoli appezzamenti di terra ai ‘senza-terra’.

Ekta Parishad ha organizzato e coordinato negli anni passati alcune marce che hanno visto sfilare masse imponenti di persone: nel 2007 (Janadesh)  hanno sfilato 25.000 persone, in rappresentanza di comunità di tutta l’India; nel 2012 (JAN satyagraha)  100.000 contadini hanno marciato da Gwalior a Delhi per chiedere che le comunità avessero il controllo sulla terra, sulle foreste, sull’acqua.

Nel 2018 (Janandolan) 25.000 uomini e donne senza-terra hanno percorso 80 Km, da Palwal a Delhi per chiedere al Ministro per lo Sviluppo Rurale del Governo Indiano  l’attuazione di un accordo in 10 Punti già firmato  ad Agra nell’ Ottobre 2012.

Adesso – dopo una preparazione di anni – sta per avere inizio una padayatra che non si fermerà entro i confini dell’India, ma passerà dall’Asia fino all’Europa, attraversando numerosi Paesi: Pakistan, Iran, Azerbaijan, Armenia, Georgia, Bulgaria, Serbia, Macedonia del Nord, Kosovo, Albania, Montenegro, Bosnia Erzegovina, Croazia e Italia, per poi giungere a Ginevra (Svizzera) il 25 settembre 2020, durante la giornata dedicata alla pace internazionale.

Un ‘pellegrinaggio’ internazionale

Stavolta la marcia non sarà caratterizzata da grandi numeri, ma da testimoni. Ci sarà un gruppo di persone (Indiani e di altri Paesi), soprattutto giovani attivisti, che hanno seguito una formazione e un addestramento alla nonviolenza, ai quali sarà data la responsabilità di condurre il gruppo sano e salvo fino a Ginevra.  Alla testa del gruppo ci saranno alcuni contadini poveri, membri di comunità marginali, che intendono testimoniare con la loro presenza l’intensità del loro proposito – ottenere diritti per la terra. Le persone (circa 150) che intraprenderanno questo viaggio sono mosse dal desiderio di suscitare interesse e sensibilità nei confronti di tematiche quali la pace, la giustizia, l’emergenza ambientale, la povertà, l’emancipazione femminile e giovanile. Il coinvolgimento di un numero crescente di persone a occuparsi di questi problemi darà forza alla volontà di cambiare le condizioni sociali e ambientali in cui molti Paesi si trovano a vivere, condizioni che spesso rimangono nascoste al resto del mondo.

Lungo il percorso il gruppo incontrerà dei Comitati locali, che organizzeranno incontri, conferenze, momenti di addestramento pratico alla nonviolenza.

La strategia utilizzata a sostegno di questa marcia simbolica è quella di creare reti e cooperazione tra le persone, sia lungo il percorso sia grazie alla risonanza mediatica, attraverso diversi canali, come l’arte, la musica, il teatro, i social network, la letteratura, il giornalismo e l’educazione.  

Grazie al sostegno del Direttore General dell’Ufficio delle Nazioni Unite di Ginevra, dell’ International Peace Bureau di Berlino,  dei Presidenti di Georgia e Armenia e dell’Istituto Pontificio del Vaticano, in alcune città che saranno attraversate durante il cammino sono in programma eventi internazionali:   

  • Tehran, Iran “Strategies for Global Peace Building with Nonviolence” (February, 2020)
  • Yerevan, Armenia “Nonviolence as a tool for political transformation”  (February, 2020)
  • Tbilisi, Georgia “Peace-Building in the Caucasus”  (March 8, 2020)
  • Sukhumi, Abkhazia  “Climate Change on the Black Sea Basin” (April 3, 2020)
  • Sochi, Russia “Sochi International Peace Conference” (April 27, 2020)
  • Sarajevo, BIH “Regional Peace and Global Challenges in the 21st Century” (July 1, 2020)
  • Assisi, Italy “World Religions as the Peacemakers of the 21st Century” (July 23, 2020)
  • Milan, Italy “The Role of Communities in Rural Development and Biodiversity” (September 7, 2020

Missione e valori

I testimoni cammineranno per mostrare alla società globale che la nonviolenza (ahimsa) può essere incredibilmente efficace e che la solidarietà fra esseri umani è una risorsa inesauribile, viva e preziosa.

Sul sito di Ekta Parishad sono elencati gli aspetti principali di questa iniziativa.

MISSIONE

  • Promuovere il messaggio di Gandhi: la nonviolenza come strategia per una trasformazione globale e come modo di vivere.
  • Promuovere le marce Jai Jagat come strumento per lavorare insieme alla trasformazione degli individui, delle istituzioni e delle società.
  • Riconoscere il sapere delle donne, dei giovani e dei poveri,  e assicurarsi che possano esprimersi come attori principali di questa Campagna.
  • Far crescere la consapevolezza che soluzioni locali contribuiscono a cambiamenti globali.

VALORI

  • Agire la pace per ottenere la pace. Come suggeriva Gandhi,  “Sii il cambiamento che vuoi vedere nel mondo”.
  • Condividere e prendersi cura.
  • Proporre piuttosto che opporre.
  • Rispettare gli ideali di cooperazione e inclusione e metterli al servizio del bene comune

Un invito a partecipare

Sul sito di Pressenza, un’Agenzia Stampa Internazionale che si preoccupa delle notizie,  iniziative, proposte che riguardano pace, nonviolenza, disarmo, diritti umani, lotta contro ogni forma di discriminazione, è disponibile un’intervista fatta a Jill Carr Harris, attivista per i diritti umani, lo sviluppo e le questioni ambientali, tra le organizzatrici della marcia. Ne riportiamo alcuni passi:

Chi, quando e soprattutto perché avete l’idea di questa Marcia Nonviolenta? Marcia Nonviolenta, il significato per voi?

La campagna Jai Jagat (Victory to All) […]  è nata dal lavoro svolto in India da un’organizzazione sociale, l’Ekta Parishad (Unity Forum) con i poveri senza terra. La difficoltà di mantenere la propria terra di fronte all’urbanizzazione e allo “sviluppo” era difficile. Ekta Parishad trovò che lo stesso accadeva in molti altri paesi. Le azioni locali e nazionali sono state condotte in India per molti anni, perché le comunità dipendenti dalle risorse stavano perdendo le proprie terre, i mezzi di sussistenza e costrette a migrare verso le città e gli slum. Queste condizioni sono state influenzate  anche dagli investimenti globali provenienti da banche e interessi commerciali internazionali. È quindi importante sollevare tali questioni a livello internazionale. Ekta Parishad voleva intraprendere un’azione internazionale in modo nonviolento, nello stesso modo in cui ci siamo esercitati in India. Si trattava di utilizzare il metodo gandhiano di satyagraha o lotta nonviolenta che introduce anche la componente del dialogo nonviolento. Ekta Parishad è stata incoraggiata ad affrontare questo problema con gruppi provenienti da molti luoghi diversi.

Jai Jagat 2020 – una Campagna per la pace globale – intende conseguire con questo lungo cammino di pace una ‘vittoria per tutti’, e invita organizzazioni, movimenti, associazioni a partecipare, contribuendo così a estendere una rete internazionale di  ‘attivisti per la pace’ che parte dal basso. Dal 2 ottobre 2019 al 25 settembre 2020:  abbiamo un anno intero per seguire il cammino di questa straordinaria padayatra, accompagnando i passi dei /delle testimoni con iniziative locali di formazione alla nonviolenza, convegni, produzioni artistiche… Entriamo nella rete, quindi, ed estendiamola!


[1] Dal movimento Bhoodan è nata l’ASSEFA India. Per info www.assefatorino.org.

Una replica a “Jai Jagat – Vittoria per tutti | Elena Camino”

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